FRANCIA: APPROVATO IL JOBS ACT DI EMMANUEL MACRON

DI MARISA CORAZZOL

(nostra corrispondente da Parigi)

 

Emmanuel Macron lo aveva detto. Durante la campagna elettorale aveva promesso una molto più incisiva legge “El Khomri”, una riforma del mercato del lavoro che avrebbe “rivoluzionato” i rapporti con le parti sociali in tutti i settori lavorativi e soprattutto nelle piccole e medie imprese.

Nell’ intervista “fiume” accordata al settimanale “Le Point” il 25 agosto e pubblicata il 31, Emmanuel Macron giudica il suo progetto di riforma come “una profonda trasformazione del mondo del lavoro”. La stessa Ministra del Lavoro, Muriel Pénicaud, nell’esposizione dei progetti attuativi della riforma presentati in veste di decreti d’urgenza, ha dichiarato che si tratta di una riforma fin qui mai superata, essendo – secondo lei – “la prima tappa di un profondo e radicale rinnovamento di tutto il sistema sociale in ambito imprenditoriale”.

Non si è lesinato su nulla. Dai licenziamenti, alle rappresentanze sindacali, agli accordi interni fra i datori di lavoro e le parti sociali, alle indennità in caso di licenziamenti abusivi, fissati in un indennizzo che non superi 20 mensilità e senza alcuna procedura d’infrazione per il “padrone” . Si tratta pertanto di un attacco in piena regola ai diritti acquisiti dei lavoratori.

Si tratta di un insieme di nuove “regole” riportate in cinque testi e di trentasei nuovi articoli trascritti su ben 200 pagine e la cui pubblica presentazione pone fine alla messa in scena orchestrata dal governo francese il quale ha mantenuto un comportamento semi omertoso sulle questioni di fondo che riguardano la cosiddetta « loi travail puissance 10 » che l’allora candidato all’Eliseo, Macron, auspicava di realizzare appena eletto al fine di «liberare le energie » e che il suo Primo Ministro, Edouard Philippe, considera « una riforma ambiziosa, equilibrata e giusta che cambierà lo spirito del diritto del lavoro”.

La Ministra del Lavoro, Muriel Pénicaud, dal canto suo, ha parlato di “innovazioni necessarie inevitabili del mondo del lavoro “, mentre non sfugge a nessuno che , tutta questa fretta, in verità corrisponde alla mai celata volontà del “MEDEF” (Confindustria francese) di continuare con le politiche di distruzione del diritto dei lavoratori, cedendo alle sempiterne “rivendicazioni” del patronato che ha così raggiunto il suo obiettivo, ossia la massima facilitazione nei licenziamenti in contemporanea con l’indebolimento dei poteri dei lavoratori e dei loro rappresentanti sindacali.

Dando, in effetti, libertà di negoziare all’interno di un’ impresa, piuttosto che in ambiti di “settore” e nel rispetto della vigente legislazione, il potere esecutivo francese voluto da Macron è di fatto entrato a piedi giunti nella giungla delle politiche liberali attuate ormai da decenni, incoraggiate dalle direttive europee di “dérégulation” e che non hanno mai permesso “de facto” di lottare efficacemente contro la sempre crescente disoccupazione di massa.

La riforma di Macron, che ha ricevuto plausi ed applausi dal “MEDEF” e dalle grandi organizzazioni padronali, nei fatti tuttavia disfa minuziosamente i diritti dei lavoratori e realizza l’inversione della gerarchia normativa.

D’ora innanzi, infatti, la legge costituzionale che riguarda il “code du travail” non fungerà più da tetto di protezione sociale per tutti i lavoratori, visto che i “negoziati interni” prevarranno sul diritto del lavoro e, ovviamente, mentre la Confindustria d’Oltr’Alpe brinda, i Sindacati si organizzano. La CGT – che ha visto confermare tutte le sue paure – con il Sindacato “Solidaire” e con la GFE-CGC, hanno già previsto una grande mobilitazione per il 12 settembre cui, tuttavia, non parteciperanno né “FO” (Forza Operaia), né la “CFDT”. Due Sindacati che hanno al loro interno addirittura dei “Consiglieri” di Macron e dell’Esecutivo e la cui “azione sindacale” – storicamente – si è sempre fermata davanti alle porte dorate del potere ma che, ipocritamente, organizzerebbero una manifestazione all’interno di qualche impresa ad ottobre.

Ossia una volta entrata in vigore la “riforma” di Macron che si prevede per fine settembre.

Come chiudere i cancelli una volta scappati i buoi.