LIBIA: LE IMPRESE DELLA BRIGATA 48, TERRORE DEI MIGRANTI

DI CLAUDIA BALDINI

‘Non si dica mai che i tempi sono bui perché abbiamo taciuto’. (Brecht)

Sulle spiagge di Sabratha, costa occidentale libica, sono noti come «Brigata 48». Il vero terrore dei migranti, che dopo mesi e mesi (se non anni) di sofferenze sul calvario delle rotte verso l’Italia, si vedono bloccare la strada da uomini armati proprio a ridosso delle spiagge: li rinchiudono nei famigerati campi di detenzione, requisiscono le barche, impediscono la via del mare con le armi in mano. La Reuters, che ha condotto l’inchiesta a Sabratha considerata la capitale degli scafisti e dei trafficanti di esseri umani, questo «gruppo armato» è passato dopo l’accordo Italia – Sarrai, da trafficante di uomini a carcerieri sotto lauto compenso italiano ed europeo. Alcune centinaia tra miliziani, militari e agenti di vario tipo oltre a non meglio identificati «civili», si sono uniti come mercenari, proprio in questa cittadina a 70 chilometri a ovest di Tripoli con l’obiettivo specifico di «lavorare sul territorio, lungo le spiagge, per impedire ai migranti di imbarcarsi per l’Italia».

Le masse di poveracci addossate alla costa sono concentrate in casupole e capanne ben note e visibili a tutti i libici residenti nella zona. Il mattino presto da anni ormai si affollano lungo le strade e in luoghi prestabiliti dei centri urbani, dove si offrono per cifre irrisorie come lavoratori giornalieri. Le fonti locali citate dalla Reuters parlano di un’attività di pattugliamento da parte della «Brigata 48» molto «forte e determinata», che sta riportando «notevoli successi nel ripulire l’intera area». Agli ordini di un ex mafioso trafficante di migranti.

Sulla spiagge attorno a Sabratha sono adesso parcheggiate centinaia di migliaia di persone, in maggioranza uomini giovani, arrivati per lo più da Nigeria, Sudan, Mali, Guinea ed Eritrea.

A Tripoli per il momento le autorità non commentano. E così neppure dall’ambasciata italiana. Il tema resta delicato: quale sarà adesso la sorte dei migranti imbottigliati nel limbo libico? Ma negli uffici dei guardiacoste libici apertamente sostenuti dall’Italia c’è atmosfera di festa. «Le nostre operazioni sono evidentemente un successo. Siamo riusciti in poche settimane a frenare le migrazioni», ci dice tra gli altri Massud Abdel Samat, responsabile anche delle operazioni dei quattro guardiacoste consegnati dall’Italia a inizio estate. «Le nostre navi controllano ormai notte e giorno il mare di Sabratha e lo faranno sempre meglio».

Il governo lo chiama contenimento. I fascioleghististellati esultano, sembrano tutti contenti che muoiano in Libia.