PAPA FRANCESCO SBUGIARDA COMUNIONE E LIBERAZIONE SULLA CITTADINANZA

DI CORRADO GIUSTINIANI
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La notizia più divertente degli ultimi giorni? Papa Francesco che sbugiarda Comunione e liberazione sulla cittadinanza. L’organizzazione  dei cattolici conservatori aveva appena fatto sapere che questa non è una priorità, ed ecco che Repubblica.it diffonde le anticipazioni del discorso che il papa farà in occasione della giornata del rifugiato del prossimo gennaio, tutto a favore dello “ius soli” e dello “ius culturae”.
Più divertente ancora l’intervista con Giorgio Vittadini, eminenza grigia di Cl, che il Corriere della Sera ha pubblicato il 17 agosto, alla vigilia del Meeting di Rimini. Domanda del giornalista: Bisogna spingere per lo “ius soli”? Risposta: “La priorità è il lavoro”. Che è come dire: “Le piacciono le fragole?” “No, sono presbite”. E poi il Vittadini proseguiva dicendo che “la badante moldava che ha accompagnato i miei genitori ha pensato più al lavoro e al mutuo che alla cittadinanza”. Ci saremmo aspettati dal collega intervistatore una educata replica del tipo: mi scusi professore, ma guardi che la riforma della legge sulla cittadinanza interessa i minori, non gli adulti. Non l’ha fatta forse perché era convinto che i Vittadini come badante avessero assunto una preadolescente.
Certo che ne passano di cose strane, sul primo giornale italiano, e quello che passa viene spesso rilanciato dalle tv pubbliche come fosse il vangelo. A giugno l’ex city manager di Milano Stefano Parisi, intervistato chissà perché come grande esperto di immigrazione, aveva dichiarato, senza che l’intervistatrice osasse una minima obiezione, che se passa la riforma della cittadinanza per i minori, varata due anni fa dalla Camera e tuttora ferma al Senato, “l’Italia diventerà la più grande sala parto del Mediterraneo”. Ma quella riforma, per ora mancata, prevede che sia italiano il bimbo nato da genitori stranieri di cui almeno uno abbia il permesso di soggiorno permanente, che si può chiedere solo dopo cinque anni di residenza e di lavoro regolare, non da migranti appena sbarcati. E vabbé, nun stamo a guardà il capello.