DA RIMINI A TIBURTINO III, IL PROFONDO DISAGIO SOCIALE DEGLI ITALIANI

DI GIORGIO DELL’ARTI

Ci viene chiesto di dar conto del «disagio sociale», termine col quale si definisce elegantemente l’incazzatura generale contro i migranti, specie se di pelle nera.

• Lo stupro di Rimini.
Non solo. La storia dell’occupazione dello stabile di via Curtatone a Roma. La storia della sassaiola con accoltellamento di Tiburtino III a Roma. Certo, lo stupro di Rimini. E uno sciocchezzaio da avanspettacolo che s’è sviluppato intorno alle varie vicende, scoraggiante per lo stato culturale medio in cui si trova il Paese. Alla preoccupazione relativa agli immigrati aggiungo una preoccupazione relativa agli italiani, anche a certe parti del ceto intellettuale italiano.

• C’è anche quest’altra cosa: come mai la gente non è contenta del fatto che Minniti ha diminuito gli sbarchi dalla Libia e mostra invece ancora tanti segni di inquietudine?
Scusi, che discorso è? Gli sbarchi, grazie all’azione politica del ministro Minniti, sono diminuiti di un 3-4% rispetto all’anno scorso. Ma gli stranieri in Italia sono sempre quattro milioni almeno. E quando uno straniero combina qualche casino, si riattizza tutto il razzismo che è in noi, smettiamo di essere capaci di giudicare con equilibrio.

• Prendiamo l’episodio di Tiburtino III, in Roma.
Episodio molto confuso. L’unica cosa certa è che c’è questo eritreo, di cui non sappiamo il nome e che non parla italiano, finito all’ospedale Pertini con una ferita da taglio sotto la scapola destra. Lo rimanderanno a casa entro domani. «Casa» sarebbe il centro d’accoglienza della Croce rossa in via del Frantoio. Qui l’eritreo s’era segnalato per un brutto carattere. Secondo quello che racconta una donna del posto, di nome Pamela, il tipo avrebbe cominciato a tirar sassi contro i suoi figli. Pamela è andata a vedere, deve aver rimediato qualche schiaffo, è intervenuta la gente del quartiere (duecento contro uno?), l’eritreo s’è beccato una coltellata. Non so, cose così succedevano anche nella Roma del Belli, nonostante l’assenza di eritrei. • Lo stupro di Rimini? Quelli di via Curtatone? Le cretinate provocate da questi episodi?
Quelli di via Curtatone che non hanno ancora trovato una sistemazione hanno passato la quarta notte consecutiva nei giardinetti di via dei Fori Imperiali, dietro la prefettura. È chiaro che chi li manovra aspetta l’occasione giusta per fargli rioccupare il palazzo, molto lucroso. Lo stupro di Rimini è la mascalzonata di quattro spacciatori tunisini o algerini, che hanno violentato, alle 4 di sabato mattina, sulla spiaggia del bagno 130 di Miramare una polacca e subito dopo un trans. L’amico della polacca è stato stordito a bottigliate in test e ha una frattura in faccia. Il trans avrebbe riconosciuto sulle fotografie tutti e quattro. La mascalzonata ha dato luogo a un’impressionante sequenza di cretinate. Il vescovo ortodosso Alessandro Meluzzi, che molti anni fa andava in cerca di gloria sulle reti Mediaset come psicologo alla Crepet, poi ha continuato a girare per le reti tv del Biscione col maglione nero dolcevita dell’intellettuale integrato suo malgrado, adesso benedice il popolo col sinale bianco di una nobiltà cristiana evidentemente malintesa. Ha chiamato gli stupratori, in un tweet non richiesto, «subanimali». Ma il cristiano, specie se vescovo, non dovrebbe piuttosto mettersi in cerca di questi peccatori per redimerli? Poi c’è quell’altro di Bologna che ci ha spiegato: il brutto dello stupro è all’inizio, poi una volta che il pisello è entrato la donna ha piacere e si calma. Libero ci ha fatto un titolo enorme, «“Le donne stuprate godono”», noti le virgolette, che nel nostro linguaggio giornalisitico significano: ’sta cazzata non l’ho mica detta io. Sotto, il pezzo di Facci comincia: «Un demente, un cretino, un idiota…». Però in corpo 9. Mentre il godimento della stuprata è più o meno in corpo 80.

• Il disagio sociale esiste o no?
I disagiati strillano, mentre i non disagiati sopportano, e in questo modo i disagiati sembrano padroni del campo. Però un’elaborazione Demoskopea su dati forniti dal Viminale mostrano che in percentuale i reati commessi da immigrati superano per davvero i reati commessi da italiani. Specie per quanto riguarda le violenze sessuali. Nel quinquennio 2010-2014 il 39 per cento delle violenze sessuali è stato compiuto da stranieri, che in percentuale rappresentavano solo l’8% della popolazione residente. Tuttavia questi stranieri non sono in genere di pelle nera: al primo posto ci sono i romeni, seguono gli albanesi e poi i marocchini. Minniti ha detto di aver avuto paura, di fronte all’enormità degli sbarchi, per la tenuta della democrazia. Cioè, l’odio montante per l’immigrato potrebbe sfociare nella rinuncia condivisa alle regole del vivere civile. Minniti, sappia, è sotto attacco, perché l’aver posto fine al traffico di disgraziati lungo la tratta Libia-Italia ha di sicuro danneggiato molta gente. Un’inchiesta ben documentata dell’Associated Press mostra che i pretesi «13 o 14 sindaci» sempre citati dal ministro, sono in realtà due capibanda di Sabratha, i fratelli Dabbashi, che guidano la milizia «Martire Abu Anas al Dabbashi» e la milizia «Brigata 48». La cosa è credibile e anche giustificabile: Sarraj comanda a stento nella sola Tripoli, il potere laggiù è sminuzzato. Con chi si deve trattare se non con quelli che contano qualcosa? I fratelli Dabbashi si sono arricchiti col traffico di esseri umani, e adesso, in cambio di soldi, prestigio e potere politico, sono d’accordo nel farla finita. Vespasiano chiederebbe: Olet
Inoltre, guarda caso, i bravi colleghi dell’Ap hanno ricevuto le soffiate giuste per scrivere quello che scrivono solo adesso. Ma dei fratelli Dabbashi non potevano dir qualcosa anche prima, ammesso che la sapessero?