REFERENDUM IN TV: TRA ZAGREBELSKY E RENZI, UNO SPENTO ZERO A ZERO

DI LUCIO GIORDANO

Bisogna essere onesti. Televisivamente parlando, Matteo Renzi ieri sera ha schiantato il professor Zagrebesky. Sotto l’aspetto mediatico, infatti,  non c’è stata partita nel confronto tv sul referendum costituzionale del 4 dicembre. L’attuale presidente del consiglio ha dimostrato in questo  di essere il numero uno. Più bravo di Mastrota, più bravo di Berlusconi. E non scherzo. Matteo, in favore di telecamera,  è la Kate Moss della politica, il Califano della parlantina. Inarrivabile. E’ come se fosse stato programmato al computer da chi lo ha piazzato alla guida del Paese. E questo sin dai tempi della Ruota della fortuna.

A molti è sembrato nervoso, a me non è parso. Magari avrà imparato la parte a memoria, non so, ma obiettivamente l’ha imparata bene, denotando anche una certa preparazione su alcuni temi. Ha risposto colpo sul colpo al professore e chi, come me, era convinto non ci sarebbe stata partita, si è dovuto ricredere. Matteo ha tenuto benissimo botta. Dunque, da un punto di vista mediatico, la scelta  dei comitati del No di spingere Zagrebelsky  nell’arena de la 7  mi è sembrata scriteriata. Se la tv è, come è, molta forma e poca sostanza, nello show di ieri un vincitore c’è stato. Renzi attaccava come un furetto, il professore rispondeva con il suo gioco lento, fatto di geometrie perfette, ma prevedibili.

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Se invece parliamo di sostanza, allora ha stravinto Zagrebelsky.  “Con questa riforma ci sono due rischi: quello di una concentrazione dei poteri al vertice e quello di passare dalla democrazia all’oligarchia. In sostanza, il significato di queste riforme è conservativo, servono a blindare un sistema sempre più oligarchico. Con questa legge elettorale, poi,  la riforma raggiunge un risultato di premierato assoluto, più forte del presidenzialismo”. Come dargli torto? Solo che il messaggio di Zagrebelsky va bene in un convegno, con un pubblico attento e preparato che muove il culo per andare a sentire ragionamenti logici, non davanti alle telecamere, mentre chi è casa  magari  sta asciugando i piatti. In tv i tempi, i messaggi diretti, dall’aspro sapore populistico, passano meglio se gridati, come ha fatto Renzi nelle due ore del confronto. Di più: in tv i tempi e la capacità di comunicare sono tutto.

Eppure, dispiace per i tifosi dell’uno o dell’altro schieramento, in questa partita non ha vinto nessuno,  nessuno ha segnato. E’ finita con uno stanco zero a zero. Da una parte calcio champagne, poco concreto e  senza mai tirare in porta, dall’altra una lambada bella ma noiosa. Ma soprattutto il confronto televisivo di ieri non ha spostato gli equilibri. Chi era per il sì è rimasto per il sì, chi era per il no, idem. Perché obiettivamente i non addetti ai lavori, mediamente disinformati,  che speravano di farsi un’idea un poco più chiara sul referendum del 4 dicembre, ci hanno capito niente e magari decideranno di non andare ugualmente al voto. Anzi, ad un certo punto, al centesimo sbadiglio, hanno spento il televisore e se ne sono andati a dormire. Ancor prima del triplice fischio dell’arbitro Mentana da Roma.

 

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Pubblicato il: 1 Ott, 2016 @ 05:57