MUORE DI TUMORE. LASCIA L’AZIENDA AI SUOI OPERAI

DI CHIARA FARIGU

Se, come si sostiene, ‘nessuno muore sulla terra finché vive nel cuore di chi resta’, Andrea Comand è destinato a vivere davvero ancora molto a lungo. Il suo nome dice poco o niente alla stragrande maggioranza di noi. Friulano, 39 anni, una grande passione: i motori. Smontarli, rimetterli a nuovo per risentirne il rombo come e meglio di prima è molto più di un semplice lavoro. Terminata la scuola decide di indossare la tuta del meccanico. Un lungo apprendistato poi la svolta: aprire un’officina tutta sua in cui ridare “vita” ai motori malfunzionanti. Cuscinetti, valvole, cinghie di trasmissione, ingranaggi vari non hanno segreti per quelle mani abili che operano come un chirurgo per rimettere in sesto la quattroruote di turno. I clienti si fanno sempre più numerosi. Soddisfarne tutte le richieste diventa impresa ardua. Assume un dipendente, poi un altro, in seguito altri due. Ai quali si aggiunge una segretaria addetta agli appuntamenti e alla contabilità. Numeri e date non fanno per lui. Preferisce altri rumori al ticchettio della tastiera del pc e quelli dei motori incantano e seducono al pari delle sirene di Ulisse. Non ha figli Andrea, il suo garage diventa la sua famiglia. E’ con loro che trascorre le giornate, è a loro che insegna tutti i trucchi del mestiere. Ed è con loro e grazie a loro che l’officina prospera diventando nel giro di qualche anno un’azienda a tutti gli effetti. Un punto di riferimento affidabile per il territorio e zone limitrofe.

Poi la malattia. Precoce ma letale. Un tumore che corrode energie e volontà. Un pensiero su tutti assilla il giovane imprenditore: che fine farà la sua officina? La decisione è quasi immediata e non può essere che una, avrebbe continuato a vivere grazie ai suoi collaboratori, coloro che l’avevano resa tale. Sistemare l’azienda, lasciandola in mani sicure sarà la sola occupazione (e consolazione) in quell’ultimo scorcio di vita mentre il tumore, inesorabilmente, continua ad avere la meglio su quel datore di lavoro sui generis. Lo scorso luglio, l’ora finale. L’azienda chiude.

infine la svolta, la seconda. Nel rispetto delle volontà di Andrea, l’azienda riparte. In queste ultime settimane i dipendenti hanno rilevato le quote dell’officina, ora il timone è nelle loro mani. Si ricomincia, senza Comand sarà dura, ma la sfida è aperta e accettarla è un obbligo. Morale soprattutto e di grande riconoscenza.

Una storia bella, pulita, di sentimenti nobili. Che arriva come un balsamo per lenire le brutture di quest’estate torrida all’insegna di tutti contro tutti. Una figura positiva Andrea, datore di lavoro dallo spessore solido. Per nulla interessato ai giochini delle assunzioni pro tempore in cambio di agevolazioni fiscali di cui si fa uso e purtroppo sempre più abuso in quest’Italia che va a picco. A sostenerlo loro, i neo cinque titolari dell’officina Comand: “Come sempre ci ha spiazzati con i suoi gesti istintivi, diretti, concreti, impegnativi ma fatti con il cuore. Ci ha insegnato a camminare da soli perché non era una persona gelosa del suo sapere ma orgogliosa di far crescere le persone che aveva scelto alle sue dipendenze”.
Ecco chi era Andrea. Ecco perché continuerà a vivere nei cuori di chi resta

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