QUALI E DOVE SONO LE VERE RADICI DEL MALE DEL SEDICENTE “STATO ISLAMICO”?

DI MARISA CORAZZOL
(nostra corrispondente da Parigi)
Il 20 novembre 2015, qualche giorno dopo gli efferati attentati perpetrati a Parigi, il “New York Times” pubblicava un’intervista dello scrittore, giornalista Kamel Daoud, che, sul sedicente “Stato Islamico” e sul “Jihadismo” non ha usato mezzi termini per definirne la “genesi” oltre che l’insostenibile ipocrisia degli USA e dell’ UE che mai additeranno il loro “alleato” strategico – che sin dall’attentato alle Torri Gemelle di New York del 2001 – resta il nemico pubblico globale numero uno . Un “alleato” che, oltremodo, viene riverito e costantemente rifornito in armamentari di punta di fabbricazione USA ed Europea e che quella “Monarchia” wahabita utilizza liberamente anche contro lo Yemen dove non si contano più le vittime e dove centinaia di migliaia di vittime, fra cui innumerevoli bambini, periscono anche a causa del colera.
Un “alleato strategico”, l’Arabia Saudita, la quale Monarchia, successivamente al rifiuto del suo “Stato fratello”, il Qatar, di continuare a rendersi complice di stragi di innocenti in Siria, in Iraq e su tutto l’arco del Mediterraneo, insieme ai suoi “alleati” mediorentali (Israele e Turchia) ed occidentali (USA in primis), ne ha chiesto ed ottenuto l’imbargo.
Già, cosi funzionano le sedicenti “democrazie” in salsa “orwelliana” o, per meglio definirle, in salsa mafio-politica internazionale: “ci ripudi? allora sei fuori!” . Ed il Qatar, negli ultimi anni ha investito in modo massiccio anche in Italia, oltre che a livello globale attraverso il fondo sovrano QIA: negli ultimi mesi il fondo sovrano del Qatar ha rilevato il più grande produttore di polli in Turchia, e ha investito alcuni miliardi di dollari nella russa Rosneft e nella britannica National Grid. E’ anche una “Monarchia” molto sportiva, per esempio. Il “PSG” – la squadra di calcio parigina – è sua dal 2011.
Quella Monarchia del Golfo ha fatto spese perfino nello Stivale nel settore moda, in quello alimentare e nellʼalberghiero, ed è alle battute finali lʼoperazione per lʼacquisto della compagnia aerea Meridiana.
Il portafoglio del fondo del Qatar è però molto più ricco: le principali partecipazioni azionarie all’estero riguardano Volkswagen con il 17% (primo azionista con un valore di oltre 12 miliardi), il 9,75% di Rosneft (7 miliardi), e poi quote di quasi 5 miliardi di dollari nelle britanniche Glencore, 3 miliardi in Barclays e Royal Dutch Shell. La grande passione del fondo sovrano sono le banche, con quote anche in Credit Suisse e Deutsche nonostante le recenti delusioni in termini di performance dei titoli.
QIA detiene anche il 13% di Tiffany, per un valore di circa 1,3 miliardi di dollari, e quote di Harrods e Sainsbury’s. Lusso, moda e turismo sono tra i target più ricercati del Qatar ed è in questi comparti che il piccolo Stato del Golfo è attivo in Italia. L’interesse per l’Italia è in costante crescita come dimostra l’attesa per il via libera per l’acquisto della compagnia aerea Meridiana da parte di Qatar Airways e QIA. Società e immobili sono invece i preferito oltremanica: il fondo qatariota detiene quote nell’aeroporto di Heathtrow e il 20% di Iag, la holding che controlla British Airways e Iberia.
Fa capo al Qatar anche il progetto immobiliare Porta Nuova a Milano, e da dieci anni è qatariota la proprietà degli alberghi di lusso in Costa Smeralda costruiti dall’Aga Kahn e poi trasferiti alla Starwood. Nel settore alberghiero il fondo del Qatar possiede anche l’hotel Gallia a Milano e il Four Season a Firenze. Ma anche il Baglioni e l’Excelsior a Roma e alcuni palazzi di pregio nella capitale.
I rapporti tra Italia e Qatar sono decollati cinque anni fa con il governo Monti. L’emirato ha creato nel 2012 con Cdp Equity, una joint-venture chiamata Iq Made in Italy che come prima operazione è entrata con il 28% nel capitale di Inalca (gruppo Cremonini), 2 miliardi di fatturato nell’alimentare. E con progetti di sviluppo nel settore del turismo.
Nel settore moda il fondo d’investimento Mayhoola cinque anni fa ha acquistato la maison Valentino per 700 milioni di euro e più recentemente ha rilevato il marchio Pal Zilieri. L’investimento più recente nel Belpaese è però in Calabria, dove la famiglia Al Emadi è diventata azionista della NanoSilical Devices, uno spin off dell’Università della Calabria.
Infine, il capitolo calcio. Il paese ospiterà i mondiali nel 2022 dopo essere diventato proprietario del Paris Saint Germain. E per la manifestazione del 2022 partecipano ai lavori per le infrastrutture e non solo anche aziende italiane, come il gruppo Salini e la Rizzani De Eccher.
E, per quanto riguarda la Spagna, come riportava un articolo del “Sole 24ore” del 28 aprile 2014 : …”Passaggi di pacchetti azionari e acquisti di quote di capitale da parte di nuovi azionisti hanno interessato la struttura azionaria del Reit francese Société Foncière Lyonnaise (SFL) e della sua controllante la spagnola Colonial. Con una mossa a sorpresa il fondo sovrano del Qatar, Qatar Investment Authority (QIA), ha fatto il suo ingresso nella compagina azionaria del gruppo francese e ha quasi raddoppiato la quota detenuta nella società spagnola elevandola all’8,78% dal 3,78%.
Il fondo sovrano del Qatar diventa, in entrambi i gruppi immobiliari, il terzo azionista per quota di capitale detenuta. Ma andiamo con ordine e iniziamo dalla Spagna. Il gruppo Colonial sotto il peso di un elevato debito finanziario ha fatto ricorso e ha chiuso con successo in questi giorni una massiccia operazione di ricapitalizzazione per un ammontare di 1,266 miliardi oltre alla sottoscrizione dell’accordo per un prestito sindacato di 1,04 miliardi, risorse che saranno indirizzate al rifinanziamento del debito esistente pari a 2,1 miliardi.
In particolare, il pacchetto acquisito dal fondo sovrano del Qatar proviene per gran parte dalla quota dei titoli venduti da Goldman Sachs che ha ceduto il 5% del gruppo immobiliare spagnolo. La casa di investimento americana aveva rilevato nel 2010 il 15% del capitale in un’operazione di salvataggio condotta insieme a altre tre istituzioni finanziarie quando la società era controllata da Luis Portillo. L’investimento totale in Colonial da parte del fondo del Qatar dovrebbe ammontare a 25 milioni di cui 19 milioni relativi alla quota rilevata recentemente sulla base degli attuali prezzi di borsa. Il Qatar, attraverso diversi fondi, ha investito in diversi asset spagnoli, oltre al pacchetto in Iberdrola, in particolare a Barcellona ha acquisito l’Hotel Vela per 200 milioni, e l’Hotel Renaissence per 78 milioni, mentre la Qatar Airways è il principale sponsor del FC Barcelona. Tornando a Colonial l’aumento di capitale e i finanziamenti permetteranno al gruppo spagnolo di continuare a possedere il 58% del patrimonio immobiliare della francese Societé Foncière Lyonnaise con i suoi immobili nelle migliori zone di Parigi”…
E’ quindi ora di smetterla con il denominato “terrorismo islamico”, allorquando si tratta di una guerra senza quartieri fra poteri equidistanti in politiche interne ed internazionali di stretto interesse economico e geopolitico e che, a causa della “globalizzazione” voluta ed imposta dal “Nuovo Ordine Mondiale”, ha dato libertà di azione a vastissime organizzazioni criminali che sfruttano ad libitum il nichilismo, l’ignoranza e quindi il lavaggio di cervelli bacati di migliaia di ragazzi nati e cresciuti all’ombra della ricchezza europea e dell’Occidente a vario titolo, nelle loro grigie banlieux, per meglio imporre – attraverso l’oscurantismo religioso che di religioso non ha nulla oltre che il loro “Dio denaro” – il terrore come “soluzione finale”. Poveri piccoli diavoli al servizio di “Allah Akbar”alias “E’ grande il denaro”, soprattutto se guadagnato sul sangue di milioni di innocenti!… Ma che ne sanno quei poveri acefali che da una decina d’anni crescono in famiglie altresi “governate” da un terribile tribalismo pre-islamico che veste di nero, dalla testa ai piedi, le loro madri, zie, cugine e sorelle in nome di un “dioscuro” che il Corano ignora?
Non ne usciremo finché non avremo capito contro quale “mostro” ci battiamo e come e quali politiche socio-culturali attuare affinché venga scongiurato il cancro dell’ignoranza che, se di massa, colpisce soprattutto laddove una sedicente “religione” wahabita e salafita che ha come fondamento la “sharia” e il “jihad” fa strage dell’ educazione al rispetto della civiltà in tutte le sue declinazioni. Né ne usciremo finché non si smetterà di derubare l’intero Continente africano per poi lamentarci delle “invasioni” degli affamati dei secolari “cuori di tenebra”, bianchi , ricchi ed ora anche cinesi, altrettanto ricchi ed oltremodo nuovi colonizzatori di “Mamafrica”.
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Qui l’intervista a Kamel Daoud: