MORTA MIREILLE DARC, L’ATTRICE CHE ALAIN DELON CHIAMAVA “LA DONNA DELLA MIA VITA”

DI GIACOMO MEINGATI
È morta in una di queste notti di fine agosto, a 79 anni, a Parigi, Mireille Darc, era malta da tempo.
Se è vero che la bellezza salverà il mondo, come diceva Dostoevskij, e che Alain Delon, che di bellezze deve averne avute a disposizione in quantità piuttosto importanti, parla di Mireille Darc come della donna della sua vita, allora questo dice già abbastanza di lei, della sua bellezza, e della sua importanza.
Mireille Darc, che recitava come se tenesse stretto al suo grembo un insolubile mistero, ha avuto con la sua bellezza un impatto importante nella cultura francese e non solo, nel periodo che va dai primi anni 60 ai primi anni 80.
La sua recitazione discreta, la sua grazia, il suo mistero, la sua fama, contribuirono indirettamente a una delle principali svolte che hanno cambiato il nostro mondo, e cioè all’affermarsi dell’idea che la donna non fosse soltanto destinata a un ruolo di completamento dell’uomo come madre e sposa, ma avesse il diritto di esprimere la propria personalità con parità di diritti e nella libertà.
A questo Mireille Darc, con la sua bellezza e col suo talento, ha contribuito.
Nata a Tolone nel 1938, dopo la scuola di arte drammatica, il lavoro come modella e gli esordi in tv e cinema, la Darc esordì con un primo ruolo di rilievo in “I tre affari del signor Duval”, era il 1963.
Il pubblico viene catturato dal suo stile, dal suo volo, dal suo corpo e da come lo porta in giro sul quel set, e da lì la giovane attrice lavorerà sempre di più. Nel 65 è in “Galia” di Georges Lautner, che le ritaglia un ruolo impegnativo e drammatico, poi, l’anno dopo, sarà in “Rififi internazionale” di Denys de La Patellière.
Tra i grandi con cui lavora c’è Jean-Luc Godard che le affida il ruolo della moglie ambigua e sensuale nel film drammatico “Weekend, un uomo e una donna dal sabato alla domenica”, del 1967.
Ma è nel 1969 che la sua vita subisce una svolta sia sentimentale che professionale.
A Jean Herman, regista francese che sta preparando il suo film “Addio Jeff”, servono la carica erotica e il fascino di una donna che possa far sciogliere anche un uomo che non deve chiedere mai.
Sceglie Mireille, che si troverà a lavorare a stretto contatto con Alain Delon, col quale svilupperà una passione sentimentale che ben presto li avrebbe travolti.
Lavorerà con lui in grandissimi film tra cui “Borsalino” (1970), “Borsalino & co” (1974), “Esecutore oltre la legge” (1974), “Per la pelle di un poliziotto” (1981), e i due vivranno una relazione sentimentale che durerà quindici anni.
Grazie a questi e altri film, come “Le grand blond avec une chaussure” (1972) di Yves Robert, a fianco del comico Pierre Richard, nel quale indossa un abito con una profonda scollatura sulla schiena che farà storia, Mireille diventerà una delle principali sex symbol di quegli anni.
La relazione con Delon finirà nell’83, e gli anni ottanta vedranno la stella della Darc pian piano tramontare, anche per via di un terribile incidente d’auto che la costrinse a una delicata operazione al cuore.
Mireille Darc avrà altri uomini, ma la relazione con Delon resterà unica.
Tornerà al cinema da regista nell’89, con “La Barbare”, ma sarà uno dei suoi ultimi lavori. Gli anni Novanta la vedranno lavorare soprattutto per la tv, sia come interprete che come regista di telefilm e reportage.