SVENTOLA LA BANDIERA FASCISTA SUL SAGRO

DI PIER VITTORIO BUFFA
https://alganews.wordpress.com/
Un paio di anni fa, davanti a un migliaio di studenti, l’attrice Pamela Villoresi interpretò le storie dei sopravvissuti alle stragi nazifasciste. Storie terribili di settant’anni prima. Storie di sangue, dolore e sofferenze che a quei ragazzi sembravano venire dal più profondo passato. Ma seguirono in silenzio, con grande attenzione .Alla fine uno di loro si alzò in piedi e chiese all’attrice: «Mi scusi, ma che senso ha ricordare queste cose accadute così tanto tempo fa? Non sono storie vecchie, da mettersi dietro le spalle? Parlarne non è una perdita di tempo?». Pamela Villoresi rispose nel modo più semplice e diretto. «Vedi, se tra tutti noi che siamo qui, e siamo mille, anche uno solo, dopo aver sentito queste storie tornerà a casa deciso a non dimenticare e a fare tutto quello che può perché simili cose non accadano mai più queste ore non saranno state ore sprecate». I mille studenti approvarono con un applauso prolungato.
Un applauso che mi è tornato immediatamente alla mente guardando la fotografia dell’uomo che fa sventolare la bandiera della Repubblica sociale italiana dalla vetta del Sagro (si chiama Manfredo Bianchi e del suo orrendo gesto ha dato notizia Il Tirreno di martedì 22 agosto). Perché quel giorno la Villoresi interpretò anche Lauretta Federici che racconta di quando lei, bambina, vide a Vinca i nazisti lanciare in aria una neonata e ucciderla a fucilate. A Vinca, proprio sotto quella bandiera fascista, nell’agosto di 73 anni fa, vennero uccisi quasi in 200 tra donne, bambini e anziani. Una donna venne impalata e a un’altra, con una baionetta, incisero il nome sul petto… E non furono solo le SS del battaglione comandato da Walter Reder a commettere atti così abominevoli. Con loro c’erano cento fascisti delle brigate nere di Carrara saliti fino a Vinca dietro la stessa bandiera che Bianchi ha fatto sventolare sul Sagro. Nel nome di quella bandiera uccisero, massacrarono, distrussero. Dopo la guerra vennero processati in 64 per “strage continuata”, dieci di loro vennero condannati all’ergastolo. Anche Reder ebbe l’ergastolo per la strage di Vinca. E dopo decenni anche 9 uomini del suo battaglione sono stati condannati alla stessa pena.
Quindi ci sono i testimoni, ci sono i processi, ci sono le sentenze. I fatti sono chiari e limpidi nella loro terribile crudezza. I giovani devono sapere e non dimenticare. Tutti noi dobbiamo sapere e non dimenticare. Perché sapere e non dimenticare vuol dire non liquidare gesti come quelli del professore di Carrara (sì, Bianchi insegna nella stessa città da cui partirono i fascisti) con un’alzata di spalle. Le alzate di spalle e l’indifferenza sono capaci di generare mostri che fanno della storia un’unica grande polpetta, che mistificano la realtà, che cancellano la verità.
Allora, perché sia chiaro, ripetiamolo ancora una volta. La bandiera sventolata da Bianchi ha risalito l’Italia a fianco di quella delle SS. Anche in suo nome, in nemmeno due anni, sono state uccise 23.669 persone. Non uomini in armi ma civili inermi, bambini, donne, vecchi…
Sventolarla e sentirla propria vuol dire difendere chi ha compiuto quei crimini, approvarne l’operato, esserne complici. Far finta di niente, voltarsi dall’altra parte, lasciare che uomini come Bianchi insegnino qualcosa a qualcuno è un po’ la stessa cosa, è un atto di complicità.
http://iltirreno.gelocal.it/regione/toscana/2017/08/23/news/chi-lo-difende-e-suo-complice-1.15763256?ref=fbftili