LO SGUARDO DEI BIMBI SIRIANI VISTO DALL’ OBIETTIVO DI CHARLEY FAZIO

DI ANNA LISA MINUTILLO

 

 

 

 Un viaggio al confine Turco-Siriano, un viaggio a Kilis, dove preoccupazioni e situazioni di vita non propriamente felici riescono a trasmettere forti emozioni , un viaggio che arriva dritto come un pugno allo stomaco passando attraverso lo sguardo dei bambini che in quei luoghi cercano di sopravvivere ma soprattutto sono in grado di ricercare e fermare la bellezza nel tempo trasformandola in un istante che dura nel tempo attraversando le distanze, ripagando  l’animo , donando infinita pace anche dove la parola pace sembra non esistere più.

Infatti con la guerra in Siria il numero di bambini costretti ad abbandonare la propria terra come rifugiati è ora salito a quota un milione.

I bambini costituiscono la metà di tutti i rifugiati provocati dal conflitto in Siria, sarebbero 740.000 dei rifugiati siriani ad avere meno di 11 anni. Charley Fazio non è solo un fotografo professionista ma una persona dalla spiccata sensibilità, che fa di ogni suo viaggio nelle strade del mondo un vera e propria opera d’arte che non sfugge allo sguardo di chi ha la possibilità di ammirare i suoi lavori ma resta ferma nella memoria donando emozione a chi non si dimenticherà facilmente di essersi imbattuto nei suoi scatti ma soprattutto nella sua persona.

 Un racconto scaturito non solo dalle immagini che Charley Fazio ha fermato nella galleria delle emozioni ma che è stato impreziosito dal dono di una macchina fotografica Lomo Istant Wilde, consegnata ai bambini ai quali ha chiesto di fotografare la bellezza secondo loro , da qui un messaggio che arriva con straordinaria potenza ed effetto a tutti coloro che lo guarderanno con sensibilità ed attenzione.

Due mondi differenti per condizioni sociali, per natura,  che vengono in contatto, due mondi che si uniscono per farne scaturire la forza toccante della bellezza che ancora esiste in questo mondo , dove continuano a non mancare guerre e rappresaglie . Il dolore che i bambini si ritrovano loro malgrado a vivere sfocia nella volontà di cogliere un mondo migliore facendo i conti con il sopravvivere quotidiano. I bambini di Kilis hanno cambiato per sempre la vita di Charley, rendendola migliore, donandogli angoli di osservazione differenti, passando attraverso gli stati d’animo, i loro sogni infranti,  ed il loro diritto di  vivere senza essere bambini violati  e privati dell’infanzia e della serenità..

La possibilità di intravvedere la bellezza seppur circondata da macerie, la possibilità di cogliere le loro impressioni attraverso un’immagine, la possibilità di mostrare ciò che hanno perso ma anche la loro progettualità per un futuro migliore, tutti aspetti di rilevante importanza , fermati nel tempo e nello spazio per non farci dimenticare quale possa essere la condizione di rifugiati in un mondo che troppo velocemente corre e finisce con il dimenticare.

LA BELLEZZA VISTA DAGLI OCCHI DEI BAMBINI

 Queste fotografie passano attraverso i loro occhi ma anche attraverso le loro mani regalando lo stupore per un immagine che si materializza velocemente su una superficie che dapprima appare bianca, ma che in pochi minuti mostrerà ciò che il loro sguardo ha saputo catturare, una sorta di magia che attraverso l’entusiasmo si trasforma in un’impronta che resterà immobile nel tempo, la vera forza della fotografia che spesso arriva la dove nemmeno le parole riescono ad arrivare.

 LA BELLEZZA VISTA DAGLI OCCHI DELL’AUTORE

 La bellezza per Charley che si intreccia nei volti dei bimbi, nelle loro espressioni, in quanto gli hanno donato nella sua permanenza a Kilis , questo scontrarsi tra la fanciullezza e la serenità negata loro senza poter rispondere al perché questo stia accadendo e continui ad accadere.

 Ci sono scatti in cui si vedono i sorrisi dei bambini , ma ci sono anche i non sorrisi, le centinaia di volte in cui non si riesce a strappare loro un accenno di sorriso neanche con il più buffo degli espedienti, con la migliore auto-ironia che si possa sfoderare.

 Questo fa molto male, fa sentire sconfitti ed amareggiati, non perché non si sia riusciti nell’intento ma perché fa capire che, al di là di quella gelida espressione, risiede qualcosa di inenarrabile, terribile.

 E così se ne stanno in un angolo di casa, avvolti in coperte e stracci sperando di nascondere quel terrore e quel malessere. Non si possono abbandonare dei bambini in queste situazioni e alla più incerta delle sorti . I genitori che forse per il loro stesso dolore, non hanno tempo o modo di preoccuparsi dei sorrisi scomparsi o mai esistiti dei loro bimbi, che intanto cresceranno, prima del previsto, portando sulle loro spalle il fardello della propria infanzia mancata e mai restituita.

 La bellezza che l’autore ha catturato per noi sarà affiancata nella mostra fotografica “La Bellezza Ritrovata” che si svolgerà ad Ottobre nelle sale del Castello Visconteo di Voghera (Pavia) , un lavoro basato sulle forti emozioni, sulla loro durata nel tempo e sulla capacità di mantenere vivo quanto non deve essere dimenticato.  La mostra sarà itinerante e toccherà molte città europee oltre che a molte città italiane .

MA CHI E’ CHARLEY FAZIO?

Charley Fazio nasce a Palermo il 22 Ottobre 1970 ma vive l’infanzia a Galati Mamertino, in provincia di Messina. A Palermo si laurea e si abilita alla professione di geologo. L’amore per la propria terra e per l’arte lo accompagnano fin dall’adolescenza così anche se tardivamente, inizia un percorso che gradualmente lo porta ad addentrarsi sempre più proprio nella fotografia, non senza riconoscimenti ed apprezzamenti, a stretto contatto con la propria anima e dunque mai sterile. Nel 2008 la foto dal titolo “Life is beautiful –La vita è bella”, veniva selezionata al prestigioso concorso mondiale Sony World Photography Awards,fra più di 25.000 in tutto il mondo giungendo in semifinale insieme ad altre nove per la stessa categoria. Nel 2013 è stato scelto dal Consorzio Tutela dei Vini Soave DOC per la campagna pubblicitaria che ha curato anche per gli anni 2016-2017. È stato fotografo ufficiale per una serie di manifestazioni e spettacoli musicali e teatrali di interesse artistico e fotografo di scena per l’attore Gianfranco Jannuzzo per due anni consecutivi. Nell’Aprile del 2016 Espone le sue opere nella galleria Agorà di Chelsea New York . Svolge attività didattiche mentre numerose sono le sue personali in Europa.

 

INTERVISTA ALL’ AUTORE

 

 COSA RAPPRESENTA PER LEI LA FOTOGRAFIA?

 ” E’ la mia vita, il mio mondo, il mio rifugio, è un guardarsi dentro

 QUALI SONO LE DIFFICOLTA’ CHE SI DEVONO AFFRONTARE NELLA SUA PROFESSIONE , E SE VE NE SONO STATE QUELLE PER RECARSI SUL LUOGO ?

 “Scontrarsi con la mistificazione della fotografia, la sua banalizzazione sfrenata. In quei luoghi certamente il non poter essere liberi di poter sempre fare quel che si vuole, il doversi fermare davanti a situazioni in cui una fotocamera puntata avrebbe avuto lo stesso effetto di una risata alla vista di uno storpio”.

 QUALE E’ IL MESSAGGIO ( OLTRE AL TEMA DELLA BELLEZZA) CHE VORREBBE TRASMETTERE CON QUESTE FOTO?

“Voglio condurre per mano in quei luoghi chi non vi si può recare , vorrei che lo spettatore guardando le foto sentisse vicini quei bambini che soffrono da più di sei anni”

 COSA VUOL DIRE PER LEI RECARSI IN LUOGHI COME KILIS?

“Credo di avere una meravigliosa benedizione ogni qualvolta mi reco oppure ritorno in luoghi come questo. Torno perchè voglio pensare di essere atteso, con i miei compagni di viaggio, per strappare sorrisi, abbracci, per dire “non siete soli”. Torno perchè questa per me è gioia profonda, spolverata di magia. Torno perchè sono egoista, ed ho bisogno di loro. Torno e tornerò con la mia speranza, la stessa che portiamo in quei luoghi dimenticati, perchè quelle persone possano sentirsi amate e considerate”.

 C’E’ QUALCUNO IN PARTICOLARE CHE LEI VEDE COME UN PUNTO DI RIFERIMENTO NELLA SUA VITA?

“Non in maniera conscia credo, forse il mio punto di riferimento potrebbe essere altro, qualcosa di sovrannaturale come ad esempio il mare, fonte di ispirazione per me al punto da farmi sentire una sua creatura”.

COSA AVREBBE FATTO NELLA VITA SE NON SI FOSSE OCCUPATO DI FOTOGRAFIA?

 “Beh io rifarei la domanda dicendo: come avrebbe continuato la sua professione di geologo se non avesse “incontrato” la fotografia? Questo perché la mia professione era quella del Geologo . Più di 15 anni fa ho tenuto la mia prima mostra , invogliato dagli amici che hanno visionato le mie foto, e sappiamo bene che allora il modo di fotografare era differente. Tutte le mattine mi recavo a Siracusa (luogo dove si è tenuta la mia prima mostra) per poter vedere le espressioni che si dipingevano sui volti dei visitatori, in modo da poter cogliere le loro reazioni e leggere attraverso la loro mimica facciale cenni di assenso o di non gradimento. Le conferme che mi giungevano mi sono servite da sprono ed hanno rappresentato per me la forza per continuare in ciò che stavo facendo. Così, sono passato gradualmente dal buio della terra alla luce che è un elemento fondamentale per la fotografia”.

  COSA LE PIACEREBBE LE VENISSE DOMANDATO E NESSUNO LE HA MAI CHIESTO?

“Questa è una bella domanda. Forse mi è stata fatta la domanda che avrei voluto ricevere ma al momento non ne ho memoria, sono certo però che quando accadrà me ne renderò conto, per ora è l’attesa di qualcosa di inaspettato”.

 QUALI SONO I SUOI INTERESSI OLTRE ALLA FOTOGRAFIA?

 “Adoro viaggiare, mi piace scrivere, trasformare i miei pensieri in sogni da realizzare, ma anche dipingere scorci che mi donano emozioni, diciamo pure che la fotografia è passata anche attraverso la pittura nel mio caso”.

COSA CONSIGLIEREBBE A CHI VOLESSE APPROCCIARSI A QUESTO LAVORO?

“Di farlo solo se lo  desidera realmente e se crede in questo più di ogni altra cosa . Il mio fondamentalmente è un lavoro-non lavoro, qualcosa che non mi vede seduto ad una scrivania, o limitato tra quattro mura (cosa che non riuscirei a sostenere). Per me questo lavoro rappresenta la spinta propulsiva che mi dà la possibilità di svegliarmi ogni giorno felice e penso che questa sia la professione che svolgerò fino al resto dei miei giorni. Attraverso le mie foto voglio lasciare un’impronta di me sul mondo, non vedendomi canalizzato in un solo genere di fotografia poiché preferisco spaziare ricercando un mio stile. Prediligo i reportage fotografici che mi danno la possibilità di visitare luoghi che mi lascino qualcosa nell’anima, qualcosa da condividere con gli sguardi attenti ed interiorizzare, qualcosa da tenere sempre viva nella memoria”.

 QUAL E’ L’ELEMENTO CHE NON DEVE MAI MANCARE NELLO SVOLGERE LA SUA PROFESSIONE?

“Fuori dubbio la curiosità che è il motore trainante della fotografia  a mio avviso .Poter viaggiare, interrogare e toccare con mano il differente modo di vivere delle altre persone, essere curioso persino del profumo dell’aria che avvolge i luoghi che si visitano, per fondersi con essi e ricavarne stimoli sempre nuovi”.

   QUANTO DI SUO C’E’ IN CIO’ CHE FA?

“Penso tutto poiché mi sento padre di ogni cosa che possa essere stupida o valida ma che proviene dalle mie mani o dall’obiettivo della mia fotocamera”.

   COSA LE HA LASCIATO QUESTO VIAGGIO A KILIS?

“Quell’amarezza di giungere davvero ad un passo da un luogo ove i crimini più atroci si compiono quasi quotidianamente e poter fare così poco. Sì, per me è veramente poco di fronte all’enormità del dramma che sta sconvolgendo un popolo intero, per metà costituito da bambini, e che nessuno ancora purtroppo neanche minimamente riesce o vuole immaginare. Sono rientrato arricchito da questa esperienza, ho toccato con mano luoghi che troppo spesso vengono dimenticati e sicuramente ho lasciato una parte di me li. Qualcosa si muove ma è troppo poco così ho deciso che nella mia mostra verranno messi in vendita gli scatti realizzati con la Lomo dai bimbi e il ricavato verrà devoluto alla neonata no profit “Joy for children” (fondata da me) per sostenere progetti da realizzare che saranno destinati a quei bimbi”.

Si conclude così il mio incontro con Charley , ascoltando le sue parole, il suo entusiasmo , l’amore che arriva da ciò che fa , la luce che illumina i suoi occhi intanto che narra con semplicità la storia della sua vita sarebbe bellissimo riuscire a catturare per far arrivare a chi legge la bellezza che forse anch’io ho ritrovato, la bellezza che risiede in occhi buoni, vivi e curiosi del mondo e che vanno a fondersi ed a nascondersi in quel click che contiene tutto il mondo. Forse l’obiettivo della macchina fotografica è proprio questo: una finestra che può permettersi di guardare dentro un altro mondo ed avvicinarlo magicamente al nostro.