CAMBIAMENTI CLIMATICI E RISCALDAMENTO GLOBALE: L’AGONIA DEL PIANETA

DI SIMONA CIPRIANI

 

I report scientifici parlano chiaro, non c’è tempo da perdere per arginare la crescita del riscaldamento globale, principale responsabile dei cambiamenti climatici cui tutti noi stiamo assistendo, nonostante ci sia ancora chi nega l’esistenza del fenomeno, sostenendo la tesi secondo cui il global warming sarebbe un’invenzione e i mutamenti del clima un semplice evento naturale verificatosi più volte nel corso della storia dell’umanità.
Un certo numero di scettici,infatti, esiste e considera i mutamenti climatici semplici cicli climatici che si sono già verificati nel passato.
Secondo questi studiosi, il fenomeno di surriscaldamento che sta subendo l’atmosfera e, di conseguenza, la Terra, non sarebbe causato dall’aumento della concentrazione di CO2 nell’atmosfera in quanto, secondo alcuni grafici, non esiste corrispondenza tra le curve di aumento di anidride carbonica e delle temperature registrate.
La responsabilità sarebbe invece da imputare al mutamento delle macchie solari, minore quantità corrisponderebbe a un clima più freddo, maggiore a uno più caldo.
L’andamento e l’alternarsi di periodi caldi e freddi di durata variabile nel corso della storia, sarebbe quindi assolutamente normale e non ci sarebbe alcun reale motivo di preoccupazione per le sorti dell’umanità che ha dimostrato, nel corso dei secoli, capacità di adattamento a condizioni climatiche di ogni tipo
Di fatto tutti noi siamo consapevoli di vivere sulla nostra pelle delle mutazioni di temperatura e di eventi atmosferici cui mai prima avevamo assistito.
L’ondata di calore che ha caratterizzato l’estate italiana che sta per concludersi ne è un esempio concreto con prolungati periodi di caldo umido che ci hanno afflitto rendendo l’aria delle nostre città irrespirabile e trasformando le nostre nottate in incubi infernali insopportabili.
Secondo alcuni studiosi, entro la fine di questo secolo, se i ritmi attuali dovessero continuare, nel bacino del Mediterraneo le temperature, potrebbero aumentare di 4/6 gradi e le precipitazioni diminuire di circa il 20%.
L’unione di questi due fattori provocherebbe un’aridità tale da determinare un fenomeno di desertificazione che sarebbe, peraltro, già in atto, con l’avanzata del deserto del Sahara ai danni della zona del Sahel che procede alla velocità di circa 6 km all’anno e il fenomeno di costante inaridimento anche di altre zone in giro per il pianeta, comprese alcune regioni del meridione d’Italia
Nel nostro Paese le aree a rischio di desertificazione, sono il 21% del territorio, concentrate principalmente in meridione, con picchi in Sicilia del 70%, in Puglia del 57%, Molise 58% e Basilicata 55%.
Nello scorso mese di giugno le temperature medie, in Italia, hanno superato di ben 2,2 °C la soglia di riferimento. La passata stagione primaverile ha fatto registrare anche una forte diminuzione del livello delle precipitazioni, favorendo la riduzione dei bacini idrici e creando, secondo le stime di Coldiretti, danni in agricoltura per quasi un miliardo di euro.
Le terre aride, ricoprono, al momento, il 41% della superficie terrestre, e sono occupate per il 70% da popolazioni e Paesi in via di sviluppo: circa 2miliardi di persone che, in parte, potrebbero essere costrette a emigrare trasformandosi in migranti ambientali in cerca di condizioni più sicure e vivibili.
Il pericolo che le zone desertiche possano trasformarsi in gigantesche conche di polvere, le cosiddette Dust Bowl, secondo alcuni studiosi, è dietro l’angolo.
Le sempre più frequenti combinazioni di ondate di calore e siccità prolungate, potrebbero causare la morte ecologica dei deserti che, a differenza della percezione comune, sono ecosistemi popolati di piante e animali anch’essi necessari per l’equilibrio ecologico del pianeta, trasformandoli in enormi aree di territorio ridotto in polvere, con difficili e scarse possibilità di recupero se non in centinaia di anni.
L’innalzamento medio delle temperature terrestri è, al momento attestato sui 0,8°C ma se raggiungesse la soglia dei 2°C le conseguenze sarebbero difficilmente contenibili e risolvibili con gli attuali mezzi a disposizione. Secondo alcuni scienziati la soglia di rischio sarebbe addirittura inferiore e la temperatura media terrestre non dovrebbe arrivare a superare 1,5° C.
Tecniche agricole inappropriate, come allevamenti e agricolture intensive, cattiva gestione del territorio, deforestazioni, emissioni di gas serra, estrazione e raffinazione di idrocarburi e altri nefasti interventi antropici sono le principali cause del riscaldamento globale e dei conseguenti cambiamenti climatici.
Il surriscaldamento del pianeta è responsabile, inoltre dell’innalzamento del livello del mare, delle alluvioni, delle tempeste e degli uragani che sempre più spesso si presentano con effetti devastanti mettendo a serio rischio le produzioni alimentari, le specie animali, l’habitat e gli ecosistemi, oltre che le stesse vite umane, creando gravissimi problemi economici, soprattutto nelle zone più povere del pianeta.
Si calcola che tra il 2021 e il 2025 gli oceani e i mari potrebbero subire un innalzamento medio compreso tra i 7 e i 12 cm; la crescente evaporazione delle acque causata dall’aumento delle temperature porterebbe inevitabilmente a una maggiore concentrazione salina che comporterebbe il mutamento dei vari ecosistemi marini compreso quello del bacino del Mediterraneo.
Secondo i dati presentati in una conferenza stampa, tenutasi alla Camera dei Deputati nel giugno scorso cui hanno partecipato diversi studiosi del clima e scienziati dell’Ipcc, l’organismo governativo sui cambiamenti climatici, la situazione di pericolo sarebbe particolarmente allarmante soprattutto per i Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum e per i 500milioni di persone che li abitano.
La velocità del cambiamento di clima cui stiamo assistendo, inverni anomali, e prolungate ondate di calore, se non riusciremo a contenere il riscaldamento globale, provocherà sempre più spesso fenomeni atmosferici inconsueti come veri e propri cicloni, i cosiddetti “medicanes”, Mediterranean Hurricanes, tempeste tipiche dell’oceano Pacifico con frane e alluvioni devastanti.
Il cambiamento delle condizioni climatiche causerà la perdita di numerose biodiversità che caratterizzano il territorio italiano rendendolo unico al mondo. Il problema riguarderà in egual misura ecosistemi terrestri e marini: l’acidificazione delle acque favorirà l’introduzione di specie aliene, mentre l’apparizione di nuovi tipi d’insetti potrebbe favorire l’avvento di nuove malattie trasmissibili clima-sensibili e tossinfezioni alimentari provocando effetti negativi sulla salute degli uomini.
Sempre secondo il rapporto presentato alla Camera, l’eccezionale ondata di calore registrata in Italia nel luglio del 2015 ha provocato almeno 2700 morti premature ma le previsioni per il futuro sono ancora peggiori.
A lanciare l’allarme è uno studio dell’European Commission Joint Reserch Centre, che stima un numero annuo di ben 152mila cittadini europei a rischio decesso per fenomeni meteorologici estremi nel periodo compreso tra il 2071 e il 2100, con una particolare incidenza nella parte meridionale del continente.
Rispetto ai numeri registrati tra il 1981 e il 2010, di circa 3000 morti l’anno, si tratterebbe di un incremento 50 volte più alto con punte 64 volte maggiori nei Paesi considerati più a rischio come Spagna, Francia del Sud e naturalmente Italia.
Il clima è regolato da una serie di meccanismi complessi i cui elementi principali sono la composizione chimica dell’atmosfera e l’energia prodotta dal sole e assorbita dalla Terra in maniera non omogenea a causa della sua forma sferica e dall’alternarsi di continenti e oceani, caratteristico della sua conformazione geografica.
Con l’aumentare della temperatura terrestre, l’atmosfera si surriscalda provocando una maggiore concentrazione di vapore acqueo atmosferico che determina l’intensificazione dell’effetto serra naturale con un conseguente, ulteriore aumento del riscaldamento globale e la formazione di nuvole che, a loro volta, hanno il doppio ruolo di assorbimento dell’irradiazione terrestre contribuendo anch’esse così al riscaldamento, e di raffreddamento attraverso la rifrazione verso l’alto delle radiazioni solari incidenti.
L’aumento della temperatura media globale è strettamente legato alla concentrazione di anidride carbonica presente nell’atmosfera che negli ultimi due secoli è aumentata raggiungendo, nel 2011, 391 ppmv (parti per milione in volume) crescendo, rispetto al periodo pre-industriale del 40%.
La natura ha la capacità di regolare autonomamente una certa quantità di anidride carbonica attraverso l’assorbimento di questo elemento da parte degli ecosistemi terrestri e di quelli oceanici, definiti, in linguaggio scientifico, Sink cioè serbatoi.
Grazie a questa preziosa funzione, secondo rilevazioni scientifiche, i Sink sono riusciti ad assorbire ben il 54% delle emissioni totali di CO2 prodotte nel periodo compreso tra il 2000 e il 2007 ma il restante 46% è rimasto purtroppo nell’atmosfera.
Il tasso di crescita di emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera ha così messo in crisi un processo di autodifesa naturale che potrebbe addirittura trasformarsi da assorbitore in emettitore se la quantità di CO2 dovesse in qualche modo portare a saturazione l’azione dei Sink stessi.
Appare quindi d’importanza tassativa ridurre considerevolmente e in tempi brevi le emissioni di anidride carbonica; basti pensare che, solo adottando metodi di coltivazione biologica, si potrebbe avere un calo di concentrazione di CO2 atmosferica del 23% in Europa e del 36% negli Stati Uniti a cui si potrebbe aggiungere l’apporto positivo rappresentato dall’utilizzo delle fonti energetiche alternative.
È necessario, dunque affrontare queste previsioni catastrofiche con la giusta consapevolezza. Sarà importante accelerare il processo di attuazione degli accordi di Parigi mantenendo fede alle promesse fatte in quell’occasione dai potenti della terra che, in occasione del COP21, siglarono un accordo che si proponeva di mantenere il riscaldamento globale entro i 2°C.
Lo scoccare dell’ora del punto di non ritorno potrebbe essere molto vicina, nonostante lo scetticismo di molti, ed è dovere dei governi preservare il Pianeta e la stessa sopravvivenza del genere umano.