GIULIO REGENI E LA RAGION DI STATO

DI ENNIO REMONDINO

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Ritorno dell’ambasciatore italiano in Egitto, nonostante le fandonie irricevibili sulla morte di Giulio. Quanto sarà mai credibile ogni altra verità che ci verrà proposta? Le ragioni del nostro riavvicinamento ad al-Sisi, secondo l’Espresso. Per la verità sulla tortura e morte di Regeni, ci vorrà ben altro.
La premessa è doverosa, «Siamo l’Italia, il Paese che negli ultimi cinquant’anni non ha chiarito nessuno dei propri misteri di Stato. Abbiamo seminato dubbi e congetture, riempito 
libri di depistaggi, da Moro a Pasolini, insomma siamo i campioni del bluff».
Severo il direttore de l’Espresso Tommaso Cerno, e lapidaria la copertina di Giuseppe Fadda che l’accompagna. Sintesi critica.
Uno: abbiamo ristabilito piene relazioni diplomatiche con l’Egitto, che cercò di fregarci raccontandoci una fandonia dietro l’altra sulla morte 
di Giulio Regeni, fandonie così strampalate da risultare irricevibile perfino per il Paese 
degli omissis nei processi di Stato.
In più con l’Egitto abbiamo il nostro di segreto di Stato su Abu Omar, sequestrato Cia.
Due: o idealisti o fessi, perché la Farnesina ha sempre voluto che l’ambasciatore tornasse al Cairo.
L’Espresso azzarda una scommessa: «Noi, con il nostro passato, e loro con il comportamento tenuto fin qui, possiamo credere d’ora in avanti che qualsiasi cosa emerga, come ne emergono ogni giorno, sia la verità?». Palazzo Chigi dice di sì, e noi diciamo ‘speriamo’ senza però crederci.
Come è cambiata la politica del governo nei confronti dell’Egitto e la riapertura del dialogo diplomatico con Al-Sisi con il ritorno dell’ambasciatore italiano al Cairo.
https://www.remocontro.it/…/20/caso-regeni-la-verita-teatro/