TV. LASCIAMO CHE I BAMBINI FACCIANO I BAMBINI

DI CLAUDIA PEPE

 

È uno di quei giorni che preannunciano l’autunno. Dopo aver passato un’estate al sole cocente, oggi ho indossato il primo golfino. Fuori piove a dirotto e lampi e tuoni si stanno abbattendo sulla mia città che da stamattina ha ripreso i ritmi come se un’estate rovente non ci fosse mai stata. Sono sul divano e facendo zapping, mi imbatto in una trasmissione dove vedo dei bambini protagonisti di gare culinarie. Ci sono state tante trasmissioni in cui bambini sono stati trasformati in adulti modificati in cloni aberranti. E allora incomincio ad arrabbiarmi. Li guardo. Bambini che dovrebbero giocare, leggere, passare le giornate con gli amici, andare al cinema, insomma essere bambini. Bambini che dovrebbero vivere ancora nella loro spensieratezza e nel loro stupore, bambini che vengono buttati come replicanti in competizioni senza senso. Nel pubblico ci sono i loro genitori che li incitano, tremano se i loro figli non passano le prove successive, bambini vestiti con abiti che non gli appartengono. Giudici che in nome del dio Auditel, si prestano a valutare bambini che non hanno nessuna colpa. L’unica colpa che ricade su loro non li appartiene perché è nostra. Nostra perché permettiamo ancora di far strumentalizzare i nostri studenti senza reagire. Bambini costretti a vincere, ad essere competitivi, ad essere belli e bravi per forza. Bambini a cui hanno disegnato una maschera che in poco tempo si scioglierà, facendo colare il trucco in lacrime nascoste. Sono costretti ad affrontare gli adulti ma senza strumenti per difendersi, aizzati da un protagonismo che non gli spetta. Questi bambini, arriveranno a Scuola dove nessuno li riconoscerà, perché a Scuola tutti i ragazzi sono uguali. Non dovranno fare nessuna gara né di ballo, né di cucina, né di canto. Dovranno solo apprendere, conoscere, percorrere il loro cammino senza applausi, giurie o palette che indicano il sì o il no. Già due grandi registi hanno affrontato questo tema, ma molti anni fa. Visconti con un’eccellente sceneggiatura di Zavattini ne ha fatto un film che ancora abbiamo tutti negli occhi:” Bellissima”, con la splendida Anna Magnani, e l’altro meraviglioso film di Luigi Felice D’Amico, con l’indimenticabile interpretazione di Alberto Sordi nel film:” Bravissimo”. Avevano già raccontato tutto questi artisti, avevano già scritto la nostra storia. Ma la memoria non ha discepoli, l’egoismo e l’indifferenza di questo mondo non conosce i limiti dell’anima. Quando ritorneranno a Scuola non avranno un tempo che li aggredisce, ma avranno un tempo per conoscersi. Non avranno l’esclusione da un gioco, ma saranno inclusi perché faranno parte di un gruppo. Anche se non saranno bravi come la televisione impone. Non dovranno correre e nemmeno dire: “Sì Professoressa”, non dovranno rispondere all’irrealizzazione dei loro genitori, ma solo essere loro stessi. Dovranno essere solo loro stessi, con i loro difetti e le loro ingenuità, con le loro emozioni e le loro delusioni. Non possiamo permettere ai nostri ragazzi che pensino di vincere sempre, non possiamo e non dobbiamo fare di loro una lista di istruzioni all’uso. Non possiamo permettere ai nostri ragazzi di diventare i futuri:” Uomini e donne”, futuri “tronisti”. Perché così, diventeranno i futuri emarginati di una società che non li riconosce. I bambini di sei anni ridono in media 300 volte al giorno, gli adulti solo tra le 15 e le 100 volte. E i bambini, per la loro immaginazione, inventiva e meraviglia sono tutti in qualche misura un genio, così come un genio resta in qualche modo un bambino. Cit. E allora Lasciamo che rimangono nella loro essenza, non camuffiamoli. Non li deturpiamo nel nome del nostro bene. Dietrich Bonhoeffer ha scritto un pensiero che vorrei che tutti, genitori, Ministri e tutti quelli che si occupano di loro leggessero. “Il senso morale di una società si misura su ciò che fa per i suoi bambini”. Una società che si sdegna e solidarizza, ma poi agisce sempre per i propri scopi.