NELL’ESTATE DEL NOSTRO SCONTENTO, A MORTE IL MIGRANTE

DI PAOLO BUTTURINI


In questa “estate del nostro scontento” ci mancava soltanto lo “sgombero fai da te”: ne ha fatto le spese a Milano, due giorni fa, una ragazza di 23 anni, romena, incinta e con un figlio piccolo. Lo racconta Giani Santucci su corriere.it, con una prosa priva di pathos e leggermente sbilanciata a favore degli “sgomberanti”. Una storia di periferia e di povertà che probabilmente trova spazio soltanto perché le parole chiave del momento sono: immigrati, sgomberi, stupro (ma solo se a opera di straniero, meglio se africano).
In questa “estate del nostro scontento” si è, speriamo non definitivamente, consumato il cortocircuito fra realtà-politica-informazione. La realtà, fatta di storie, fatti, analisi, cifre, ragioni e torti, è scomparsa dai radar della politica e dell’informazione. O meglio è stata ingoiata, ruminata e risputata sotto forma di propaganda urlata e becera (nel caso della destra xenofoba e parafascista), ma anche i media tradizionalmente più compassati si sono fatti condizionare il palinsesto dalla necessità di attrarre l’attenzione, di “sbattere il mostro in prima pagina”, salvo in molti casi, dover rivedere le parole o le immagini diffuse alla luce di un più attento esame degli accadimenti.
Un’altra prova è la vicenda, questa volta il teatro è Parma, dell’aggressione a un conducente di autobus. A dire il vero anche nelle prime immagini circolate (dal sito de “il fatto quotidiano, 30 agosto) si poteva vedere come a iniziare la rissa fosse stato il conducente, prendendo a calci il ragazzo senegalese che cercava di salire sull’autobus. Ovviamente il particolare non è stato preso in considerazione e per due giorni si è inveito contro i soliti “africani violenti”. Ieri il sito Parmapress 24 ha fornito una versione più completa nella quale i giovani immigrati accusano l’autista di aver rischiato di investire uno di loro, ma ancor più interessanti sono le vox populi che parlano di “Ragazzi che generalmente non sono mai sembrati violenti”. Un agente della Polfer e alcuni frequentatori della stazione, ammettono: “Sono sempre stati gentili, molti li conosciamo perché stanno spesso qui”. Alla fine si potrebbe concludere con una constatazione amichevole in cui le colpe si spartiscono almeno a metà.
Qui entrano in causa il web e i social in cui il “just in time” è il mantra irrinunciabile: tutto va pubblicato subito e, se mai, corretto in progress. Una filosofia che non dovrebbe riguardare le testate giornalistiche (nemmeno quelle online), le quali avrebbero il dovere di fare verifiche, approfondimenti, confronti. Ecco perché parlo di cortocircuito: la politica ridotta a ricerca del consenso si appiattisce su una percezione dilatata e innervata di pregiudizi, l’informazione si presta a farle da megafono. Il tutto genera ansia, spesso priva di effettive motivazioni, la quale a sua volta, non indirizzata e senza risposte, si rifugia nel razzismo più becero. Facciamoci tutti un bell’esame di coscienza e usciamo da questo girone dantesco.