MIGRANTI. HAIDAR: “AL BANDO ARMAMENTI E FONDAMENTALISMO RELIGIOSO”

DI CARLO PATRIGNANI

Impedire l’accesso incontrollato agli armamenti e sradicare il fondamentalismo religioso, che sono l’humus su cui prolifera il terrorismo che dispiega e diffonde paura e panico a dosi massicce: al loro posto, una nuova cultura umanistica fatta di conoscenza e sapere, di riconoscimento dell’identità della donna e degli altri come esseri umani, per contrastare e battere i sentimenti di odio e di violenza, di indifferenza e di rabbia, che distruggono convivenza sociale, dialogo e relazioni interumane.

E’ questa la ricetta dell’intellettuale di orgini libanesi, Hafez Haidar, candidato, per il nostro Paese, al Premio Nobel per la Pace, uno dei più autorevoli e prestigiosi studiosi mondiali delle religioni monoteistiche e docente di letteratura araba all’Università di Pavia, per costruire un mondo migliore più umano e meno inumano.

L’occasione è la decima edizione della Summer School, organizzata dal Cespec a Cuneo, dal 12 al 15 settembre, e dedicata all’affascinante, inedito tema: Humanitas. Le scienze umane nel mondo contemporaneo, dove Haidar, che è Presidente Onorario ed Ambasciatore nel Mondo del Premio di Giornalismo Maria Grazia Cutuli, avrà modo, nella sessione a lui affidata, la letteratura, di metter bene in evidenza quel che possono fare le opere letterarie per abbattere i muri dellodio, della violenza, della rabbia e dell’indifferenza e per costruire ponti di dialogo e incontro, nella ricerca di ciò che è umano e di ciò che è inumano contenuta nella Lectio Magistralis del politologo Marco Revelli Humanitas/dishumanitas. Le sfide del presente. 

Sono convinto che la strada per battere i venti di guerra che spirano sul mondo – nota Haidar, riferendosi all’Isis protagonista di stragi che hanno gettato, per la loro ferocia e crudeltà, nel panico e nella paura l’opinione pubblica mondiale, e ai test nucleari di Kim Jong-un con le bombe a idrogeno nel mar del Giappone – e quindi per salvare l’umanità, è la diffusione, l’affermazione, della cultura, e di una cultura umana, che dia risposte adeguate all’odio, all’indifferenza, alla violenza, alla rabbia, che derivano dall’ignoranza e dalla non conoscenza, attraverso l’inestimabile e prezioso bene del dialogo e del confronto tra culture e civiltà diverse: e il fondamentalismo religioso è un ostacolo, un elemento negativo, avverte Haidar  le cui opere, tra cui la traduzione delle Mille e Una notte, sono tutte protese all’affermazione del riconoscimento dell’altro come essere umano e della donna in modo particolare che – dice – è ancora trattata, vissuta come una cosa, un oggetto di cui l’uomo, suo padrone, può disporre a proprio piacimento.

Insomma, l’Oriente è un mondo complesso e certamente diverso dall’Occidente, ma non è impossibile instaurare tra essi dialogo e cooperazione e per farlo quel mondo a noi non tanto lontano va conosciuto dal di dentro e non limitandosi a certi luoghi comuni per cui Islam e musulmani sono in toto l’Isis. Mi chiedo spesso chi li arma, chi fornisce loro strumenti anche di alta tecnologia, nonchè mezzi di comunicazione di cui si servono benissimo: ecco, forse, per avviare un serio proposito di pace, il primo passo sarebbe chiudere a costoro questi canali ed accessi, soprattutto agli armamenti. Non dico che le fabbriche di armi si debbano chiudere: ma che lo siano per costoro che sono fabbriche di odio e violenze, conclude Haidar che non manca di rimarcare come il suo Libano, finestra importante sull’Oriente, oggi ospiti, su un territorio grande come la Lombardia, oltre 2 milioni di rifugiati.