BOY GEORGE: RINASCITA DI UNA STELLA

DI ANTONIO AGOSTA

«Ho perso la corona? Tornerò mai ad essere Re?». Se lo chiede George Alan O’Dowd, in arte Boy George, icona pop musicale degli anni ’80, l’artista che ha conosciuto l’inferno delle droghe e quello del carcere, morto per poi rinascere nelle vesti di un uomo, dopo aver abbandonato il suo stile androgino e ribelle.
Boy George, di origini anglo-irlandesi con tradizioni ebraiche, è la voce dei Culture Club dal 1982 al 1986, gruppo musicale synth pop britannico, formatosi nel 1981, dopo la fugace avventura della popstar con i Bow Wow Wow .
I Culture Club firmano il contratto con la Virgin Records, e nonostante tutto non otterranno il successo immediato. La band dovrà aspettare l’uscita del terzo singolo , “Do You Really Want to Hurt Me”, per arrivare al 1° posto in 16 paesi, secondo negli Usa e in Italia.
«Culture Club rule OK», in altre parole ‘I Culture Club hanno le carte in regola’. E’ la scritta apparsa sui muri della città londinese, come augurio di successo e fortuna per la nascita artistica della band. Un regalo da parte dei nuovi fan.
Finito il periodo d’oro con il gruppo Boy George si è ritrovato ad affrontare da solo un mondo a lui ostile, crollando paurosamente dal ‘piedistallo’. L’eroina prima e i conti con la giustizia dopo, stavano distruggendo la vita artistica di una popstar, icona gay. emblema di un decennio, quello degli anni ’80, fatto di eccessi ed effimere speranze. Oggi, l’artista George, ha fatto pace con se stesso, è rinato grazie alla sua musica, (si esibisce nelle discoteche come dj), all’amore ritrovato per la vita di tutti i giorni e all’esperienza buddista. . Non fa più uso di stupefacenti e alcol, e li ha sostituiti con i cibi vegani e i frullati.
Boy George si ritiene troppo egoista per affrontare le battaglie dei diritti civili degli omosessuali: ha aspettato di diventare una star per fare outing. Una volta disse “Un conto è dichiararsi alla propria famiglia, un conto è dichiararsi al mondo E’ qualcosa che richiede tempo”.