A CHI INTERESSA DAVVERO SALVARE LA COREA DEL NORD?

DI BEBO MORONI

Se sai che c’è un folle che ha la bomba atomica e che il folle è disperato, tratti con il folle. Non gli poni in contrapposizione un altro folle e un altro mostruoso arsenale atomico. La questione coreana è molto più complessa sia dei telegiornali ( anche giustamente) allarmati, e spesso convenientemente allarmanti, che delle facili barzellette.
La trattativa per la riunificazione è stata abbandonata nel dopo Clinton, in estrema sintesi per due motivi: la Corea del Sud non ha nessuna voglia di caricarsi un enorme Paese in miseria assoluta ed ha convenienza di poter sfruttare la manodopera a minor costo e massima specializzazione al mondo. Lo stesso la Cina e lo stesso per vie traverse gli Stati Uniti. La Corea del Nord muore di una morte lenta, ma inesorabile lo sa lo stesso Kim il Fou, che invoca attenzione attraverso l’unico linguaggio che conosce: le bombe. Il vero dramma è chi lascia per convenienza che questo sia l’unica lingua che la Corea del Nord possa parlare.
Con un milione di effettivi e sei milioni di riservisti, l’esercito nord-coreano ( a cui vanno aggiunti circa due milioni di effettivi delle forze di polizia ufficiali) non lascia spazio a nessuna possibile opposizione e a nessuna ribellione interna. La grande diplomazia internazionale, un tempo, sapeva fare concessioni e raggiungere compromessi in nome della salvaguardia del mondo. Oggi siamo in mano a colonnelli che si sono dimostrati incapaci in situazioni ben più semplici militarmente e agli interessi della grande finanza improduttiva.
E dopo averne stivate tante in dispensa, c’è anche la voglia di tirarla qualche bombetta atomica. Che sia anche di monito a chi tenta, bene o male, di distaccarsi dall’unanimismo economico ( e non parlo della Corea del Nord che in tutta questa storia conta come ll due di bastoni quando regna spade).