VALERIA FABRIZI: ” VI RACCONTO IL MIO WALTER CHIARI”

Lucio Giordano

DI LUCIO GIORDANO

La notte Walter mi chiedeva: “ Abbracciami, ti prego. Sento freddo”. E io lo stringevo forte a me, come una mamma, come  una sorella minore. Dandogli l’affetto che lui  non riusciva più a ricevere dagli altri”. Pudicamente, sommessamente, Valeria Fabrizi  mi fa questa confidenza nella sua casa romana,  piena di testimonianze dei  suoi  successi artistici. Negli anni 60, infatti, era una delle attrici più famose d’Italia. Lavorava con i più grandi attori cinematografici dell’epoca: da Ugo Tognazzi a Raimondo Vianello. Da Paolo Panelli a   Walter Chiari, appunto, uno dei comici più popolari del cinema e della tv del Nostro paese. Che la  Fabrizi e suo marito Tata Giacobetti, uno dei componenti del celebre quartetto Cetra, avevano ospitato per anni  in casa. Per dargli affetto,  per farlo sentire meno solo. E anche dopo la morte  del marito, avvenuta nell’88, Valeria aveva continuato a prendersi cura di “quell’amico meraviglioso, che conoscevo da sempre”.

Tra loro c’era un filo che non si era mai spezzato.  Per oltre 50 anni. Erano rimasti  amici per la pelle,  Chiari e la Fabrizi.  Anche  qualcosa di più. “ Una volta dopo una litigata, ricorda Valeria, tornata in auge con  Che Dio ci aiuti,  la fiction  nella quale veste i panni di suor Costanza , la badessa del convento. lui mi guardò con i suoi occhi piccoli e vivaci ed esclamò con un sorriso : sembriamo proprio marito e moglie, tu ed io. Discutiamo proprio come una coppia che sta insieme da anni”.

    In fondo, non perdendosi di vista, amandosi da amici, è come se ci fossero andati vicini, al matrimonio. Poi la Fabrizi aveva scelto di sposare Tata Giacobetti: “ Lui mi dava sicurezza. Era un uomo solido, affidabile. Mi sono innamorata di tata con la testa. E di walter con il cuore”. Già, perché tra Chiari e la Fabrizi una storia d’amore c’era stata in passato. Due anni intensi alla fine degli anni 50. Una passione che si era lentamente trasformata in amicizia: “ Si, conferma Valeria che ha 73 anni e vive con spensieratezza la propria età. Siamo stati insieme, lui ed io. Del resto era quasi  inevitabile. Ci conoscevamo dall’infanzia. A Verona, dove sono nata, le nostre famiglie vivevano nello stesso palazzo. E io, ancora bambina, ero innamorata di quel ragazzone, alto, bello, che faceva impazzire  tutte le donne dell’epoca e aveva quattordici anni più di me. Ma ero troppo piccola per pensare di potermi fidanzare con il mio principe azzurro, come chiamavo Walter. E poi con il tempo l’avevo anche  perso di vista  . Si era  trasferito a Milano, mentre io, che intanto  ero diventata orfana di  mio papà dentista, morto durante la guerra,  continuavo a vivere a Verona  con i nonni materni. Mentre mamma cercava da sola  fortuna nel commercio  a Caracas, la capitale del Venezuela. Nonna ed io avremmo dovuto raggiungerla, andare a vivere con lei in sud america. Per sempre. Avevamo già preparato i documenti per l’espatrio, subito dopo la guerra. Ma pochi giorni   prima della nostra partenza , lei decise di tornare in Italia. E ci trasferimmo tutti insieme  a Bologna. Eravamo poveri ma sereni, in quegli anni . Io aiutavo in famiglia lavorando come sarta, come parrucchiera. Mamma nel frattempo  si era  fidanzata con il segretario di un  noto artista dell’epoca, xavier cougat. Aveva tante amicizie nello spettacolo. E proprio grazie alle sue amicizie  entrai  a far parte del mondo dei fotoromanzi. Perché da giovane  ero piccolina ma  molto, molto bellina. Tutte le forme al posto giusto. E cosi cominciai a sognare la recitazione”.

     Bella, simpatica, esuberante. A 20 anni, nel 1958, Valeria Fabrizi partecipa al concorso di Miss Universo. “ Era una delle prime edizioni e io rappresentavo l’Italia nella finale di Long Beach, in California. Arrivai tra le prime sei ma per qualche minuto assaporai  anche la gioia della vittoria”. Cosa era capitato? Domando. Valeria ride: “ Il presidente della giuria aveva sbagliato a farmi sedere e mi aveva messo sulla poltrona riservata alla miss vincitrice. Per alcuni secondi  venni sommersa dall’abbraccio delle altre concorrenti. Non stavo più nella pelle. Poi chiarirono l’equivoco e la fascia di miss Universo venne assegnata ad una bellissima ragazza peruviana”. Intanto, dopo i fotoromanzi Valeria inizia la carriera di attrice di cinema e di teatro, al fianco di ugo Tognazzi o interpretando le commedie di Garinei e giovannini. Lavora spesso anche  con Walter Chiari, che nel frattempo aveva ritrovato. E in quell’occasione scocca la scintilla. ” Era una storia d’amore intensa, la nostra, ricorda la Fabrizi. Ma non l’avevamo ufficializzata, nonostante fossimo entrambi liberi sentimentalmente. Ero stata io a volerlo. Walter era un uomo straordinario, colto, intelligente, generoso. Ma aveva un grande difetto: era sensibile, molto sensibile al fascino femminile. Si lasciava sedurre con molta facilità dalle altre. E io non me la sentivo di impegnare la mia vita con un farfallone. Anche se di lui ero innamorata da sempre. Due anni dopo insomma decidemmo che era il caso di lasciarci e continuare il nostro rapporto in amicizia”.

Un’amicizia, dunque. Anche se quando Valeria si mise con Tata Giacobetti, Walter non la prese affatto bene. ” Stavo vivendo un periodo molto intenso della mia vita, ricorda Valeria con un sorriso. Ero molto corteggiata dagli uomini. Alla fine di ogni serata teatrale mi arrivavano in camerino fasci di rose da ammiratori che venivano a prendermi con delle fuoriserie. Ma quando iniziai a lavorare con Tata le cose cambiarono. Lui si era subito invaghito. Mi faceva una corte serrata. Ma all’inizio non  mi stava granchè simpatico. Con il tempo però il mio futuro marito mostrò il suo lato migliore. Mi colpi soprattutto un suo comportamento. Raro in quel mio periodo fatto  di corteggiatori senza ritegno. Eravamo in tournèe al nord Italia e in una cittadina , non ricordo quale , tutti gli alberghi erano pieni. Alla fine ne trovammo uno, ma era libera una sola stanza a due letti. Non avevamo scelta e ci mettemmo a dormire insieme. Tata ed io nella stessa camera. Ero preoccupata per ciò che sarebbe potuto accadere. e invece il mio futuro marito non mi sfiorò nemmeno con un dito. Apprezzai molto quel gesto. E quando qualche settimana dopo lui  si dichiarò, cedetti. Avevo circa venticinque anni, desideravo una famiglia, dei figli. E Tata era un uomo attento, generoso, molto corteggiato. Eravamo gelosi l’uno dell’altra. E i primi tempi, per farmi innamorare ancora di più, usò una tecnica di seduzione efficace: usciva con altre donne per farmi venire il sangue agli occhi. Fu bravissimo. Ormai ero sua e quando mi chiese di sposarlo non esitai un istante e gli dissi si”. “E walter ,le domando, come prese la notizia del suo matrimonio?”Malissimo. Qualche giorno prima delle nozze mi fece un regalo, lo incartò distrattamente in una carta di giornale e, dandomelo, esclamò con occhi tristi: “Valeria, ma sei sicura di questo passo? Non ti ci vedo proprio con la fede al dito, anche se conosco da anni Tata e lo stimo come uomo e come artista”.

A sguardi più attenti, una dichiarazione d’amore in piena regola. Ma ormai i giochi erano fatti. La vita della Fabrizi sarebbe stata al fianco di Giacobetti. Nel 66 nasce Giorgia, la loro prima figlia. Nel 69 Alberto , il secondo figlio della coppia, che morirà  un mese dopo la nascita. “Ho sofferto tanto per la sua scomparsa, sibila Valeria. Ho superato quel momento dedicandomi  completamente a mia figlia, ed è per stare con lei che ho diradato i miei impegni con il mondo dello spettacolo. Solo quando Giorgia è cresciuta  ho ripreso a lavorare. Per qualche giorno al mese la lasciavo con i nonni. Non di più perché in fondo mi sentivo  realizzata ugualmente . Ero madre , moglie soddisfatta. Del resto  non sono mai stata ambiziosa. E a conti fatti non ho mai avuto rimpianti per le occasioni perse sul lavoro. Che non ho mai rincorso. Se arrivava accettavo le proposte, altrimenti ero felice di essere semplicemente  la signora Giacobetti”.

    E l’amicizia con Walter Chiari, domando. E’ continuata anche dopo il suo matrimonio? ” Si, Non ci siamo mai persi di vista, ricorda la Fabrizi. E divenne ancora più intensa alla  metà degli anni 80 . Un giorno incontrai  Walter davanti ad un albergo romano, a pochi metri da casa mia. Erano settimane che non ci vedevamo. Gli chiesi come stesse. “Bene , bene, rispose. Adesso vivo li. Ed indicò distrattamente l’hotel alle sue spalle. Mi fa compagnia il mio coniglio bianco”. Ma il suo tono era mesto. Amaro. Ci salutammo e tornai a casa con il cuore in tumulto. Ne parlai a Tata. ‘ Non ti preoccupare, mi rispose. Sistemo io la questione”. Il giorno dopo andò in albergo da walter, bussò alla sua porta ed esclamò: ‘ Prepara le valige. Da stanotte dormirai in casa nostra”. Gli mettemmo a disposizione la mansarda. Cenavamo insieme, uscivamo insieme. Walter faceva ormai parte della nostra famiglia. Ma quella nostra decisione scatenò i pettegolezzi. Arrivarono a insinuare che tra noi ci fosse  un triangolo sentimentale. Balle. Tata era mio marito e per nessuna ragione al mondo lo avrei tradito. Lui lo sapeva e per questo trattava Chiari come un fratello bisognoso d’affetto e di cure. Litigavamo anche per quel suo odioso vizietto: la cocaina, della quale Walter  non riusciva a liberarsi”.

Poi nell’88, Tata ebbe un ictus cerebrale, rimase in coma irreversibile per diversi giorni, fino a quando morì. “ Walter fu eccezionale in quella circostanza, racconta la Fabrizi abbassando la voce. Si occupò con amore di me e di mia figlia Giorgia. che adorava. Cercò di tirarci su di morale con la sua simpatia, la sua allegria che di tanto in tanto riaffiorava. Intatta, meravigliosa”. Chiedo a Valeria se Chiari continuò a vivere con loro. “ si. Casa nostra era ormai anche casa sua. Spesso si chiudeva in se stesso. Soffriva per il fatto che il mondo dello spettacolo lo avesse dimenticato, lui che era stato uno dei più grandi. L’ambiente non gli perdonava il matrimonio con la cocaina. E nemmeno io. Quante liti, quante riappacificazioni , per questo. Spesso ,durante la  notte bussava alla porta della mia stanza e mi chiedeva se potevamo dormire insieme. Lui si accucciava  al mio fianco . Io lo abbracciavo e  gli carezzavo la testa”. Gli occhi di Valeria si inumidiscono. All’improvviso scoppia in lacrime. “ Mi scusi , ma il ricordo di Walter è ancora vivo dentro di me. E quando il 21 dicembre del 91 mi arrivò la notizia della sua morte stetti malissimo, Non volevo soffrire ancora. Tre anni prima  avevo perso  l’altro grande uomo che aveva riempito la mia vita: Tata. Perdere anche il mio principe azzurro non riuscivo proprio  ad accettarlo”.