STORIA DI ROSA, LA VOLPINA SALVATA DALL’INCENDIO

DI MONICA TRIGLIA

«Mi chiamo Rosa Fumetta e sono una volpina che, lo scorso giugno, quando avevo appena un mese di vita, ha rischiato di morire in un incendio».

Inizia così la storia che vi voglio raccontare.

Parla di una volpina che, lo scorso giugno, è stata salvata dagli operatori del Corpo forestale e di vigilanza ambientale in un bosco in fiamme nel comune di Massama, una frazione di Oristano, in Sardegna.

E parla anche di un’emergenza criminale, quella degli incendi, che questa estate, ancor più che in passato, hanno devastato l’Italia.

Rosa Fumetta è una volpina bellissima, un esemplare di “Vulpes vulpes ichnusae”. Io mi ricordo bene la sua prima foto sulla pagina Facebook della clinica veterinaria Duemari di Oristano, dove la piccola è stata portata. Aveva ustioni gravi alla testa e alle zampe e rischiava di perdere la vista da un occhio.

Ma la Clinica Duemari (che è centro di primo soccorso provinciale per la fauna selvatica ferita o in difficoltà) è molto, molto speciale, grazie alla responsabile Monica Pais e a un sacco di altre bellissime persone che ci lavorano.

Così, dopo un mese di cure, Rosa Fumetta è “ufficialmente” guarita.

Notizia buona: non ha perso la vista.

Notizia meno buona: le zampe anteriori non hanno più le unghie, e il naso e il labbro porteranno per sempre i segni delle fiamme.

Notizia così così: quando è stata salvata dalle fiamme Rosa Fumetta non era ancora svezzata. Per nutrirla e curarla i veterinari hanno dovuto abituarla al contatto con l’uomo. E questo, insieme alle lesioni alle zampe che le impediscono di scavare, ha fatto sì che Rosa non potrà più essere reinserita in natura, perché non sarebbe in grado di sopravvivere.

Le zampe della volpina a cui sono cadute, per sempre, le unghie.

E allora?

La storia che vi sto raccontando non finisce qui.

L’assessorato alla difesa dell’ambiente della Regione Sardegna, il corpo forestale, la Provincia di Oristano e la Clinica Duemari, hanno preso una decisione: Rosa Fumetta sarebbe andata a vivere all’Acquario di Cala Gonone, l’unica struttura in Sardegna che ha ottenuto la licenza di giardino zoologico.

E così è stato. Monica Pais (con le lacrime agli occhi all’idea di dire arrivederci alla volpina) ha portato Rosa a Cala Golone.

Ora Rosa è ospitata in una zona speciale dell’Acquario perché abbia il tempo di adattarsi alla sua nuova “famiglia” e in particolare allo staff che la seguirà.

Dal 1° settembre verrà trasferita in un recinto esterno progettato e allestito proprio per lei nel parco dell’Acquario. Dove troverà anche una casetta costruita con pannelli di sughero crudo che proteggono dal freddo, dal caldo, dai rumori e dall’umidità.

La realizzazione di questi pannelli, ha spiegato l’azienda Edilana di Guspini che si è occupata di progettare la casa di Rosa in collaborazione con la Duemari, non comporta l’abbattimento di alberi ma ne impiega la parte decorticata rinnovabile, lasciando intatta la foresta.

E allora?

No, la storia non è ancora finita.

Insieme a Rosa, l’Acquario di Cala Gonone si è impegnato a informare e sensibilizzare le persone sulle gravi conseguenze degli incendi dei boschi e sull’importanza della prevenzione. A partire dagli oltre 4.000 ragazzi delle scuole che ogni anno visitano la struttura.

Alla campagna, di cui Rosa Fumetta sarà la testimonial d’eccezione, collaboreranno tutti:  l’Acquario di Cala Gonone, l’assessorato regionale alla Difesa dell’ambiente, l’agenzia Forestas, il Corpo forestale e di vigilanza ambientale e la Clinica Duemari.

Perché gli incendi sono un’emergenza drammatica.

E’ stato calcolato che il 70 per cento dei roghi che ogni anno devastano la Sardegna sono di origine dolosa e oltre il 14 per cento vengono causati da comportamenti colposi dell’uomo.

Le conseguenze sono devastanti. Un solo grammo di terra ricca di humus contiene 35 milioni di batteri, 100.000 alghe, 1.000.000 di funghi microscopici, 750.000 protozoi. Tutte queste specie possono essere distrutte in meno di un secondo. Per ogni ettaro distrutto dalle fiamme muoiono, bruciati vivi o asfissiati, migliaia di insetti, centinaia di rettili e uccelli, decine di mammiferi. E non se la passeranno molto bene, per lungo tempo, i superstiti che, fuggiti nelle aree vicine, si troveranno a competere con le popolazioni originarie in ambienti che non conoscono, correndo seriamente il rischio di morire di fame.

La distruzione dei boschi espone il terreno alla forza erosiva della pioggia. Senza la protezione delle piante, aumenta il rischio di frane e alluvioni.

Rosa si sta preparando al suo nuovo lavoro. Monica Pais, accompagnata dal cane Palla con cui la volpina ha trascorso il suo tempo alla clinica Duemari, è andata a trovarla. Guardate questo filmato meraviglioso .

Ecco, mi piacerebbe che lo vedesse chi ha deciso la riapertura della caccia il 2 settembre, in 17 regioni italiane. Gli animali selvatici, già stremati dagli incendi e dalla siccità, dovranno difendersi anche dalle fucilate dei cacciatori.

Vorrei che chi si diverte a sparare guardasse la volpina Rosa. E provasse – se ne è capace – a ragionare sulla brutalità della caccia.