DON BIANCALANI. NOI INSEGNANTI NON POSSIAMO STARE ZITTI

DI CLAUDIA PEPE

Massimo Biancalani, il Don che nei giorni scorsi ha accompagnato in piscina dei migranti creando degli scompensi cardiocircolatori a persone che appena si svegliano invocano la mannaia per i profughi, i senza tetto e le persone povere che affollano la nostra realtà, ha detto Messa anche se per poterlo fare ha dovuto affrontare la gogna mediatica. La gogna per aver postato fu Facebook una foto con delle persone di colore che facevano il bagno in piscina. Per quelli che invece di fare l’amore con la loro compagna o compagno, per quelli che dicono:” Prima gli italiani”, per quelli che accompagnano i figli a Scuola ma non vogliono che i loro figli stiano in banco con i ragazzi di colore perché portano malattie, oppure: “Non stare vicino a quello figlia mia, che quello è uno stupratore”, ecco proprio per quelli io sento di dover entrare in classe e, fregandomene dei programmi, e parlare con loro. Siamo noi insegnanti che raccogliamo le parole, i commenti, la ritrosia dei vostri figli, care persone che non ammettete nient’altro che il vostro orizzonte. Siamo noi che dobbiamo combattere una guerra che ci vede sempre perdenti in questo desolato futuro. Siamo noi che insegniamo la Costituzione, i diritti civili, la tolleranza e la com-passione Siamo noi insegnanti, proprio quelli denigrati dal potere che non conosce ragione ad insegnare l’inclusione, l’aggregazione e l’integrazione. Noi insegnanti della Scuola Costituzionale, siamo il tramite tra l’ignoranza e la bellezza. Ed è una cosa difficile per chi non conosce il profumo di ragazzi che, incespicando, vogliono trovare la speranza del loro futuro. Ma una cosa non possiamo fare: non possiamo rispondere di quello che i nostri studenti sentono nelle cene trafugate da giorni pieni di amarezza che fa diventare tutti meno uomini e un po’più branco. Pronti a sbranare  il “diverso”, il dissimile ai nostri parametri. Differente solo per essere scappati da una vita che li voleva morti. E poi, spunta un prete, che   potrebbe essere uno di noi. Perché ci sono tante persone laiche che comprendono, aiutano, e rispondono ad un grido disperato. Don Biancalani, l’uomo che ha sempre aiutato tutti, bianchi, neri, gialli, poveri, vedove, orfani, e tutte le persone che della vita hanno già pagato il loro credito. Ieri, Don Biamcalani, è entrato in chiesa accompagnato da un lungo applauso di solidarietà e sostegno per tutte le menzogne che ha dovuto subire, per aver aiutato, per essere umano. E anche quando sono arrivanti gli esponenti di Forza Nuova, accolti dalle grida:”Fascisti” e Fuori-fuori”, il Don li ha accolti stringendo loro la mano e dicendo: “Ragazzi, non è necessario che ve lo dica…”. Un invito a mantenere la calma. Messa blindata, fuori le camionette delle forze dell’ordine per impedire gli scontri. Alla fine i militanti di estrema destra, una decina, sono andati via tra le urla della folla, qualcuno ha lanciato qualche pomodoro, e loro, i vigliacchi, sono scappati con guanti neri e saluti romani: Questo è un ritorno allo squadrismo, alla sfrontatezza della legge e noi insegnanti non possiamo stare zitti.

Come docente, devo spiegare ai miei allievi che queste persone non hanno nulla a che vedere con la carità ma sono proprio quelli che fanno i cattolici per convenienza solo quando si tratta di tenere i crocefissi nelle scuole e i presepi a Natale. A forza di permettere di parlare a gente come Salvini, siamo arrivati che dei fascistelli vanno a “controllare l’omelia di una persona umana. Ma la memoria dov’ è finita? Insegniamo lo sterminio degli ebrei, i campi di sterminio e stiamo zitti davanti a questo messaggio.  Immagino che durante la funzione si siano scambiati anche il segno della pace e abbiano fatto la Comunione, perché non esiste la Confessione. Ma noi insegnanti di una scuola pubblica e laica, abbiamo il dovere di denunciare, di far capire ai nostri ragazzi che:” Finché l’uomo sfrutterà l’uomo, finché l’umanità sarà divisa in padroni e servi, non ci sarà né normalità né pace. La ragione di tutto il male del nostro tempo è qui. “Pier Paolo Pasolini.