NDRANGHETA: ARRESTI ECCELLENTI.ECCO CHI E’ ROCCO MORABITO, IL RE DELLA COCAINA

DI ANNA LISA MINUTILLO

Dopo 25 anni di latitanza è stato catturato il boss della ‘ndrangheta Rocco Morabito: era in Uruguay.
Il boss calabrese è stato catturato mentre si trovava in un hotel a Montevideo, anche se viveva nella località di Punta del Este , questo sottolineano le fonti. Morabito era in possesso di un documento falso brasiliano a nome ‘Francisco Capeletto’, con il quale aveva poi ottenuto la carta d’identità uruguaiana.
Morabito è nato ad Africo, in provincia di Reggio Calabria, nell’ottobre del 1966. Era fuggito in Uruguay da una decina d’anni , era uno dei dieci mafiosi più ricercati in Italia.
Il boss sarà estradato in Italia, ha confermato il ministero degli Interni di Montevideo. Insieme a Morabito è stata arrestata sua moglie, una donna angolana con passaporto portoghese. Sono stati sequestrati anche 13 cellulari, una pistola, 12 carte di credito, assegni in dollari e 150 foto carnet con il viso del detenuto.
A permettere il suo arresto è stato un provvedimento di cattura ‘rosso’ dell’Interpol. Morabito è accusato di aver fatto parte tra il 1988 e il 1994 di un gruppo del narcotraffico, in cui organizzava il trasporto della droga, soprattutto cocaina, in Italia, e della sua distribuzione a Milano.
Il ministro dell’Interno, Marco Minniti si è complimentato con il capo della Polizia, Franco Gabrielli, e con il comandante generale dei Carabinieri, Tullio Del Sette. “L’azione dello Stato contro la criminalità organizzata ha conseguito un altro importante risultato con l’arresto avvenuto a Punta dell’Este, in Uruguay, di Rocco Morabito, ricercato dal 1994 in ambito internazionale e inserito nell’elenco dei latitanti più pericolosi, perché già condannato per associazione di tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti e altri gravi reati”.
Morabito è stato considerato a lungo “il re milanese della cocaina”. In attesa dell’estradizione in Italia, dove deve scontare una condanna a 30 anni di carcere per associazione mafiosa e traffico di droga, Morabito è stato incarcerato per tre mesi nel Paese sudamericano per detenzione di documenti falsi e usurpazione di identità.
Gli investigatori italiani sospettavano che fosse fuggito in Brasile. Ma quando ha iscritto una figlia a scuola sotto il suo vero nome le indagini sono scattate in Uruguay. A 25 anni aveva lasciato l’Aspromonte con destinazione Milano dove gestiva la distribuzione di coca ai giovani rampanti del centro.
Ma chi è Rocco Morabito e di quali crimini è accusato?
Rocco, detto ‘u tamunga perché proprietario di una Auto Munga, è un discendente di Giuseppe Morabito, boss di una delle più potenti ‘ndrine della Locride quella dei Morabito.
A Milano risulta ancor oggi essere residente in via Bordighera,
Nel 1994 con l’operazione Fortaleza viene condannato a 30 anni di carcere per associazione di tipo mafioso e traffico di droga. Il 10 febbraio 1995 è stato inserito nell’elenco dei latitanti più pericolosi d’Italia. Nel 1992 tentò il trasporto di 592 chili di cocaina dal Brasile all’Italia. Nel 1993 organizzò un trasporto di 693 chili.
Nel frattempo la sua villetta a Casarile, sequestrata diventa una biblioteca comunale mentre ad Africo gli viene sequestrata un’altra villa in attesa di destinazione d’uso.
Non ha mai smesso di occuparsi della sua attività principale, ossia trafficare cocaina tra Sudamerica e Italia, attività molto redditizia ma altrettanto rischiosa soprattutto per chi è inserito nell’elenco del 30 latitanti di pericolosi.
Ha vissuto gli anni d’oro di Milano, tra locali e night. Dal Biffi di piazzale Baracca, fino ai lounge bar di piazza Diaz. Gli investigatori della squadra Mobile di Milano e il pm Laura Barbaini che gli hanno dato la caccia nell’indagine Fortaleza per la quale ha rimediato la condanna a 30 anni di carcere per narcotraffico, lo descrivono come un uomo sempre elegante, nonostante le sue sopracciglia foltissime e il marcato accento di Africo.
Tamunga era latitante da 23 anni proprio da quell’inchiesta datata 1994. A quei tempi era l’uomo di fiducia dello zio Domenico Antonio Mollica, altro pezzo da novanta della cosca Morabito. Ad incastrarlo sono gli agenti sotto copertura mentre paga droga per 13 miliardi delle vecchie lire e ne importa (o tenta di farlo) per quasi una tonnellata. Era riuscito a sfuggire all’arresto e da allora (nel ‘95 le ricerche erano state estese in ambito internazionale) era rimasto solo un fantasma. Due anni fa il suo nome è comparso nell’elenco delle 30 primule rosse del Viminale e più di un investigatore aveva interpretato questo inserimento come il segnale che finalmente lo Stato avesse deciso di rendere più complicata la vita di Tamunga. Le ultime indagini lo collocavano in Sudamerica, di certo si muoveva con documenti brasiliani e in alcune recenti intercettazioni gli inquirenti avevano avuto il sospetto di aver captato la sua voce.
Figlio di Domenico Morabito e Carmela Modafferi, nipote di Antonio Mollica e parente del temuto boss Peppe Tiradritto Morabito, ‘U Tamunga’ porta un cognome in grado di aprire tante porte, sia a Milano, sia in America Latina.
“Dal 1994, il mio cliente ha una vita normale e non ha nulla a che fare con attività delittuose o organizzazioni criminali”, queste le dichiarazioni rilasciate dal suo legale. Una dichiarazione che rivela forse la strategia di Morabito per sfuggire all’estradizione. Accusato di falsificazione di documenti e di falso ideologico, per adesso ‘U Tamunga’ è in carcere.
La ‘ndrangheta è il sistema malavitoso più solido di cui si ha conoscenza anche per lo scarso numero di pentiti che si è avuto negli anni, contrariamente a quanto avvenuto per Cosa Nostra, proprio per la regola ferrea della ‘ndrangheta di punire l’affiliato colpendo i suoi diretti familiari
In effetti esistono solo due modi per diventare ‘ndranghetisti : per nascita quando si è eredi di una famiglia mafiosa, o tramite battezzo, in cui l’aspirante malavitoso giura fedeltà all’organizzazione fino alla morte.
La Ndrangheta trova nella sua attività principale il narcotraffico, ma controlla anche il traffico d’armi e di essere umani, lo smaltimento di rifiuti tossici e radioattivi e il gioco d’azzardo, pratica estorsione e usura, condiziona appalti, voto elettorale e molti settori della società
Quanti sono gli ‘ndranghetisti? Secondo gli ultimi dati ufficiali le ‘ndrine, ovvero le famiglie mafiose, sono oltre 140, mentre gli affiliati sarebbero circa 6000.
Si estende in vari settori importanti dei nostro paese partendo da quello politico sia a livello locale che regionale , per arrivare poi alla Pubblica Amministrazione, al commercio, all’imprenditoria, passando per la sanità per giungere anche nell’agricoltura. Un fenomeno ’ presente in quasi tutte le regioni d’Italia che è in forte espansione nei Paesi che sono meta dell’emigrazione calabrese, tra i quali Australia, Germania, Canada e Stati Uniti. Secondo l’Eurispes il suo giro d’affari tocca punte di oltre 50 miliardi l’anno.
Equilibri particolari all’interno dei quali
tutti obbediscono ed ossequiano in modo ineccepibile il boss che comanda , ogni suo desiderio diventa un ordine implicito, qualcosa da portare a termine seguendo le modalità dettate , senza battere ciglio , numeri e persone che si spersonalizzano per tenere alto l’onore del proprio casato di appartenenza, così nascono le ‘ndrine.
che sono delle cosche malavitose della ‘ndrangheta. A gestire la ‘ndrangheta sono in prevalenza consanguinei attraverso le ‘ndine che hanno il fine di controllare un particolare territorio come un paese o un quartiere di una città, e da altri soggetti affiliati. Il nome di una ‘ndrina quindi non è altro che il cognome della famiglia stessa oppure (come accade in alcuni casi) dai cognomi di più famiglie che nel tempo hanno stretto legami matrimoniali, unendosi così tra loro .
Un sistema come la ‘Ndrangheta è unitario, strutturato su più livelli, a cui fanno capo uno o più vertici. A differenza di quella piramidale di Cosa Nostra, la ‘Ndrangheta possiede una struttura interna orizzontale, che poggia sui membri di un nucleo famigliare, le ‘ndrine.
Vediamo cos’è un ‘ndrina e come è organizzata
Il capo di ogni ‘ndrina viene detto genericamente capubastuni (capobastone), mentre più ‘ndrine di un paese formano la locale.
In Calabria vi sono almeno 150 ‘ndrine, molte delle quali con collegamenti in tutta Italia e all’estero.
Questi i ruoli presenti all’interno della struttura gerarchica e partendo dal grado più basso che solitamente vengono ricoperti all’interno di una ‘ndrina
• contrasto o associato, non è una dote ma è la definizione di chiunque non faccia parte dell’organizzazione ed è in contrasto con la stessa
o contrasto onorato Anche questa non è una dote, ma è un termine usato per descrivere una persona che desidera affiliarsi, in prova per un periodo di tempo (da pochi mesi a qualche anno) non facente ancora parte dell’organizzazione.
o giovane d’onore, affiliato per diritto di sangue, una dote non di merito ma per diritto di nascita, appartiene quindi ai figli di esponenti già facenti parte della ‘ndrangheta come buon auspicio affinché in futuro possano diventare uomini d’onore.
• picciotto d’onore ovvero i soldati della ‘ndrina.
• camorrista, affiliato con funzione simile al capodecina di Cosa Nostra, è più anziano del picciotto d’onore ed è colui che gli assegna gli incarichi.
• sgarristao camorrista di sgarro, colui che riscuote le tangenti e si occupa della contabilità, simile al consigliere di Cosa Nostra.
• santista,] affiliato che ha ottenuto la “Santa” (o Società maggiore) per meriti legati alla criminalità. Carica nata tra la Prima guerra di ‘ndrangheta, si occupa di gestire i rapporti tra gli ‘ndranghetisti e gli esterni alla ‘Ndrangheta (un tempo soprattutto i massoni) come poliziotti, politici ecc. L’eccessivo numero di santisti col tempo portò alla nascita del vangelista.
• vangelista,] chiamato così dal fatto che giura alla cosca con la mano sul Vangelo, grado anche questo ottenuto per il precedente motivo. Nata alla fine degli anni’80 a causa dell’elevato numero di santisti, si occupa di custodire i segreti della ‘Ndrangheta. Ha un ruolo quasi solo onorifico, ottenuto per meriti criminali.
• quintino precedentemente conosciuto come trequartino e tuttora chiamato anche padrino, è il braccio destro, simile al sottocapo di Cosa Nostra, che aiuta il Capobastone nella gestione della ‘ndrina e ne può fare le veci in sua assenza. Vi sono anche delle associazioni esterne alla ‘ndrina, ma satelliti della ‘Ndrangheta, che sono spesso guidati da un padrino.
• Tutti devono obbedire ed anche le donne hanno ruoli all’interno di esse spesso.
• Non esistono le donne d’onore nella ‘Ndrangheta ma ci sono le “sorelle d’omertà”, che di solito vengono usate per l’assistenza ai latitanti.
• Un ruolo importante e da non sottovalutare poiché spesso sono proprio le donne a rendere la latitanza “piacevole” ed a fornire tutto ciò che il latitante richiede prendendosi cura dell’ambiente che lo circonda, offrendo piatti succulenti da gustare e provvedendo a stirare ed a lavare la biancheria .

Negli anni cinquanta, il fenomeno della ‘ndragheta è stato favorito dall’emigrazione meridionale, la ‘ndrangheta ha avuto modo di espandersi al nord. Sarebbe troppo semplicistico limitarsi ad un discorso di flusso migratorio: è essenziale considerare il fenomeno non come causa, ma come potenziale. L’emigrazione meridionale ha dato solo la possibilità di ampliamento dell’organizzazione, grazie ai membri che si trasferivano nelle regioni settentrionali, l’effettivo radicamento mafioso è stato dettato invece dalle condizioni fertili che alcune zone del nord presentavano, quali i mercati locali non ben regolati. Questo spiega inoltre perché stessi livelli di immigrazione nelle diverse regioni non abbiano prodotto un fattore criminale d’uguale intensità.
Il settore edile ad esempio è molto importante per la ‘ndrangheta poiché permette di dare lavoro a diverse persone, fare soldi o, semplicemente, farli girare e riciclarli . Per fare l’imprenditore edile inoltre non sono richiesti titoli di studio né fedine penali pulite. Inoltre, porre le mani sull’edilizia significa governare un territorio, attraverso scambi di favori con la politica
Per i primi decenni, comunque, la ‘ndrangheta al nord fu sottovalutata. Furono gli anni settanta, quelli d’oro per l’organizzazione criminale. Cominciarono i rapimenti, e i media presero a rivolgere l’attenzione sugli eventi che colpivano il paese, derivati da quell’ “Anonima Sequestri Calabrese” che poi sarebbe la ‘Ndrangheta.
Ora la ‘ndrangheta è in forte espansione nei Paesi che sono diventati meta dell’emigrazione calabrese, tra i quali Australia, Germania, Canada e Stati Uniti. Secondo l’Eurispes il suo giro d’affari tocca punte di oltre 50 miliardi l’anno.
Un fenomeno che si radicalizza ogni qualvolta si verifichino le condizioni ottimali per imporre la supremazia di una famiglia, ma anche ogni qualvolta vi siano in gioco interessi economici (e non solo) da soddisfare.
Non importa a quale prezzo, non importa se qualcuno dovesse lasciarci la pelle, non importa se si diventa ricchi attraverso il malaffare o vendendo morte, ciò che conta è il business e il prestigio che ogni azione sbagliata, quasi per ironia della sorte, regala alla famiglia in questione.
Omertà, ignoranza, desiderio di affermazione che regalano lo spaccato di un paese sempre più allo sbando, che se pur evoluto a livello tecnologico e culturale, vede ancora nel sottobosco dell’illegalità un modo per trarre vantaggio, che ignora quanto di bello si potrebbe realizzare se le energie profuse per fare del male fossero investite per altri scopi.