ADDIO A GASTONE MOSCHIN, L’ULTIMO PROTAGONISTA DI AMICI MIEI

DI VINCENZO SODDU

Era un bravo attore, Gastone Moschin, cresciuto nelle migliori compagnie teatrali italiane, dallo Stabile di Genova al Piccolo di Milano, ma divenuto celebre, come la maggior parte dei colleghi della sua generazione, con la Commedia all’italiana, da “Gli anni ruggenti” di Zampa a “La visita” di Pietrangeli. Moschin rimarrà sicuramente nella storia del Cinema italiano soprattutto per l’interpretazione cinica e rivelatrice dei vizi della provincia veneta in “Signore & Signori” di Germi, dove interpreta il ragioniere Osvaldo Bisigato, innamorato di una cassiera ma costretto dagli amici a tornare con la moglie per non dare scandalo, nella Treviso provinciale dell’epoca.
La sua poliedricità gli ha permesso di adattarsi nobilmente al declino di quella stessa Commedia che l’aveva consacrato, interpretando diversi ruoli convincenti nel cosiddetto cinema di genere, dagli spaghetti western ai poliziotteschi, sino al canto del cigno, unico, di “Amici miei”… Un successo, replicato, che ne ha fatto suo malgrado una maschera.
E così, chissà perché, per tutti Moschin era il Melandri, quello che davanti a una bella donna urlava «Ho visto la Madonna, ho visto la Madonna!» Il Melandri, architetto libero da vincoli e stralunato, il gentleman del gruppo, soprattutto nei confronti del sesso femminile, in cui non vedeva un necessario fine sessuale, ma spesso una qualità angelica, l’unico a godere a tal punto della compagnia degli amici da esplodere in una frase divenuta quasi proverbiale… «Ragazzi, come si sta bene tra noi, tra uomini! Ma perché non siamo nati tutti finocchi?»
Negli ultimi tempi, tornato al teatro, si ritirò nella sua campagna umbra, le cui radici non aveva mai abbandonato, e dove aveva aperto un maneggio di cavalli trasformato nel primo centro di ippoterapia umbro.
Diceva spesso che la mancanza d’educazione era ciò che gli dava maggiormente fastidio. In una delle sue ultime interviste, parlando dell’Italia, aveva dichiarato: «Non mi sembra più un Paese per le zingarate mentre di supercazzole ne vedo ancora tante, ma quelle ci sono sempre state.»
Chissà se al suo funerale si sghignazzerà come nel suo film più noto? In fondo, ne siamo certi, a lui non dispiacerebbe affatto…