ITALIA: IL RITORNO DEL FASCISMO

DI CLAUDIA BALDINI

Se riflettiamo, andando indietro nella Storia, questo decennio dl terzo millennio, si rivela come un periodo le cui caratteristiche sono quelle tipiche di un’altra epoca, quella tra gli anni venti e quaranta del secolo scorso, in cui, a vari livelli, e con diversi regimi si è affermata l’ideologia, la prassi e persino la cultura fascista.

Il fascismo non è tanto questo o quel personaggio, questo o quel movimento che ad esso si richiamano esplicitamente o per nulla, ma una serie di ‘qualità’ che rendono possibile l’emersione di determinati personaggi e specifici movimenti che di fatto si rivelano fascisti nei loro contenuti
Provo a riassumere tali caratteristiche che ormai connotano anche la nostra, di epoca, come è stato per quella in cui erano emersi i dittatori europei del Novecento.

La crisi economica
Innanzitutto la crisi economica. Essa, oggi come allora, si manifesta attraverso due principali caratteristiche detonanti: la disoccupazione e l’allargamento della forbice sociale (meno ricchi sempre più ricchi, più poveri sempre più poveri).
Due caratteristiche che colpiscono in maniera radicale e devastante il ceto medio. Quello stesso ceto medio che ha costituito l’ossatura di ogni regime fascista in qualunque Paese.

La crisi economica e sociale del ceto medio, come anche di quello medio-basso, non produsse una fuga verso il socialismo neanche nel Novecento, figuriamoci oggi che il socialismo neppure c’è.
Il ceto medio delle società industriali, se viene impoverito ed esasperato, si rifugia in soluzioni fasciste. Con tutte le estremizzazioni dal razzismo alla violenza verbale. Ancora di più il ceto medio della nostra epoca, lobotomizzato, involgarito e reso troppo plasmabile da decenni di giostra mediatica e volgarizzazione dei processi informativi e culturali.

All’interno di questa crisi economica si inserisca anche il nuovo conflitto di classe, che avviene principalmente fra i sempre più numerosi “penultimi” (gli impoveriti delle società occidentali benestanti, spesso abitanti delle piccole città o delle periferie) e gli “”ultimi” (immigrati, profughi, emarginati in genere), mentre sono sempre di meno i “primi”, ossia coloro che godono di benessere economico, tranquillità lavorativa e sociale e privilegi esistenziali.

La crisi internazionale
Alla crisi economica aggiungiamo quella internazionale. Come all’inizio dei conflitti mondiali del Novecento era finito il predominio inglese, oggi sta scemando il predominio assoluto degli Stati Uniti. Emergono nuove potenze (Russia, India e Cina su tutte), ma soprattutto manifesta segni di esasperazione e rivalsa quel mondo arabo che, nella sua parte più fondamentalistica, si è organizzato in maniera armata per porre fine a secoli di dominio occidentale e cristiano a livello planetario.

Tale crisi internazionale, da una parte esaspera il pensiero tradizionalista e reazionario occidentale, che si sente chiamato a difendere l’identità cristiana dagli assalti degli islamici e delle altre culture in genere; dall’altra produce nuovi e più ampi fenomeni migratori, i quali, in questo clima, contribuiscono ad alimentare la fiamma del conflitto sociale e culturale.
Il combinato di questi due fattori, non produce figure bellicose, fondamentaliste e autoritarie soltanto nel mondo arabo (Isis e Al Qaeda ), ma anche in Russia e in Occidente, dove anche il suo paese simbolo (gli Usa) è governato da un signore su cui sarebbe meglio stendere un velo pietoso, se non fosse per le armi che possiede e la Finanza che guida ancora

La crisi culturale
Alla crisi economica e internazionale, infine, aggiungo quella culturale. L’attacco alla cultura (specie nella sua forma umanistica) è sotto gli occhi di tutti, ma anche l’impoverimento culturale e la mortificazione crescente di tutto ciò che riguarda la dimensione della conoscenza (la Scuola sopra ogni cosa) sono segnali evidentissimi per chiunque non voglia nascondersi dietro un dito.

Negli Usa come in Europa, in Russia come nel mondo islamico, emerge sempre più netto anche l’imbarbarimento culturale verso le donne, gli omosessuali, i non bianchi e i diversi in genere, arrivando fino al punto di mettere seriamente in discussione capisaldi che ritenevamo definitivamente acquisiti.
Si tratta di un “fascismo culturale” che, con la sua già vista idea di presentarsi anche come socialista e anticapitalista (come fece il fascismo originario, salvo dimenticarsi quasi subito di tali propositi), in nome della tutela dei diritti economici e sociali consente la messa in discussione e persino lo smantellamento dei diritti politici e culturali pur faticosamente ottenuti attraverso secoli di lotte.

Lo stesso fascismo, del resto, si fece scudo dietro alla presunta “questione sociale” (che mai gli stette veramente a cuore, visto che curò gli interessi esclusivamente dei ricchi agrari, industriali e banchieri), per poter in realtà assestare il colpo di grazia alla democrazia liberale e affermare ai più vari livelli della società una cultura reazionaria e autoritaria.

Dalla democrazia all’autoritarismo
Ci sono già anche le squadracce di “picchiatori”, in questa epoca infausta, che pur con tutte le differenze del caso, nel mondo islamico sono rappresentate dai fondamentalisti che arrivano fino a farsi esplodere per uccidere, ma anche nel mondo occidentale sono costituite da quei “fantocci da tastiera” che sprizzano volgarità e violenza ancora (ma per quanto?) virtuali.

Se il periodo dopo le due guerre mondiali si è caratterizzato, con tutti i limiti del caso, attraverso quella che venne chiamata “democrazia cognitiva”, oggi mi pare che si debba prendere atto del fatto che stiamo sempre più sprofondando in un autoritarismo da analfabeti funzionali.

Fondamentale sarà anche il ruolo e il comportamento della Chiesa, che con il fascismo tradizionale fu quantomeno compiacente, mentre da un papato come quello di Francesco è lecito aspettarsi un’opposizione netta e radicale verso ogni movimento che mortifichi l’essere umano.

La storia del fascismo novecentesco sappiamo come è andata a finire.
Non so dire se questo ritorno del fascismo anche nel nostro, di secolo, produrrà effetti simili o diversi, più gravi o meno gravi.
L’unica cosa che so bene è che se non prendiamo coscienza di tale deriva, e non corriamo ai ripari, ci aspetta un futuro prossimo all’insegna del nero.

E solo la presa di coscienza collettiva delle donne e degli uomini di sinistra convintamente unita, può efficacemente sbarrare la strada al nuovo fascismo dei colletti bianchi, mimetizzato in alcuni partiti populisti che parlano alla pancia e non ai cervelli che hanno già addormentato.

Del resto stanno copiando Mussolini, che era un’artista di queste arringhe populiste.