L’ESTATE È DEDICATA AL RIPOSO TRANNE CHE PER I BRACCIANTI E AGRICOLTORI

DI NICOLA BORZI
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Nella cultura contadina, i mesi estivi erano quelli del lavoro instancabile. Ci s’alzava col primo sole e si faticava nei campi sino al buio. C’era da raccogliere, accumulare e preparare per l’inverno tutti i prodotti della terra. Collaboravano tutti, grandi e piccini, ciascuno col proprio ruolo, un anno dopo l’altro. Era l’inverno il tempo del riposo. Un ciclo che seguiva la disponibilita’ d’energia umana, vegetale e animale, a sua volta legata a quella del sole.
Oggi, con l’enorme disponibilita’ di energia svincolata dai ritmi naturali e a basso costo, il ciclo s’e’ invertito: autunno e inverno sono le stagioni più dedicate al lavoro, l’estate al riposo. Per tutti, tranne che per gli agricoltori e i braccianti. I quali sono pero’ ormai una minoranza molto ridotta della popolazione.
Ricordo il mese d’agosto dei miei 18 anni, che passai a raccogliere pomodori: un lavoro molto duro, chini sotto il sole dardeggiante, tra terra e insetti. Vi assicuro che per chi striscia tra i filari di pomodori, anche 100 metri sono una distanza immensa. Più pesante di quello c’e’ solo la raccolta dei meloni. Ma a sera, quando si finiva, tra i braccianti c’era una sorta di complicita’, la sensazione d’appartenenza a una piccola comunita’ unita dalla stessa fatica.
Vorrei che ce ne ricordassimo, quando passando sulle nostre auto vediamo i braccianti chini sotto il sole.