GENTILONI AL FORUM DI CERNOBBIO: “ALLE SPALLE LA CRISI PEGGIORE DEL DOPOGUERRA”

DI VIRGINIA MURRU

Sono andati avanti a ritmo quasi frenetico gli interventi al Forum Ambrosetti, personaggi di primo piano si sono avvicendati davanti ai microfoni, dichiarazioni ‘sensazionali’ non ce ne sono state, ma è stato fatto il punto sull’attuale assetto dell’economia globale, nonché di quella italiana.

La seconda giornata (2 settembre), è stata dedicata all’Italia, presenti le massime autorità del Governo, del mondo finanziario e dell’imprenditoria, non poteva pertanto mancare il Presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia.

Egli, nel suo discorso, si è dichiarato ottimista sulle attuali favorevoli condizioni congiunturali dell’economia italiana, su quella europea e globale in generale, nonostante “persistano ancora elementi d’instabilità e incertezza”. Intervistato da ‘Il Sole 24ore’, il Presidente Boccia ha affermato di vedere ‘il bicchiere mezzo pieno’. “Ma la prudenza è d’obbligo – sostiene  – perché, è vero, la crisi è alle spalle, ma senza la dovuta attenzione, si potrebbe tornare nel tunnel”.

Ossia è necessario persistere nella tendenza alla crescita, adottare ogni strategia idonea a confermare la buona performance raggiunta, spingendo in avanti con determinazione per allungare il passo.
Afferma Boccia nel corso dell’intervista: “La crescita è la soluzione per contenere i divari all’interno della società italiana e tra le imprese, ma anche per ridurre il debito pubblico, senza mai rallentare.”

Più che ottimista l’intervento del Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Davanti ai microfoni del Forum ha esaltato i lusinghieri risultati raggiunti dall’economia italiana, sottolineando, nel contempo, il miglioramento dei conti pubblici. Al riguardo ha così commentato:
«Se ci fosse un premio per l’alta correzione in positivo lo vincerebbe l’Italia”. – “Ci lasciamo alle spalle – aggiunge – la crisi più dura del dopoguerra”.

Mettendo così in evidenza la notevole riscossa della nostra economia, rapportata agli ultimi anni, impiegati a trascinare via il Paese dal pantano della recessione e a riportare in positivo il Pil e gli indici macroeconomici più importanti.

Tra i quali l’indice di fiducia di famiglie e imprese, un dato certamente importante, che proviene da una lenta, ma decisa crescita di tutti i settori dell’economia, in primis il manifatturiero e l’export, “per i quali – sottolinea il premier – l’Italia è tra i primi 5/6 Paesi produttori nel mondo”.

Precisa però, che il Governo non è e non può essere il campo dei miracoli, i risultati, secondo Paolo Gentiloni, si raggiungono con la perseveranza e l’impegno. Intanto, il primo degli impegni, sarà quello di portare avanti una buona legge di bilancio ‘che non faccia danni’.

“E’ vero – sostiene il premier – che l’Italia si lascia dietro una grande crisi economica, ma le ‘antiche difficoltà’, ereditate peraltro dai tanti governi che si sono succeduti nel tempo, hanno prodotto un debito pubblico che stiamo provando a contenere, e non è facile. Io, da quando ho varcato la soglia di Palazzo Chigi, ho perseguito gli obiettivi delle riforme già avviate, affrontando sfide alquanto difficili. Incoraggianti i risultati dell’export,  sono anzi straordinari: siamo secondi solo alla Germania, e stabilmente tra i 4-5 paesi più forti nel mondo. Senza contare i progressi  delle presenze nel settore turistico.

Ma c’è ancora da fare, in termini di ripresa del lavoro, che è ‘scandalosamente insufficiente’, per quel che riguarda quello giovanile e delle donne. Malgrado questo ci sono stati progressi notevoli nell’occupazione, si è arrivati a 23 milioni di occupati, praticamente un record. “

Sul tema lavoro è intervenuto anche il ministro Giuliano Poletti, che ha accennato alla decontribuzione per i lavoratori assunti a tempo indeterminato, gli interventi al riguardo sono ancora da definire, ma le misure sono tuttavia definitive.
“C’è da fare nell’ambito delle costruzioni – ha proseguito il Presidente del Consiglio – tanto da investire nel settore, e anche, purtroppo, tanto da ricostruire”. Il riferimento è ovvio.
“Si recupera credibilità nei conti pubblici, senza ‘uccidere’ la crescita, conservando un avanzo primario che ormai da 20 anni non ha uguali nell’economia europea.”

Di Maio, rappresentante di spicco del M5S, ha definito il nostro paese una ‘smart nation’, aggiungendo che sarà il titolo del programma economico del Movimento, che sarà prossimamente presentato nella campagna elettorale, il cui candidato premier, non è una novità, sarà proprio lui.
Nel suo discorso ha messo in rilievo il fatto che il Movimento non ha tendenze populiste:

«Non siamo populisti né estremisti, e nemmeno anti-europeisti». Di grande importanza nel programma dei pentastellati è il web, il digitale e l’innovazione.
L’intervento di Matteo Salvini, è orientato verso la riscossa dell’Italia – “perché noi della Lega non ci accontentiamo, come il premier Gentiloni, vogliamo un Paese con meno vincoli, meno penalizzato dal fisco”.

Sul tema ‘pensioni’ è inflessibile: “non vogliamo per i nostri figli pensioni da fame di 650 euro, occorre indirizzare al meglio le risorse, meno bonus e più strategie mirate”.
L’intervento di Piercarlo Padoan, era attesissimo dalla platea del Forum, e da chi ha seguito dall’esterno i lavori a Villa d’Este.

Egli ha sottolineato che per incentivare la crescita occorre una politica globale che sia favorevole. Non esiste una bacchetta magica – precisa. Ora i venti soffiano nella giusta direzione, è necessario cogliere le opportunità, altrimenti si torna indietro.

Ha poi smorzato il tono serio del discorso con un riferimento a Gentiloni: ‘E’ il Totti del governo’.
Il ministro dell’Economia nel suo lungo intervento ha fatto cenno al ‘common wisdom’ della politica economica, chiamando in causa i ‘policy maker’ per sollecitarli a mobilitarsi e ad escogitare soluzioni efficaci per incrementare la crescita.

“I policy maker – sostiene Padoan – dovrebbero usare tutti gli strumenti a disposizione, e impiegare ogni sforzo possibile in modo però coordinato, aiutandosi vicendevolmente nella politica fiscale, monetaria e strutturale. Le soluzioni adottate dai singoli stati, infatti, sono meno efficaci di quelle intraprese insieme ad altri.”

Nel suo intervento il ministro dell’Economia rivolge l’attenzione anche alla crescita globale e afferma:
“Il problema della crescita globale è ben lontano dall’essere risolto – il ‘2 in 5 – ossia l’aumento del tasso di crescita del 2% in 5 anni, è ancora un traguardo da raggiungere, e le cause sono più profonde e complesse di quanto sembrino.
C’è troppo risparmio perché c’è eccessiva prudenza, l’aspetto simmetrico è il basso livello degli investimenti, si riscontra esitazione in quanto non si ha fiducia nelle prospettive di profitto dell’attività d’investimento.”

Non senza perplessità, per il timore d’essere interpretato in modo inopportuno dai mezzi d’informazione, il ministro ha poi accennato alla ‘stagnazione secolare’, ossia ‘lentezza di crescita a livello globale’.
“Ma – ha precisato Padoan – non sto dicendo che attualmente ci troviamo in un clima di stagnazione secolare”.

“Gli economisti – ha proseguito – guardano con preoccupazione agli investimenti, non solo a quelli pubblici, ma anche ai privati. Gli investimenti sono quella grandezza macroeconomica che è ‘andata male’ negli anni della crisi.”
Gli investimenti, secondo il ministro Padoan, sono fondamentali per un’economia perché ‘aggrediscono nodi strutturali che sono impedimenti alla crescita’. Nella sua analisi uno spazio non indifferente è stato dedicato alle riforme strutturali.

“Il tema delle riforme strutturali – sostiene Padoan – veniva trattato come residuale da importanti istituzioni internazionali, nel corso dei meeting. Oggi sono al centro della strumentazione di politica economica, danno benefici importanti in termini di crescita e lavoro. Intanto sono un complemento alla politica d’investimento, offrono opportunità di profitto tramite la liberalizzazione dei mercati, rendono più fluido il loro funzionamento, hanno un ruolo nella pubblica amministrazione”. E prosegue:

Le riforme strutturali sono al centro dell’attenzione, aumentano la responsabilità dei governi, richiedendo interventi specifici, dettagliati, proattivi e non invasivi da parte dei governi stessi. E infine le politiche di riforma dipendono non solo dai governi centrali, ma anche da quelli locali; esse producono risultati nel breve e medio termine, ma soprattutto nel lungo termine. Le riforme richiedono la ‘pazienza’ dei policy maker.

Il Qe, secondo Padoan, deve avere una fine, ci saranno inevitabili difficoltà all’inizio perché ‘la crisi d’astinenza’ sarà normale, ma con le politiche di riforma strutturale, si dovrebbe camminare bene anche con le proprie gambe”.
Con orgoglio poi precisa:

“Lo stato dell’economia che la prossima legislatura erediterà, è sicuramente migliore di quella che ha ereditato questa dalla precedente, segnata da crisi fortissima. Non credo che il risultato sia solo merito della ripresa della domanda mondiale”.
L’occupazione giovanile è una priorità per il governo, secondo gli intendimenti del ministro:

“Con il premier abbiamo in mente una visione pluriennale che identifica le urgenze – precisa – tra cui quella di sostenere in modo credibile ed efficace l’occupazione giovanile.”

Un intervento lungo e mirato, quello del ministro dell’Economia, che ha fissato l’obiettivo sui punti più cruciali dell’attività di politica economica del Governo negli ultimi anni, e stabilito le coordinate anche per un futuro in cui le riforme diventino il punto fermo del Governo espresso dalle prossime elezioni politiche.