COLOMBIA, EX GUERRIGLIERI FARC IN PARLAMENTO DOPO GLI ACCORDI DI PACE

DI FRANCESCA CAPELLI

Dalla guerriglia al parlamento. Accade in Colombia, dove le Farc – Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia, la più antica e potente organizzazione guerrigliera del paese – sono pronte a presentarsi alle elezioni presidenziali del 2018. Culmina così il processo di pace iniziato nel 2012 all’Avana, con la mediazione decisiva dell’allora presidente venezuelano Hugo Chavez, che ha consentito la restituzione delle armi da parte di 7000 combattenti e la firma del trattato di pace con il governo di Juan Manuel Santos a novembre scorso. Processo non privo di arresti, scossoni e attriti, visto che il trattato era stato rifiutato un mese prima in un referendum consultivo, dove i no avevano vinto – a sorpresa – con il 50,24 dei voti. Il movimento per il no era stato guidato dall’ex presidente Alvaro Uribe, da sempre sostenitore della soluzione militare.
Un risultato inaspettato, malgrado i segnali di malcontento di parte della popolazione, che considerava gli accordi di pace troppo squilibrati a favore dei guerriglieri, di fatto una specie di amnistia. Sia il presidente Santos, sia i leader delle Farc dichiararono all’indomani del referendum di voler avanzare comunque con il processo di pace, tanto che il cessate il fuoco è rimasto in vigore e si è arrivati in poche settimane all’accordo, firmato dal presidente Santos e dal leader storico delle Farc Rodrigo Londoño “Timochenko”.
Le nuove condizioni prevedono forme di giustizia e riparazione per le vittime, lotta al narcotraffico, reintegro degli ex guerriglieri nella società “in condizioni di dignità” (come si legge in un sito governativo che spiega i principali punti dell’accordo, www.acuerdodepaz.gov.co), forme di protezione per l’economia contadina. L’obiettivo è chiudere una guerra civile che dura da oltre mezzo secolo. Come si legge nel sito governativo, “la scusa ‘Anche tu sei responsabile’ o la giustificazione: ‘Hai cominciato tu’ sono argomenti irrilevanti al momento di mettere fine a questo doloroso conflitto”. Viene inoltre sottolineata la differenza tra il perdono come scelta personale e la necessità della società di non restare prigioniera del rancore, non per condiscendenza, ma per spirito di riconciliazione.
Presentandosi alle elezioni, il partito delle Farc (che prende il nome di Fuerza Alternativa Rivolucionaria del Común) si vedrà garantiti cinque seggi al Senato e altrettanti alla Camera dei deputati, anche se non dovesse ottenere nemmeno un voto. Non sono ancora stati definiti i candidati, ma oltre al leader Iván Marquez, negoziatore degli accordi di pace, si fanno i nomi di Carlos Antonio Lozada, Pablo Catatumbo, Pastor Alape, Ricardo Téllez e alcune donne come Camila Cienfuegos y Mireia Andrade. Resterà un partito di impostazione marxista-leninista, ma che accoglie elementi del pensiero progressista bolivariano (una via latinoamericana al socialismo che ha caratterizzato molti governi di centro-sinistra sudamericani della prima decade del XXI secolo: Bolivia, Venezuela, Ecuador, Paraguay prima del colpo di stato del 2012 e, in parte, Argentina e Uruguay).
I punti chiave della campagna saranno la lotta alla corruzione e l’attuazione piena degli accordi di pace, a rischio in caso di vittoria del candidato dell’area politica di Uribe. Si parla inoltre di ambiente, di difesa dei piccoli agricoltori, delle comunità indigene e afrocolombiane, dei diritti delle persone GLBT, spesso messi in secondo piano dai movimenti politici marxisti ortodossi latinoamericani, tradizionalmente omofobi. Sono probabili intese con il Partito Comunista.
In occasione della prossima visita di Bergoglio in Colombia, i leader delle Farc hanno chiesto un incontro con il papa, malgrado l’opposizione delle gerarchie cattoliche conservatrici del paese.
La guerra civile tra le Farc e lo stato ha provocato in Colombia la morte di 260mila persone e sei milioni di vittime indirette (tra cui i cosiddetti desplazados, contadini costretti ad abbandonare le loro terre). Nate alla fine degli anni ’50 come movimento contadino di stampo marxista, le Farc scelsero la via della lotta armata e arrivarono a contare su una truppa di 20mila guerriglieri. Scelsero di finanziarsi con i riscatti ai rapimenti e, dagli anni ’80, con la cocaina, tanto da finire assimilate, nell’opinione comune, al narcotraffico e alla criminalità organizzata.