TOTO’ SCHILLACI: ” HO RINUNCIATO AD ALLENARE PER GODERMI LA VITA”.

DI FRANCESCA CAPIZZI

“ Noi abbiamo un giocatore che’, sa spirugghia mugghi di Pelè : Toto…Totò Schillaci”.  Lo incoronavano il “Re del calcio”,  a suon di canzoni, in tutti gli stadi nei quali Totò metteva   piede. E che piede!  Amato da tutti,  in primis dai siciliani, ha fatto sognare grandi e piccoli, a Italia 90, nel mondiale  delle notti magiche. Impossibile dimenticare  i suoi “Gol” , i suoi tiri, da “super eroe”, in quelle serate. Ho incontrato Totò Schillaci, la settimana scorsa, a Palermo, la sua città. E’ in gran forma: “Merito dei miei capelli, sorride. Ne avevo pochi e ci tenevo ad una folta capigliatura. Cosi’ mi sono fatto il trapianto. Cosa c’è di strano? Le donne si rifanno il seno o altro, io i capelli. Ci tengo a mantenermi  giovane, ci sono colleghi che negli anni si sono lasciati andare, io voglio dare sempre il meglio di me.

Parliamo del presente.

Da un po’ di anni gestisco   questo centro sportivo. L’ho fatto per dare ai ragazzi le possibilità che io 35 anni fa non ho avuto. Vengo da una famiglia non ricca, quindi nella mia infanzia lavoravo e giocavo a pallone. Giocavamo anche per strada ed  era una vera  e propria  lotta,  soprattutto la domenica tra amici. Sai,  ci giocavamo anche 5 mila lire: a quei tempi erano soldi,intanto  lavoravo per mantenermi. Ma il mio “pallino” era il pallone e ho avuto la fortuna di crescere “mentalmente”, senza essere  condizionato dagli altri, pur vivendo in un quartiere non facile.

Ecco, appunto Salvatore : Un quartiere non facile.

Si il Cep era un quartiere “particolare”. Però fortunatamente, da ragazzo sono sempre stato  vivace, ma con la testa a posto.  

La tua carriera: Messina e poi il salto alla Juventus.Il sogno di tutti i calciatori.

Certo,  è il sogno  di tutti. Da piccolo ero tifoso della Juve, indossarne  la maglia è stato qualcosa di eccezionale. La Juventus è la squadra più amata, per me è stata una piacevole sorpresa. Poi ho avuto delle  soddisfazioni indescrivibili, come stare a contatto con gli Agnelli.

Con la Juve, il momento più importante della tua carriera. Cosa ricordi?

 Il mio primo anno con i bianconeri i tifosi si aspettavano nomi importanti, ma  io e Casiraghi abbiamo fatto un bel campionato. Una stagione brillante.  Mi ritrovai cosi in nazionale: da neo acquisto a titolare  a Italia 90.    Dopo qualche anno sono passato all’Inter, un’altra grande squadra.  Avevo cominciato bene, ma poi ho avuto parecchi infortuni che non mi hanno permesso di rendere come volevo. Cosi mi sono trasferito in Giappone, allo Jubilo.

E hai imparato il giapponese?

No, parlarlo era impossibile,  avevo l’interprete. Scegliere di andare in Giappone, è stata una sfida: avevo trent’anni e anche la consapevolezza che sarei uscito dal calcio che “conta”. Ma lì mi sono trovato benissimo, i giapponesi sono dei veri “Signori” , ho vinto campionati, la classifica dei cannonieri,   l’unica cosa pesante era giocare tre volte  a settimana. Dopo quattro anni ho lasciato e sono ritornato nella mia Palermo, chiudendo  la  carriera.

Dopo il ritorno in Sicilia, sono stati anni facili o difficili?

Mah, ti dirò, ho ristrutturato il centro sportivo, che attualmente dirigo, e per me è molto importante. Sto bene cosi. Oggi   è uno dei migliori centri in circolazione. Lo gestisco per hobby e non è facile, perché non è più come una volta. I ragazzi non fanno sacrifici, oggi c’è internet, facebook, la mamma che ti porta il borsone fino in campo, è cambiato un po’ tutto il sistema.

E tu che padre sei?

Sono un fratello e non un padre. Ho tre figli, Mattia, di 22 anni e Jessica di 24 anni, dalla mia prima moglie. Nicole, 13 anni dalla mia ex compagna. Oggi mi sono sposato con una donna stupenda di trentasette anni, con la quale condivido tutto. L’unico rammarico che ho è di non essere stato tanto presente come padre, per via di questo lavoro che ti porta in giro per il mondo. Adesso però, Mattia gestisce una scuola calcio a Sambuca di Sicilia, Jessica è a Milano e Nicole in Svizzera.  Proprio per stare con la mia famiglia, ho deciso di non fare  l’allenatore, perché voglio godermi la vita. Preferisco fare  l’attore , il testimonial di eventi, o andare  a “Quelli che il calcio”  piuttosto che stressarmi su una panchina di calcio.

Tu hai 48 anni, giochi ancora?

Qualche partitella tra amici ogni tanto la faccio. Ci incontriamo tra vecchi amici,   anche per le partite di beneficenza, come per esempio con Tacconi. Insieme ricordiamo i vecchi tempi. E siamo tutti invecchiati. C’è chi ha i capelli bianchi, chi ha qualche chilo in più.

Ti posso dire una cosa: sei più bello di prima. Come mai?

Non scherzare. Io credo di essere sempre stato un “Tipo”, che può  piacere o meno.  Ma credo che la vera mia bellezza sia stata sempre l’umiltà, quella che è entrata nei cuori della gente.

Cosa vuoi dire ai giovani che oggi si “Affacciano” nel  mondo del calcio?

Il calcio è un mestiere importante, ma dovete essere consapevoli che potreste rimanere delusi. Quindi giocate  con spensieratezza, divertitevi, impegnatevi, seguite i consigli dei tecnici e quello che accadrà “sarà”. Ma non abbandonate mai i vostri sogni.

23 FEBBRAIO 2013