ELEZIONI REGIONALI IN SICILIA: LE CARTE DI ALFANO PER LA VITTORIA DI MICARI

DI LUCA SOLDI

 

 

Fatta la pace, condiviso il candidato, adesso il Pd ed Alfano devono fronteggiare i fuochi di quanti vogliono minare un accordo che se dovesse funzionare vale ben più che il controllo di una regione “pesante” come la Sicilia.
In primo occorre sistemare la “questione” Crocetta che scalpita per il fatto di essere stato “glissato” nel corso di tutti i passaggi che hanno portato all’investitura di Micari.
Poca invece l’attenzione per l’esigenze della sinistra che ormai pare lontana anni luce dal candidato Dem. L’operazione ha portato a rompere con l’ingombrante presenza di MDP articolo 1, Sinistra Italiana e qualche pezzo della società civile. Condividere il cammino con Alfano ha comportato questo.
La soddisfazione, il carico di aspettative, però corre il rischio di cozzare con alcuni punti che Renzi pur non avendo sottovalutato ha voluto considerare come un prezzo necessario da pagare. In sostanza il carico di voti che possono arrivare dal cerchio degli alfaniani vale pure lo straniarsi da certi dettagli, da certi comportamenti, decisamente poco edificanti. L’elenco delle figure, diciamo pure utili ma ingombranti inizia con
il genero ed erede del potentissimo Pino Ferrarello, ex senatore berlusconiano, già prescritto per una storia di tangenti dieci anni fa, di nome Giuseppe Castiglione
Una dote, la sua di ben ventimila preferenze che lo portarono ad entrare in Consiglio regionale. Una dote che gli deriva dal controllo, politico naturalmente, del territorio di Mineo, il territorio dove il Cara rappresenta la fonte pressoché unica di lavoro e sostegno.
Castiglione che adesso ricopre l’incarico di sottosegretario all’Agricoltura nel nome del ministro degli Affari Esteri sarebbe stato attenzionato dalle indagini dei magistrati di Catania che hanno fatto richiesta di rinvio a giudizio per lui e altre 17 persone con l’accusa di turbativa d’asta e corruzione elettorale.
Tutto ruoterebbe intorno all’appalto da ben 100 milioni per la gestione del centro accoglienza. Secondo i magistrati a Mineo c’era “una spregiudicata gestione dei posti di lavoro (ben 400) per l’illecita acquisizione di consenso elettorale”.
In questo contesto sembra che i dipendenti e questo in fondo pare il peccato meno grave, fossero invitati a “prendere la tessera del Nuovo centrodestra”.
Altra figura di primo piano fra gli alfaniani ecco Giovanni La Via , per lui un patrimonio di 56mila preferenze. Anche lui è stato toccato dalle indagini per i fatti sul Cara di Mineo, pur dichiarandosi innocente, ma non si è dimesso.
Cosa che invece è accaduta a Simona Vicari che ha dovuto lasciare l’incarico da sottosegretario perché indagata per corruzione nell’inchiesta sulle tangenti per il trasporto marittimo.
Seconda quanto ricorda il Fatto Quotidiano, la Vicari avrebbe fatto inserire nella legge di bilancio un emendamento per tagliare dal 10 al 5 % l’Iva prevista per i servizi di trasporto marittimo urbano, fluviale e lagunare.
La sottosegretaria avrebbe accettato un orologio Rolex che avrebbe poi restituito dopo l’indagine, dall’armatore Ettore Morace, finito agli arresti con il sindaco di Trapani, Girolamo Fazio.
L’elenco prosegue e diventa duro da digerire. C’è Giovanni Lo Sciuto, consigliere regionale di Castelvetrano “finito più volte tra le polemiche per i suoi vecchi rapporti di conoscenza con Matteo Messina Denaro”. Esisterebbe anche una foto – resa pubblica da Sandro Ruotolo, sempre secondo il Fatto- risalente al matrimonio della cugina del pericolo pubblico numero uno. Secondo lo Sciuto la cosa sarebbe avvenuta in tempi non sospetti quando “la famiglia Messina Denaro non aveva, per quelle che erano le mie conoscenze di ragazzino, problemi con la giustizia”. Il “destino” avrebbe poi visto
la sua carriera politica posizionarlo all’interni della commissione antimafia dell’Assemblea regionale siciliana. Di rilievo fra gli alfaniani è Francesco Cascio, politico che aveva ricoperto nel passato il prestigioso incarico di presidente dell’Assemblea siciliana. Nel 2012 il suo patrimonio di voti assommava a quasi 12400 preferenze.
Un tesoretto che era stato scavato della procura generale palermitana portando ad una una inchiesta per corruzione elettorale.
Il sistema sarebbe stato semplice, secondo quanto ha riportato il Fatto, i voti sarebbero stati accumulati anche con regali di “formaggi, latte, uova e pacchi spesa”.
Per lui erano arrivate accuse anche per aver sostenuto il gioco di due imprenditori che avevano chiesto un finanziamento europeo di sei milioni di euro, utilizzato per costruire un resort con annesso campo da golf sulle Madonie.
“In cambio – come si legge ancora sul Fatto – avrebbe ottenuto la sistemazione gratuita della sua villetta a Collesano, proprio nei pressi della lussuosa struttura turistica”.
Una colpa che secondo il Gup di Palermo lo aveva portato alla condanna, lo scorso anno a 2 anni e 8 mesi.
Immediata la sospensione dagli incarichi in consiglio regionale.
Per concludere due figure della destra alfaniana: il senatore messinese Bruno Mancuso ( sotto processo per reati ambientali, legati al depuratore di Sant’Agata Militello, comune in cui è sindaco) e Nino D’Asero è a sua volta capogruppo di Ap all’Assemblea regionale siciliana. Per lui, secondo quanto riporta alcuni organi d’informazione, “il suo nome era finito sui giornali alcuni mesi fa perché avrebbe ottenuto la chiusura di procedure di pignoramento presso terzi nonostante avesse ancora dei debiti con Riscossione Sicilia, la società che sull’isola svolge i compiti di Equitalia”.
Lui che per altro non risulta indagato smentisce dicendo di non aver mai ricevuto alcuna istanza di pignoramento e affermando “come avrei potuto beneficiare di favori?”.