LA PLASTICA STA SOMMERGENDO I MARI DI TUTTO IL MONDO

DI ANTONIO AGOSTA

“I nostri oceani, il nostro futuro”. Questo è lo slogan presentato da Legambiente durante l’intervento fatto all’Onu con i dati “Beach Litter 2017, sulla salute degli oceani e dei mari, campagna realizzata in collaborazione con Cial, La Filippa, Mareblu, Novamont, Sammontana e Virosac. Un evento per sensibilizzare i cittadini a una corretta gestione dei rifiuti per salvare i mari, gli oceani e le spiagge dalla plastica galleggiante.

In America si è discusso il punto “Blu”, inserito nel progetto chiamato “Obiettivo 14”, che ambisce a salvaguardare le risorse marine per uno sviluppo sostenibile dei nostri oceani e dei nostri mari, luoghi in cui è presente il 97% dell’acqua del pianeta, come riserva di ossigeno, d’aria e la regolazione della sua temperatura, diventati veri serbatoi di materiale di scarto. Dal 64% dei rifiuti spiaggiati sugli arenili, emergerebbe essere materiale usa e getta, prodotto industriale di grande utilizzo, destinato ad un impiego breve, il 9,6% tappi e coperchi, seguono l’8,5% di mozziconi di sigarette, mentre l’82% è solo plastica non riciclabile. Un problema destinato a crescere, un’emergenza globale al pari dei cambiamenti climatici, che ogni anno provocano danni alla biodiversità marina.

Otto milioni di rifiuti finiscono al mare, e nonostante la sua pericolosità per la natura e l’uomo, il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, ha abbandonato gli accordi di Parigi per fermare il cambiamento climatico.

L’Italia, a differenza degli altri Paesi europei, nel 2001 ha messo al bando i sacchetti di plastica non biodegradabili, con una riduzione del 55% in cinque anni, passando da 200 mila a 90 mila tonnellate all’anno, e una diminuzione di CO2, biossido di carbonio, presente nell’atmosfera. Notevole iniziativa, anche se a tutt’oggi non è del tutto rispettata.

Preoccupa anche la mancanza di depuratori, denuncia fatta da Goletta Verde, responsabile del 7% del “Beach Letter”, causato dai tanti rifiuti urbani gettati nel wc, come i bastoncini cotonati, gli assorbenti, gli aghi per siringhe e tanto altro.

La gente vorrebbe più pesce che plastica, ed è per questo motivo che Guardian ha promosso una petizione per ridurre la distanza tra “il mondo che abbiamo e il mondo che la maggior parte delle persone vorrebbe”, realizzata attraverso la piattaforma Avaaz sulla rete di pressione politica online più grande ed efficace del mondo.