TUTTO IL BELLO DEI CENTRI SOCIALI

DI ANDREA DELLAPASQUA

 

 

 

 

 

 

Si può viaggiare in vari modi, Emilio Salgari raccontava mondi straordinari senza muoversi dalla propria sedia con tanto di pausa salgariana appunto, pausa in cui spiegava un aspetto specifico del luogo esotico narrato, una sorta di asterisco letterario. Il mondo infondo è un luogo esotico, speriamo lo resti sempre almeno un po’ affinché noi si possa sognare tra una crisi internazionale e l’altra. Nel nostro mondo esotico capita ogni cosa possibile e non, capita per esempio di digitare la doppia parola “centro sociale” e di ritrovarsi su Tripadvisor. Il mondo esotico è il mondo reale, basta saperlo interpretare. Scopriamo così che il centro sociale Metelkova a Lubiana vanta su Tripadvisor 560 recensioni e 4 pallini su 5, non male per una realtà criminale da estirpare, così la nostra destra si esprime su giornali e tv in merito al fenomeno in generale. Dimenticavamo, noi al momento stiamo viaggiando esoticamente sul web ed è qui che www.visitljubljana.com ci racconta quanto segue:
“Metelkova è una delle più note peculiarità di Lubiana. Centro di cultura alternativa, sviluppatosi dallo squat nell’ex caserma, unisce varie prassi creative e eventi. Nell’ambito di Metelkova mesto (Città Metelkova) opera una serie di club musicali dove si susseguono regolarmente concerti di musica alternativa di tutto il mondo, serate musicali, club, serate con DJ etc. Vi potrete vedere performance artistiche e mostre, sporadicamente a Metelkova hanno luogo anche vari festival. I vivaci eventi richiamano tutte le sere una colorata massa di visitatori. Vi potrete trovare studenti, gente alternativa, visitatori di Lubiana provenienti dall’estero, e anche impiegati in cerca di intrattenimento notturno.
La storia di Metelkova come centro culturale è iniziata nel 1993, quando la parte settentrionale del complesso, su iniziativa di Mreža za Metelkovo (Rete per Metelkova), associazione indipendente di artisti e intellettuali, per lo più a indirizzo alternativo, un gruppo di circa duecento volontari, ha occupato il posto per proteggerlo dalla demolizione. Gli edifici delle ex caserme austroungariche, costruite nel tardo sec. XIX, sono stati trasformati da numerosi artisti sloveni contemporanei noti e meno noti. Il complesso Metelkova, coerentemente con lo spirito assai libero che vi regna, è in costante trasformazione”.

Stefano Bonaga, filosofo, docente presso l’Università di Bologna su pagina99.it ci dà conto di un convegno e di una realtà: “In un recente convegno tenuto a Bologna da Magistratura Democratica, una serie di interventi di pubblici ministeri, fra l’altro spesso essi stessi fonte giudiziaria di operazioni di sfratto, ha messo drammaticamente l’accento sul conflitto fra diritti costituzionalmente interpretabili, nel quale prevale costantemente il diritto di proprietà, anche quando la proprietà è pubblica, a scapito di diritti legati alla vita, quali l’abitare (che è perfino al di qua del diritto umano in quanto è condizione trascendentale di ogni vivente, animali e piante compresi) la dignità della persona, l’emancipazione dall’emarginazione sociale.
L’ondata recente di smantellamento delle esperienze dei centri sociali, dal Baobab di Roma al Soy Mendel di Baggio al Lume di Milano per fare qualche esempio, fino ai recenti sgomberi del Labàs e Crash a Bologna, non è solo segno di una montante intolleranza nei confronti di forme intelligenti di autonomia sociale, ma anche e purtroppo un patente sintomo di sottovalutazione degli elementi costitutivi della crisi della democrazia semplicemente delegata”.La domanda sorge spontanea, come è possibile che la stessa “mano giuridica” che ha vergato l’atto di sfratto metta in discussione “l’intrinseca giustezza morale” dell’atto frutto di una normativa che discende dal patto sociale che i giudici debbono tutelare? Insomma gli abituali frequentatori dei centri sociali non erano tutti “brutti, sporchi e cattivi”? E gli atti posti in essere da questi frequentatori abituali non erano tutti “criminali e disdicevoli”?

Continuiamo a viaggiare, tenendo sempre in un taschino la nostra preziosa patente esotica che ci fornisce occhiali speciali, i migliori occhiali sono sempre speciali, permettono infatti di meglio vedere: all’Xm24 di Bologna mi ci ha portato tempo fa Nazareno, uno studente di scienze motorie, Nazareno mi spiega che “è un centro sociale storico, anche perché di fianco al Vag 61, c’è un dormitorio e il ponte di San Donato mette in comunicazione la Bolognina dove ci stanno Crash e Xm, le attività di spicco lì sono i tessuti aerei…. le ragazze con i nastri che si arrampicano che forse abbiamo visto insieme, c’è un corso di boxe e la palestra popolare, si fanno lezioni di yoga e corsi per alfabetizzare gli stranieri, inoltre comune a tutti i centri, c’è l’iniziativa di campi aperti e la festa esclusiva dell’Xm 24, è la festa pagana che si tiene intorno al 21-22 dicembre”, mi parla di campi aperti, l’aveva fatto già altre volte: “l’niziativa che regna sia a Labas che all’Xm come al Vag 61 che è un altro centro sociale storico è campi aperti, agricoltura a km 0, il martedì al Vag 61, mercoledì al Labas, giovedì all’Xm”, mi racconta ancora: “Laboratorio Crash…questo è un centro sociale storico di Bologna insieme all’Xm24, tutti fanno capo alla grande famiglia di Social log e Zic è il sito che gestiscono loro (http://www.zic.it/tag/social-log/ n.d.r.), tutti gli attivisti prendono articoli e spunti da qui, il loro ritrovo è in via Avesella, dietro piazza Della pioggia a Bologna”, gli chiedo se via Avesella sia il punto di riferimento per tutti: “diciamo che in linea di massima le persone che si impegnano per il diritto all’abitazione e i portavoce di tutti i centri sociali sono indirizzati e armonizzati dalle riunioni che si tengono nella sede di Social log in via Avesella…manifestazioni e cortei vengono decisi, insieme ai genitori di Social log. Da poco anche il collettivo universitario autonomo CUA , ha anche un suo spazio, che si chiama Nautilus, questo a differenza di quelli prima elencati è un vero punto di ritrovo per universitari”, “il Labas ora non più immagino…” gli dico, “la questione è che son praticamente tutti sgomberati tranne l’Xm24” mi risponde, “ora non ci dovrebbero essere più attività in nessun di questi posti, però su internet, c’è tanta solidarietà per il Labas, se scrivi riapriamo Labas, dovrebbero spuntarti centinaia di foto di artisti, professori, cantanti, che esortano la presenza di una massa consistente il 9 settembre giorno in cui ci sarà una manifestazione”, possedendo il dna dei malfidati appena posso controllo e su La repubblica.it del 28 agosto trovo quanto segue: “Da Marsiglia e da Pantelleria (con Federico Martelloni di Coalizione civica), da New York e dal deserto del Sahara, da Polignano e dalla Valsesia, l’appello è uno solo: “Riapriamo Làbas”. E’ la campagna social del centro sociale sgomberato l’8 agosto dall’ex caserma Masini per lanciare il corteo del 9 sottembre a Bologna a sostegno dell’esperienza realizzata per cinque anni in via Orfeo…”

Ora il nostro viaggio, forse esotico, forse solo umano, torna da dove era iniziato: torna sul web, il professor Stefano Bonaga ricordava lo sgombero del centro sociale romano Baobab, sul sito del centro troviamo riferimenti alla loro attività di accoglienza dei migranti:
“Il Baobab ha dimostrato che a Roma, e nei suoi dintorni, c’è una società civile cosciente ed umana, che all’occasione agisce con sacrificio e dedizione dando agli altri:
• Sostegno psicologico
• Cure sanitarie
• Assistenza legale
• Vestiti
• Cibo
• Posti letto
• Cultura e svago
Il tipo di accoglienza dei volontari del Baobab ha suscitato l’interesse di tante associazioni romane e italiane, di artisti e di privati cittadini. Il Baobab è stato un fenomeno di civiltà e lo vuole essere ancora, per senso civile ed umano, perché ogni volontario, in assenza delle istituzioni, non può assistere inerte alla disperazione di altri esseri umani”. Troviamo anche un commento, lo lascia una persona di nome Simona: “Buongiorno.
Non siete soli perché penso a quello che fate con molta gratitudine.
Come me molte altre persone.
Grazie dal cuore.”

25 luglio 2017:
Sgombero all’alba a Milano per il LUMe, il Laboratorio universitario metropolitano, circolo autogestito fondato dai collettivi degli studenti della Statale, a cui si erano uniti gli studenti di molte accademie e scuole d’arte cittadine. Polizia e Digos hanno chiuso il vicolo di Santa Caterina, alle spalle di piazza San Nazaro in Brolo, uno dei luoghi più suggestivi del quartiere Porta Romana, e hanno forzato le porte dello stabile – l’ex osteria della Pergola – che a quell’ora era deserto. Nella palazzina di proprietà privata, sui quattro piani, i giovani avevano aperto una sala prove per la musica, una per gli spettacoli teatrali, una sala montaggio per il cinema, una biblioteca, oltre a un bar e a una sala dove la sera si tenevano concerti jazz. Ora è tutto chiuso, col filo spinato alle finestre per evitare ri occupazioni. Il centro sociale era attivo da più di due anni ed era molto frequentato, soprattutto nella stagione in cui le scuole sono aperte. “Siamo stati un’esperienza politica, artistica e culturale unica nel suo genere. Non è stato dato nessun preavviso, si è voluto agire in piena estate, la mattina presto, blindando l’intera area universitaria e senza offrire spiegazioni – dice Francesco Vivone, uno dei protagonisti del centro sociale – Per ciò che LUMe ha rappresentato per chi lo ha vissuto o ne ha preso parte, ma anche per tutti coloro che vi si sono imbattuti per caso e si sono sentiti parte di ciò che è, per tutti coloro che ne hanno fatto un appuntamento irrinunciabile della settimana o per coloro che semplicemente ne condividevano gli intenti e lo scopo, l’invito è quello di venire in piazza San Nazaro alle 16.30 per un’assemblea pubblica con presidio e concerto. Non facciamo vincere il silenzio, portate i vostri strumenti, abbiamo bisogno di voi e della solidarietà di tutti e tutte.1

Dobbiamo uscire dal web e tornare al mondo materico perché Nazareno mi ha raccontato un’altra cosa risvegliandomi dal virtual surf, riportandomi dove si cammina con le scarpe senza mouse e touch, siamo allora nuovamente nei centri sociali bolognesi, siamo di nuovo in piedi sulla strada e sotto il sole: “c’è un’iniziativa importante che fa molto da ostacolo al tentativo del sindaco Merola di snaturare la produzione propria e uccidere definitivamente i piccoli coltivatori, si chiama eat the rich, sostanzialmente, cucinano bene e ogni volta che succede uno scazzo, dove c’è da versare pagare o raccogliere soldi, loro organizzano un pranzo sociale per la raccolta fondi…. ovviamente la materia prima viene dall’iniziativa campi aperti e in una notte loro si organizzano per aiutare i compagni bisognosi: cause legali, fermi etc, (https://reteeattherich.noblogs.org/)
Per capire cosa intende Nazareno con riguardo ai progetti del sindaco Merola bisogna tornare sul web:

Fico, il tempio del biologico assediato dagli ipermercati San Donato nuova frontiera

IL parco Fico non ha ancora aperto i battenti, alle prese con continui ritardi nei lavori, ma i suoi effetti si fanno già sentire sulla periferia di Bologna. La “cittadella” del cibo di qualità, infatti, sta attirando come una calamita nella zona est progetti milionari legati tutti alla costruzione di ipermercati e centri commerciali. Dalle aree un tempo in mano all’immobiliarista Casale, vicino alla Fiera, fino a quelle a ridosso del centro Meraville, a due passi proprio da Fico e il Caab. Alcuni sono solo sulla carta, altri già in costruzione e vicini al taglio del nastro, come il nuovo iper Interspar tra via Larga e via dell’Industria. Sembra un paradosso, se si pensa quanto la classica grande distribuzione sia lontana, almeno nelle premesse, dal “modello Fico”, pensato per valorizzare la gastronomia “made in Italy” di qualità.2

Ora è importante focalizzarci su di un’ultima realtà più volte citata dal nostro amico studente di scienze motorie dal nome così promettente (Nazareno): l’iniziativa “Campi aperti” in relazione alla quale segnaliamo un bel documentario interamente fruibile in maniera libera su YouTube intitolato “Genuino clandestino”, addentrandoci nel sito campiaperti.org troviamo la carta dei principi:

I mercati promossi da CampiAperti – associazione per la sovranità alimentare si informano ai seguenti principi :
1) Economia di relazione
L’economia di relazione è preferita all’economia di mercato perché consente di stabilire forme di solidarietà concreta tra consumatori e produttori, accomunati dal perseguimento di obiettivi comuni, quali la salute, l’ambiente e la dignità del lavoro.
2) Filiera corta
La filiera corta è riconosciuta come scelta strategica per favorire l’economia locale, preservare colture e culture locali, stimolando la produzione di alimenti di qualità. La vendita diretta valorizza il ruolo di presidio ambientale del territorio dei produttori locali, consente il contenimento dei prezzi dei prodotti alimentari, nonché il controllo e la conoscenza tra consumatori e produttori.
3) Agricoltura biologica
L’agricoltura biologica/biodinamica è riconosciuta come la sola tecnica di produzione agricola che preserva l’ambiente e la salute, tanto di chi lavora, quanto di chi consuma i prodotti della terra.
4) Garanzia Partecipata
CampiAperti ha scelto il Sistema della Garanzia Partecipata quale metodo che, in sintonia con i principi dell’associazione, permette il coinvolgimento di tutti, produttori e consumatori, nella selezione e controllo dei soci.
La visita ai nuovi produttori che chiedono di far parte dell’associazione e la vendita nei mercati di CA, ed anche eventuali controlli ad aziende già presenti, sono svolti da un gruppo, aperto a tutti i soci, in cui è presente almeno un produttore della stesse tipologia di produzione dell’azienda da visitare.
Durante la visita viene approfondita la conoscenza delle tecniche produttive, le competenze personali e, in caso di presenza di lavoratori salariati, la correttezza del rapporto di lavoro. Viene inoltre richiesta ai nuovi soci la partecipazione attiva alla vita dell’associazione in tutte le sue forme assembleari e l’accettazione del Regolamento dei mercati.
5) Sostenibilità ambientale
La verifica della sostenibilità ambientale dei prodotti destinati al consumo deve essere effettuata analizzando tutto il ciclo di vita del bene, dalle materie prime impiegate, fino allo smaltimento della materia post-consumo.
6) Agricoltura contadina
L’agricoltura contadina è riconosciuta come moderna forma di produzione, alternativa alla produzione industrializzata, che consente la massima valorizzazione del lavoro umano e garantisce un reddito dignitoso ai produttori agricoli.
7) Prezzo equo e trasparente
L’equità e la trasparenza del prezzo sono ricercati come elemento del rapporto di solidarietà instaurato tra produttori e consumatori.
8) Reti di economia solidale
La creazione di nuove relazioni tra produttori e consumatori favorisce il rafforzamento delle Reti di Economia Solidale e stimola la realizzazione di un vero e proprio Distretto di Economia Solidale.

Si può viaggiare in vari modi, Emilio Salgari raccontava mondi straordinari senza muoversi dalla propria sedia, si può viaggiare con tanti compagni di avventure, gente per bene e gente per male come cantava l’ultimo Battisti, si può viaggiare esoticamente con tutti, col sindaco o con una realtà criminale da estirpare fatta di brutti, sporchi e cattivi.
Noi abbiamo viaggiato con tutti e ci siamo accompagnati ai cattivi.
1 larepubblica.it
2 larepubblica.it