M5S: A CERNOBBIO PER L’APOLOGIA DEL PROFITTO

DI LUCA SOLDI

 

L’esame della finanza, dell’imprenditoria a Villa d’Este a Cernobbio, per il M5S, evidenzia alcuni punti importanti. E fra questi la celebrazione dell’apologia del profitto.
Una considerazione che segna un passaggio importante, una presa di distanze da un populismo generalizzato che senz’altro provocherà scossoni anche dentro il movimento. Al forum di Cernobbio ha prevalso però il sano realismo alla faccia di quanti non avrebbero voluto questa contaminazione. A quella platea attenta e preoccupata si è voluto dire di stare tranquilli, arriverà presto il tempo in cui i cinquestelle smessi gli abiti rivoluzionari vestiranno quelli dell’efficienza e del governo.
Strizzando più di una volta l’occhio agli imprenditori, i grillini hanno affermato di avere a cuore “il dialogo con i portatori di interesse”, ribadendo, a testa bassa, contro gli elementi che per gli imprenditori sono una continua dannazione, cioè la burocrazia e la cattiva gestione dello Stato.
I grillini, lo hanno detto con Di Maio, con quella ch’è la figura più in vista del movimento. E’ lui che aldilà dello slogan con cui si è presentato: “Vogliamo una smart nation”, hanno toccato quei temi che poi dovranno essere ben sviscerati nella prossima campagna elettorale. Il punto fondamentale è che il M5S, come dice Di Maio, non lancia anatemi contro gli imprenditori, semmai i colpevoli, ribadisce a non finire, stanno nella politica, in quella degli sprechi e del sistema di potere, perché: “Il Movimento 5 stelle non è contro il giusto profitto o l’impresa. Al contrario vogliamo tutelare chi crea valore ma proprio per questo però siamo contro gli sprechi, l’utilizzo sconsiderato dei soldi pubblici e i privilegi che hanno contribuito a soffocare lo sviluppo anche imprenditoriale del Paese. Il nostro scopo fondamentale è il ritorno ad una morale pubblica che consenta alle imprese di lavorare in un contesto pulito, libero da sprechi e condizionamenti esterni”.

Esiste dunque un “giusto profitto” che deve essere riconosciuto agli imprenditori e lo Stato devo dunque sostenerli in questa vocazione.

Di Maio rilancia anche sulla tecnolgia. ‘’L’Idea di governo del M5s, e’ un’idea fondata sull’innovazione tecnologica’’. “Vogliamo un’Italia smart nation, che investa nelle nuove tecnologie sia nel pubblico sia nel privato e quindi cominci a creare lavoro e valore in questo settore’.

Per ottenere ciò i Cinquestelle arrivano ad immaginare Il progetto per: “un Paese snello, veloce, efficiente. Un Paese dove aprire un’impresa è semplice come aprire un sito internet”. E su internet i grillini puntano molto, sulle nuove autostrade digitali, sulla banda larga, cavallo di battaglia anche di Renzi.

“Quando pensiamo a un modello di buon governo, è ai Paesi del Nord Europa che rivolgiamo il nostro sguardo”- sottolinea Di Maio- “Anche per questo come Parlamentari del Movimento 5 Stelle abbiamo commissionato uno studio, Lavoro 2025, per conoscere in anticipo quali trasformazioni economiche, sociali e tecnologiche ci saranno da qui ai prossimi dieci anni e per non farci trovare impreparati su un tema cruciale per il futuro. Non ci interessa distruggere, ci interessa costruire e farlo al meglio. Noi abbiamo un concetto alto della politica, una politica intesa come amministrazione della cosa pubblica nell’interesse comune, una politica che non si mette al servizio di nessuno, se non dei cittadini. Per fare questo bisognerà anche ripensare al concetto di trasparenza tra la politica e i portatori di interesse. E’ arrivato il momento di regolamentare il rapporto tra la politica e le lobby, così come accade in molte altre parti d’Europa”.

Idee chiare, sembra. Come chiaro vorrebbe essere l’approccio con il fiscal compact, la lotta agli sprechi da sola ovviamente non può essere sufficiente. L’Italia deve poter ri-contrattare alcuni trattati europei che impediscono una solida ripresa. Una linea che una volta per tutte indica che il M5S non sia anti-europeista e che dell’euro si può parlare.
Si tratta di una semplificazione ormai, affermare che per il movimento c’è un no a tutto. Le vere colpe sono ancora una volta delle scelte politiche di austerità prese fino ad oggi, un indirizzo che: “Ha fallito su tutta la linea, non centrando nemmeno il suo obiettivo manifesto: ridurre il rapporto debito/Pil. Questo infatti è cresciuto di oltre 32 punti percentuali dal 2007 ad oggi (da meno del 100% a più del 132% di quest’anno). La rincorsa folle al pareggio di bilancio pubblico ha sacrificato le spese produttive, cioè gli investimenti, e le imprese hanno pagato così anche l’invecchiamento infrastrutturale e il mancato sviluppo tecnologico”. Per Di Maio questi ultimi anni di congiuntura favorevole sono andati persi malamente. Alcune incapacità e ritardi colpevoli hanno fatto sì che si sia perso il corso naturala della ripresa come hanno fatto altri Paesi tipo la Germania.

Ma Di Maio non si limita ad analisi ed accuse, propone anche soluzioni concrete: “Gli investimenti da fare per diventare una smart nation sono tantissimi. Abbiamo già detto che un nostro obiettivo in 5 anni di governo è raggiungere il milione di macchine elettriche. Non stiamo parlando di qualcosa di astratto: sono appena rientrato da un tour della Sicilia a bordo di un pulmino elettrico, con cui abbiamo percorso 2000 km”. Affermazione che gli permette di ricordare che la Germania anche su questo punto ci batte perché ha già ben chiaro il suo obbiettivo ch’è quello di un milione di auto per il 2020, mentre un Paese agli antipodi come l’India si è impegnato a bandire le auto a benzina per il 2030.

Su questo punto, sul ritardo cronico alla modernizzazione, punto cruciale diventa il tema della digitalizzazione della Pubblica Amministrazione che in sostanza non è mai iniziato. Dice Di Maio: “Oggi qualsiasi cosa uno debba fare in banca la può fare con il mobile banking con tantissimo risparmio di tempo per il consumatore e con grande risparmio di costi da parte delle banche. Se hai a che fare con l’amministrazione pubblica invece devi prendere il biglietto (non sai mai quale) e fare la coda. Un anacronismo da risolvere. Pensate solo alla creazione di una partita iva, se in UK si può fare online nel giro di un paio d’ore perché non si può fare anche in Italia?”.

Come pure servirà per rendere competitive le imprese, snellire, sburocratizzare, mettendo in ordine nella “giungla di leggi”, troppe, che imbrigliano l’attività di chi voglia investire nel nostro Paese. Una nuova legge si farà solo se serve e così cominceremo ad ottimizzare anche il lavoro del Parlamento. Burocrazia, infatti, è anche l’atteggiamento di un Parlamento che fa una legge ogni due giorni e mezzo”.