VENEZIA 74. NICO 1988: CONVINCE IL FILM SULLA VITA DELLA CANTANTE DEI VELVET

DI ALBERTO CRESPI

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VENEZIA 2. “NICO 1988”.
GIUDIZIO: FELLINI, WARHOL E POI LA GRANDEZZA.
VOTO: 1988
Susanna Nicchiarelli ha fatto un film notevole. Il voto (1988) è scherzoso ma nemmeno tanto. Vorrei farle i complimenti per non aver fatto né “Nico 1959” (l’anno in cui gira “La dolce vita”, in un ruolo non banale) né Nico 1966 (quando esplode il fenomeno Velvet Underground nel quale lei è in fondo una trovata di marketing del più grande ufficio stampa di tutti i tempi, Andy Warhol). Sarebbe stato un disastro. Anche perché trovare un’attrice che faccia Nico da giovane, come suol dirsi, son cazzi. Invece Trine Dyrholm, la danese di “La comune”, è fantastica, coraggiosa, bravissima. E canta lei tutte le canzoni!
Il film racconta in sostanza gli ultimi anni di vita di Nico, si concentra sulla sua vera grandezza di musicista (che è tutta in album come “Marble Index”, “Desertshore”, “The End” e “Camera obscura”, non certo nei pezzi – meravigliosi, certo – che Lou Reed scriveva e Warhol le faceva cantare) e sul suo rapporto con il figlio Ari avuto da Alain Delon. A proposito di Ari, se non le avete mai viste vi invito a cercare le sue foto su google. Avrete uno shock.
Il film ha, tra i consulenti musicali, Max Stefani (lo si vede anche in una scena). A proposito vorrei ricordare una cosa che mi consente di levarmi qualche sassolino dalle scarpe. Molti anni fa, quando “l’Unità” era un giornale vero, Max ci offrì di pubblicare in anteprima ampi stralci di un’intervista collettiva ai vecchi membri dei Velvet Underground che sarebbe uscita integrale sul “Mucchio selvaggio”, la rivista di cui era direttore. Facemmo una bellissima pagina. L’intervista era interessantissima perché dava la parola a musicisti di enorme valore come John Cale, Sterling Morrison e Mou Tucker, ovvero alla “macchina sonica” dei Velvet che è sempre rimasta nascosta dietro le trovate di Warhol, l’autorialità di Lou Reed e il fascino di Nico. Da allora sono profondamente convinto che Reed e Warhol abbiano in buona misura “rubato” la storia dei Velvet agli altri. La cosa certa è che Nico non ricordava volentieri quei tempi. Non era una “femme fatale”, ma una donna vera.
Questo pezzo, “These Days”, è la sua canzone che amo di più. L’ha scritta un altro genio mica da ridere, Jackson Browne. Prima di diventare una musicista vera, Nico è stata una grande musa.

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