BASTA INSULTI. ALLA BOLDRINI E NON SOLO

DI LUCIO GIORDANO

Diciamolo subito: Laura Boldrini farà benissimo a querelare chi la insulta sui social network. E non tanto per la carica istituzionale che ricopre. Semplicemente: come essere umano ha diritto ad essere rispettata. Lei e tutte le persone che vengono violentate verbalmente. E’ infatti inammissibile diffamare la gente, per strada come sul web. Farlo, oltre ad essere  un  reato,  è da selvaggi. Selvaggi che si nascondono dietro l’anonimato. Leoni da tastiera con le zampe spuntate che,  senza l’appoggio del branco, sono quel che sono: poveri esseri senza coraggio, senza dignità, senza palle.

Sia ben chiaro, dare della troia a Laura Boldrini, varrebbe come insulto  anche se  l’attuale presidente della camera facesse la commessa alla Standa. Vale sempre. Non c’è differenza. La querelle politica, dunque,  finisce qui. La Boldrini potrà anche non piacere politicamente, non discuto.  Ma personalmente, ad esempio,  non mi sognerei mai di insultare  Giorgia Meloni. Potrei criticarla politicamente, sostenendo che il suo pensiero è aria fritta,  acqua di sorgente, argomentandone bene le ragioni. Ma lì mi fermerei.

Si chiama democrazia. Ma anche  rispetto, tolleranza. Già , quella tolleranza che gli haters, i leoncini da tastiera, non sanno nemmeno dove stia di casa. Anzi, loro vivono esclusivamente  di odio, di rabbia frustrata, di chiari atteggiamenti nazi fascisti, che stanno tornando prepotentemente alla ribalta. Cento anni fa sappiamo come è andata. Sappiamo bene quali erano le tecniche dei seguaci di Hitler e Mussolini. Sappiamo cosa accadde a  Rathenau,  odiato e poi ucciso per la sua politica estera e per il suo progetto di assimilazione degli ebrei di Germania. Un approccio da canaglia, la massima espressione nazi-fascista: annichilire l’avversario, intimidirlo con l’olio di ricino. Solo verbale. Per ora.

E non si dica che la Boldrini è antipatica e se li merita quegli insulti. Fesserie. Perchè anche Grillo, Berlusconi, Alfano , Salvini e Renzi sono antipaticissimi. Ed arroganti, provocatori. Ma se qualcuno li insultasse sarebbe da querelare, senza se e senza ma. Qui, ripeto,  non è in discussione la libertà di critica, che è lecita. Sacra, oserei dire. E dunque, a scanso di equivoci, giù le mani dal web. Guai a censurare idee e opinioni. Ma si deve censurare, assolutamente censurare, il clima d’odio che i fascisti dei social network stanno alimentando ogni giorno di più. Il loro obiettivo, studiato a tavolino,  è quello di rendere barbara questa società. Ecco, senza arrivare a Voltaire, dobbiamo fermarli, bloccare la loro  guerra civile permanente, stoppare questo  atteggiamento tribale, da occhio per occhio, dente per dente, che porta gente  a  scrivere che è disposto a perdere un chilo per ogni grillino fatto fuori. Ditemi voi, se non è fascista una frase del genere.

I tanti che amano vivere in pace e nel rispetto del prossimo devono insomma dire basta, anche querelando a pioggia. A pensarci bene, in questo clima da medioevo inoltrato, gli unici a sorridere sarebbero gli avvocati di tutta Italia. Farebbero affari d’oro.

 

 

 

ECCO IL POST DI LAURA BOLDRINI

Adesso basta.

Il tenore di questi commenti ha superato il limite consentito.

Ho deciso che d’ora in avanti farò valere i miei diritti nelle sedi opportune. 
Ho riflettuto a lungo se procedere o meno in questo senso, ma dopo quattro anni e mezzo di quotidiane sconcezze, minacce e messaggi violenti ho pensato che avevo il dovere di prendere questa decisione come donna, come madre e come rappresentante delle istituzioni.

Il calore e il sostegno che finora mi sono giunti da più parti, fuori e dentro la rete, mi hanno spinta a non temporeggiare oltre. Da oggi in poi quindi tutelerò la mia persona e il ruolo che ricopro ricorrendo, se necessario, alle vie legali.

E lo farò anche per incoraggiare tutti coloro – specialmente le nostre ragazze e i nostri ragazzi – che subiscono insulti e aggressioni verbali a uscire dal silenzio e denunciare chi usa internet come strumento di prevaricazione.

È ormai evidente che lasciar correre significhi autorizzare i vigliacchi a continuare con i loro metodi e non opporre alcuna resistenza alla deriva di volgarità e violenza.

Nessuno deve sentirsi costretto ad abbandonare i social network per l’assalto dei violenti. Ma purtroppo anche molti casi di cronaca recente – dalla professoressa di Cambridge Mary Beard ad Alessandro Gassmann, dal cantante Ed Sheeran ad Al Bano – dimostrano che le ingiurie e le intimidazioni hanno l’effetto di una gogna difficile da sopportare.

Credo che educare le nuove generazioni a un uso responsabile e consapevole della rete sia una necessità impellente e su questo continuerò a impegnarmi.

Nel frattempo, però, non possiamo stare a guardare.

Soprassedere rischia di inviare un messaggio di sfiducia verso le istituzioni preposte a far rispettare le leggi e a garantire la sicurezza dei cittadini.

Come posso chiedere ai nostri giovani di non soccombere e di denunciare i bulli del web se poi io stessa non lo faccio?

Ai nostri figli dobbiamo dimostrare che in uno Stato di diritto chiunque venga aggredito può difendersi attraverso le leggi. E senza aggiungere odio all’odio, ne abbiamo già abbastanza.