CONCORRENZA. UN DECRETO CHE FA DISCUTERE

DI CECILIA CHIAVISTELLI

Il decreto che è stato varato all’inizio di agosto sulla concorrenza. Dopo quasi tre anni è legge.

Tra chi parla di passi indietro e di grande peggioramento e chi vede un segnale serio per il Paese, molte sono le novità e i cambiamenti in numerose attività. Un settore in continuo cambiamento è quello delle farmacie, dove il decreto ha dato nuove regole che, di fatto, modificano il loro attuale stato. La legge elimina il vecchio limite di proprietà che era di quattro farmacie per provincia, e introduce la possibilità per le società di capitali di acquisire il 20% delle farmacie a livello regionale.

Si apre uno scenario del tutto nuovo in cui il farmacista deve reinventarsi una metodologia gestionale e diventare competitivo. Competitività significa un nuovo modo di pensare la farmacia con controllo di gestione coadiuvato da software all’avanguardia, ma anche fare riferimento a strutture in grado di fare una costante manutenzione ad attrezzature digitali per essere sempre efficienti. Un tempo il sistema farmacia si basava su pochi e basilari metodi per essere sul mercato. Ora per convivere con il decreto ed essere competitivi, ma non solo anche per permettere l’entrata di capitali, devono avere un controllo fisico del magazzino che è la parte più delicata e il massimo di investimento economico. Il controllo di gestione parte dall’inventario di magazzino.

Massimo Onelli, presidente del cda di Infarm, un’azienda specializzata in servizi per le farmacie come l’inventario, risponde ad alcune domande.

Fare inventari nelle farmacie è un’attività specialistica?

Certo, richiede una profonda conoscenza del settore, delle normative che lo regolano, delle tempistiche spesso concentrate in una fase dell’anno solare. La specificità del settore, obbliga, chi gli ruota intorno, di allinearsi a un insieme di fattori, non ultimo anche l’utilizzo di un linguaggio adeguato. I miei trentasette dipendenti adottano una metodologia di inventario

specifica, che si impara in anni di attività.

Da quanti anni esercita questa professione particolare, abbastanza “nascosta”?

Ho iniziato l’attività nel 1994, quando ancora non esistevano software così complessi come oggi e gli inventari erano finalizzati alla verifica di bilancio. In pochi anni c’è stato un cambiamento che ha invertito le esigenze. Adesso su più di 800 inventari annui, la maggioranza ha lo scopo di allineare le giacenze informatiche.

In tutti questi anni come è cambiato il sistema di fare inventari?

Certo è che negli anni sono cambiate le necessità dei farmacisti in termini di precisione, accuratezza dei controlli, mantenimento del display originale delle zone vendita. Siamo nati con il preciso scopo di fare inventari di farmacia, abbiamo personale appositamente formato, strumenti e software dedicati e sviluppati internamente. Tutti vengono costantemente adattati alle mutate esigenze.

Come cambia la sua attività con il decreto?

Prevedo un grande cambiamento, per quanto riguarda la precisione e il controllo del magazzino che determina le dimensioni economiche della farmacia e di conseguenza il suo eventuale valore sul mercato. L’inventario è uno dei sistemi più precisi per determinare l’effettivo valore della proprietà.