AMERICA LATINA: ECCO COS’E’ IL PACO DROGA O VACCINO SOCIALE

DI ANTONIO NAZZARO

Si guarda le mani ancora sporche di cemento, le strofina, cerca nelle tasche con fare teso ma controllato, mentre anche il respiro, dopo l’ultimo colpo contro il muro e la corsa per la salita, si calma. Chissà perché ma i barrios anche quando sono in pianura sembrano sempre arrampicati, aggrappati. Tira fuori una piccola pipa, apre una bustina di plastica, prende la sua piedra di paco e si prepara a fumare. Si guarda intorno, porta la pipa alla bocca e, mentre aspira la fiamma dell’accendino che non smette di bruciare paco e la gola oramai abituata alla combustione paradisiaca.

Negli anni 70 nasce il paco

Il paco residuo della Pasta di Coca, da lì il suo nome, viene scoperto da un medico peruviano negli anni ‘70 che individua i poteri allucinogeni nei residui lasciati dalla produzione della cocaina. Uno dei primi paesi dell’America Latina in cui il paco appare è la Colombia anche se viene chiamato basuco. Nel 1986 in Colombia, si calcolava che tra il 3% e il 5% della popolazione, avesse consumato almeno una volta il basuco.

Ramon sa che non ha molto tempo. S’abbandona all’onda calda che invade il cervello mentre una smorfia stretta tra le labbra e naso che sembrano avvicinarsi inorriditi alla felicità, gli incornicia la faccia. Le mani si distendono e cappe di linoleum lo coprono, il mondo si allontana. Il muro preso a calci e bastonate che, il sindaco di San Isidro* vuole alzare per dividere e oscurare il suo barrio dalla zona elegante, si fa schiuma che scivola e presa dal vento nuvola. E poi l’odore dolciastro del bouquet a riempire le narici e la pelle come un dolce ricordo.

La Colombia la prima a consumarlo

All’inizio il basuco era consumato dai lavoratori della coca. Poi il suo uso si è esteso nei settori poveri della società, per cui si è trasformato nella cocaina dei poveri. In Colombia all’inizio il suo consumo era trasversale alla società, infatti veniva anche consumato da manager. Ma ogni prodotto ha un target e nelle versioni che dal 2002 hanno visto il suo consumo aumentare in America Latina, fino a raggiungere negli ultimi cinque una crescita del 200%, il Paco diventa un miscuglio di pasta base di cocaina, adulterata con veleno per topi e altri prodotti chimici.

Sono passati quattro minuti. Giusto il tempo che la nuvola s’accomodasse nel cielo quando il muro su cui è appoggiato torna a farsi solido e gli occhi, ancora allucinati sfidano la realtà che sgretola uno ad uno gli strati di linoleum e restituisce le stradine strette e il dispiegarsi di case che sembrano consumate dal di dentro e mai finite. Ramon si alza. Il suo primo istinto cerca nell’aria la possibilità di un’altra fumata. Ma deve tornare a casa su quel battuto di cemento dove una donna spazza la polvere come la vita. Il volto mapuche al vederlo sorride mentre gli occhi tradiscono l’impotenza. Passa, alza la mano in un saluto e si chiude nella sua stanza ma prima la voce della madre lo chiama a mangiare. Sorride mentre guarda il fratello più piccolo così diverso da lui e pensa: ”Quanti siamo fratelli di madre qui”. Paco passa davanti alla finestra da sempre circondata da mattoni e sbavature di cemento.

Gli effetti

Se il consumo della cocaina è compatibile per lunghi periodi e i suoi rischi sono più legati all’abuso che alla dipendenza, con il paco la storia è diversa. Infatti il paco provoca una dipendenza quasi immeditata e le “3 v” : velocità, violenza, virus della cocaina subiscono una accelerazione estrema aumentata dallo stato di dipendenza. Costa poco e, in breve tempo distrugge l’integrità psicofisica di chi ne fa uso. Assicura al trafficante lo sfruttamento rapido e profondo di un consumatore che non può durare nel tempo, né può passare ad un vizio più caro e che usa una droga oramai rifiutata fuori dal barrio.

Steso sul letto guarda il poster di Maradona appeso a un muro dal colore verde recuperato con chissà che miscela di tinte, mentre dalla porta s’affaccia una irraggiungibile Gilda dalle labbra di cumbia. Dalla cucina la madre chiama il fratellino a studiare. Ramón pensa: “Studiare per uscire dal barrio è facile come evadere da un carcere di massima sicurezza”. Lui aveva retto fino al secondo anno delle medie, poi aveva deciso di andare a lavorare, la scuola non era cosa sua. Ma ricordava con piacere le corse e gli occhi emozionati di sua madre nel vestirlo con l’uniforme della scuola. Mantiene quello sguardo nella mente mentre il fumo scende nella sua gola come una cumbia lenta e non è la porta della scuola che s’apre agli occhi ma quella del non sentire. Tutto sparisce in una fumata. Unico rifugio da un mondo cattivo, dietro la porta.

Potere e controllo sociale

Le politiche antidroga contribuiscono in maniera effettiva al controllo di un sostrato sociale ed economicamente marginale. Più che arginare il fenomeno sembrano utilizzarlo per portare la società verso la visione di un potere che agisce in nome dell’ordine pubblico. Nei fatti il potere assume nella lotta contro un vero pericolo sociale come sono le droghe, una giustificazione per il suo agire. Inoltre il problema è sentito solo per la violenza che comporta nella società, ma allo stesso tempo, anche come un modo per eliminare una parte della collettività emarginata con o senza droga. L’uso delle droghe per il controllo sociale non è di certo una novità nel mondo. Basta ricordare l’operazione chiamata Blue Moon: “operazioni, portate avanti dai servizi segreti occidentali durante la fase di mezzo della Guerra Fredda – tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 – e indirizzate a diffondere l’uso di sostanze psicotrope, in primis LSD ed in seguito morfina ed eroina, nei movimenti giovanili di contestazione, sia americani che europei. Le informazioni su alcune di queste azioni segrete sono confermate da documenti desegretati nel 1995.” Come si legge in una ricerca fatta da Massimo Veneziani, autore di “Controinformazione: stampa alternativa e giornalismo d’inchiesta dagli anni Sessanta a oggi”.
Ma è nuovo il suo uso come vaccino dell’esistenza di una parte della popolazione.

E sceso il sole nell’oscurità, le luci delle case del barrio sembrano stelle senza cielo. Ramon esce, sua madre non sopporta l’odore dolciastro che inonda cervello e stanze. E’ meglio non esagerare se vuole mantenere un posto per tornare, tornare poi per cosa ma non importa. Il suo passo sbatte contro il nuovo muro bianco che protegge l’umanità disumana. Ci si appoggia, tira fuori con cura la sua pipa e la pietra di paco più grande che con tanto sforzo aveva conservato. Nell’oscurità il solfeggiare della fiamma dietro il respiro sembra accendere la notte. Ramon fa qualche passo indietro prende lo slancio e si prepara a saltare d’un balzo il muro. Nell’aria il salto si fa sparo a spezzare il cuore. Ramon resta seduto mentre il colore delle sue labbra si fa blu scuro come la notte.

Solo in Argentina secondo i dati dell’associazione delle “Madri contro il paco” muoiono per droga ogni mese 210 ragazzi e adolescenti. 7 al giorno.

*Nel 2009 il sindaco di San Isidro, Argentina, ha deciso di alzare un muro lungo un chilometro e mezzo per separare una zona di lusso dal barrio di San Fernando.