GAD LERNER LASCIA IL PD

DI MONICA TRIGLIA
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Ma ciò su cui bisogna soffermarsi, invece, sono le sue argomentazioni, che bene descrivono quello a cui assistiamo in questi tempi. Lerner le spiega in un articolo su Nigrizia che vale la davvero pena di leggere.
Dove Lerner dice, tra l’altro: «Metto in fila l’operato degli ultimi tre anni.
La revoca dell’operazione Mare Nostrum con la motivazione che costava troppo e con limitazione del raggio d’azione della nostra Marina Militare.
La mancata abrogazione del reato di immigrazione clandestina, per ragioni di opportunità.
La soppressione, solo per i richiedenti asilo, del diritto a ricorrere in appello contro un giudizio sfavorevole.
La promessa non mantenuta sullo ius soli  temperato.
E, infine, la promulgazione di questa inedita oscena fattispecie che è il “reato umanitario” mirato contro le organizzazioni non governative».

E’ tutto vero. Tutto.

E poi: «Dietro a questa sequenza si riconosce un vero e proprio disarmo culturale. Vittimismo. Scaricabarile.

Caricature grossolane della complessa realtà africana con cui siamo chiamati a misurarci.

Il tutto contraddistinto da una impressionante subalternità psicologica alle dicerie sparse dalla destra».
E se responsabili ci sono, tra questi anche i media hanno colpe gravi.
«La falsa emergenza che descriveva la penisola italiana invasa da orde incontenibili di migranti, smentita dalle cifre ma alimentata dai giornaloni che si trincerano dietro alla scusa del “percepito”, e così manipolano la realtà, si rivela per quello che è: non una “emergenza migranti”, ma una “emergenza elezioni”.
Se i giornaloni e le televisioni fanno da megafono a chi sproloquia di invasione, e gli italiani si sentono invasi, ahimè in automatico i politici di ogni ordine e grado innescano il refrain “stop all’invasione”».
Il pezzo con cui Gad Lerner dice addio al Pd è accompagnato da un commento della direzione di Nigrizia.
Che punta il dito sul problema della politica di oggi: «Invece di governare i fenomeni di questa epoca (come le migrazioni) prende la scorciatoia di sforbiciare i diritti e di raccontare all’opinione pubblica che va bene così.
È un tragitto pericoloso e inconcludente perché rifiuta di fare i conti in profondità con la realtà politico-economica dell’Africa e del Mediterraneo».
Come ammoniva Tiziano Terzani:
«Sul palcoscenico del mondo noi occidentali siamo insieme i soli protagonisti e i soli spettatori, e così, attraverso le nostre televisioni e i nostri giornali, non ascoltiamo che le nostre ragioni, non proviamo che il nostro dolore».