GIOVANNI CASO: DAL PAESE DEL SOLE AD UN POSTO AL SOLE

DI ANNA LISA MINUTILLO
A volte si “inciampa” in incontri che si rivelano delle vere e proprie sorprese, chissà forse perché siamo abituati a vedere gli attori come presenze defilate, che incutono soggezione e ci fanno sentire piccoli, forse perché loro possono interpretare differenti personaggi e diventa complicato capire chi siano loro generalmente, cosa alberghi dentro quelle belle figure curate e spesso anche patinate che appaiono su riviste che allontanano la loro figura da chi legge .
Con Giovanni Caso non è andata così, persona di enorme semplicità e disponibilità, attento ascoltatore ma anche abile raccontatore , una persona che non trasmette affatto diffidenza o chiusura ma che raccontando di se e della sua vita trasmette tutto l’amore per la sua professione.
Figura elegantemente semplice e concreta, dall’aspetto tenebroso ma dal sorriso che illumina ciò che lo circonda trasportando chi lo ascolta tra le pieghe della sua anima.
Nasce così il mio incontro con lui, tra una domanda ed un passo indietro per ripercorrere i momenti salienti della sua vita, oltre che della sua carriera artistica.
. Dove sei nato e quando?
Sono nato a Torre Annunziata il 13 Giugno del 1969
. Come è avvenuto il tuo avvicinamento al mondo della recitazione?
Dopo aver studiato per ottenere il diploma di ragioneria il resto della mia vita si è svolta nell’ambiente artistico soprattutto in quello del teatro.
Il mio primo maestro e’ stato mio padre Antonio Caso , che essendo un attore durante la guerra si è dedicato all’ avanspettacolo ed alla commedia dell’arte, per regalare un sorriso a chi lo seguiva . E’ stato lui a trasmettermi questa passione .
Nel 1988 ha fondato una compagnia teatrale a Torre Annunziata di cui io faccio parte, mettendo in scena tantissime commedie dei classici, Eduardo, Scarpetta e tanti altri.
Anni di recitazione ed impegno mi hanno portato ad arrivare al professionismo anche se nella vita reale sono un impiegato per metà giornata, il resto del tempo lo dedico al teatro
L’unico mio rammarico è quello che mio padre non è riuscito a vivere i miei progressi .
. Ora interpreti il ruolo del Dottor Sarti in “un posto al sole”, ma immagino che vi sia stato un duro lavoro di formazione e di crescita prima di giungere a questo?
Si, prima di arrivare al posto al sole c’è stato tantissimo teatro, che tutt’ ora faccio ( non ne posso fare a meno) e credo che per un attore sia il massimo della formazione, successivamente ho preso parte a numerosi
cortometraggi, e vi sono stati anche passaggi in televisione fino ad approdare ai” Bastardi di Pizzo Falcone” dove conobbi Miriam Candurro, una delle protagoniste della soap, che mi invitò a fare un provino in rai.
Mi ci sono recato con molta serenità anche perché mai avrei pensato che avrebbero scelto me.
Ed invece con mio stupore subito dopo il provino, mi comunicarono che sarei stato perfetto per interpretare il ruolo del dottor Sarti nella soap.
. Hai avuto difficoltà oggettive da superare per intraprendere questa strada?
Difficoltà oggettive non ne ho mai avute, anche perché  e’ iniziato tutto per gioco un gioco che si sta protraendo anche adesso Non sono una persona che fa le cose per avidità , anzi preferisco non prendermi troppo sul serio e forse proprio questo mio modo di essere mi sta aiutando a mantenere il giusto equilibrio tra il mio lavoro, la mia passione per il teatro e la mia vita quotidiana.
. Cosa rappresenta la recitazione per te?
La recitazione per me rappresenta la possibilità di poter uscire fuori dai canoni della vita, dallo stress e dai problemi. Recitando mi spoglio dagli abiti quotidiani e indosso il vestito del personaggio che devo interpretare dando sfogo alla parte migliore di me per divertirmi e per far divertire il pubblico. Per me non esiste magia più forte di questa , ed è questa alchimia a dare sprono ed a mettere in moto questo scambio prezioso tra gli spettatori e l’attore.
Come ha influenzato la tua vita la recitazione?
Credo abbia influenzato in maniera positiva la mia vita, anche perché io provengo da un quartiere molto a rischio sociale e questo soprattutto negli anni 80/90. Il teatro è stato per me un’ancora di salvataggio che mi ha permesso di uscire a testa alta da brutte strade che in quegli anni molti ragazzi hanno intrapreso .
Cosa ti senti di consigliare ai giovani che vogliono avvicinarsi al teatro?
Ai ragazzi consiglierei di non perdere l ‘ opportunità di fare teatro, lo si può fare in parrocchia nei piccoli centri sociali, come attività parascolastica , ma li esorto a provare la sensazione e la magia di essere attore , scegliendo sempre e comunque la strada giusta da seguire. Anche le numerose scuole di teatro presenti nel nostro paese , le accademie funzionano benissimo, ovviamente un po’ di fortuna non deve mancare, così come non deve mancare la volontà di provare e di restare sempre umili.
Cosa ti hanno lasciato gli incontri con le persone dello spettacolo che hai frequentato?
Ho conosciuto molte persone dello spettacolo note e meno note, entrambe mi hanno dato forza , la carica, e tanti strumenti di conoscenza utili da usare nel mio lavoro . Indubbiamente però è stato mio padre la persona che ha creduto maggiormente in me e nelle mie capacità , spronandomi a migliorare sempre ed a non abbandonare questo lavoro.
La tua vita è cambiata ?
La mia vita non è mai cambiata, sono sempre Giovanni Caso, non mi reputo un attore noto , anche se qualche persona che mi riconosce, incontrandomi per strada mi chiama : “Dottor Sarti” che è il nome del personaggio che interpreto.
Posso dirti che alla fine è cambiato solo il nome , ma non nella realtà.
Cosa ti piacerebbe comunicare ai lettori?
Vorrei che le persone sapessero che  l’ attore o gli attori, devono sempre ringraziare il proprio pubblico, perché  è grazie a loro che si concretizza l’amore per il lavoro, attraverso i loro riscontri o le loro critiche costruttive si ha la possibilità di migliorarsi e offrire sempre delle interpretazioni migliori. La chiave del nostro successo sono loro .
L’attore deve essere uno di noi , non un divo inavvicinabile per me e questo chi fa teatro mettendoci il cuore non può dimenticarlo oppure far finta di non saperlo.
Quanto è diventato tuo il personaggio che interpreti?
Il personaggio che interpreto ho cercato di farlo subito mio, conoscendo le difficoltà, le amarezze ed i sorrisi che si celano dietro ad un camice bianco, ( avendo in famiglia una persona che svolge questa professione) e quindi ho cercato di dare un classico tono di professionalità ad un medico (con la speranza di esserci riuscito).
Ci sono persone che vorresti ringraziare?
Devo ringraziare soprattutto mio padre, la mia famiglia che poi è la mia primissima fan e poi a tutte le persone che ho conosciuto durante il mio percorso artistico, ognuna a modo suo mi ha donato qualcosa che ho fatto mio e che non dimentico.
Quale professione avresti svolto se non fossi diventato attore?
Molto probabilmente proprio il dottore o l’avvocato ma il teatro ha avuto la meglio!
Qual è il premio più importante che hai ricevuto:?
Gli applausi che il pubblico mi ha donato fino ad ora e il contatto che cercano con me avvicinandomi a fine spettacolo, facendo proseguire quell’abbraccio che si prolunga tra il palcoscenico e la realtà.
Abbiamo quasi terminato Giovanni Caso , solo un’ultima domanda se me la concedi, Giovanni sorride e la scena si illumina, “ Cosa vuoi fare da grande”?
Da grande : voglio continuare a fare l ‘attore anche se non diventerò famoso.
Termina così il mio incontro con Giovanni Caso, persona semplice, diretta, disponibile , che vive e continua a vivere la sua passione regalando a chi lo segue emozioni, emozionandosi lui per primo.
Una chiacchierata nata per caso che mi ha dato la conferma di ciò che appare attraverso i suoi occhi che trasmettono effettivamente ciò che è.
Auguri Giovanni per ciò che farai e grazie per il tuo tempo che per qualche minuto è stato anche il mio.