MAREK HAMSIK. LA CRESTA CHE FA IMPAZZIRE NAPOLI, COME AI TEMPI DI MARADONA

DI VANNI PUZZOLO

Capitano su la cresta, stai raggiungendo Maradona.
27 luglio 1987-27 luglio 2017..
Trent’anni anni come un attimo, due date di grande importanza con una possibile suggestiva connessione spazio-temporale. Nella prima, nell’estate successiva al primo titolo nazionale della storia del Napoli calcio nasceva Marek Hamsik.
Nella seconda, lo slovacco spegne le 30 candeline e spera, magari, chissà, di riportare lo scudetto all’ombra del Vesuvio da leader silenzioso, prossimo recordman di reti in azzurro e da capitano.
Al di là delle fantasiose ed affascinanti sceneggiature però, andiamo a ripercorrere le tappe della vita sportiva del numero 17 ( che ha fatto traballare la tradizione che vuole a Napoli e un po dappertutto che il numero porti sfortuna) che si è fatto apprezzare in giro per l’Europa ed ha fatto innamorare di sé una città intera.

LA CARRIERA
Dalla vendita dell’auto per vestire la maglia dello Slovan al Brescia di Corioni.
La sua carriera inizia prestissimo quando a 4 anni papà Richard decide di iscriverlo alla scuola calcio dello Jupie Podlavice. Qui, rimarrà fino all’età di 15 anni non prima di realizzare alcuni primati tuttora imbattuti: 16 reti in una sola partita (record all-time in Slovacchia) e ben 111 gol in 38 gare regionali ed interregionali nell’annata 1998/99..
Sempre quell’anno, il giovanissimo Marek arriva per la prima volta in Italia, la sua futura terra promessa, a Genova, per un torneo giovanile.
Nel 2002 puntuale la prima svolta della sua fulgida carriera. Il futuro 17 azzurro, infatti, supera il provino con lo Sparta Praga e si accinge a vestire la maglia di uno dei club più importanti del Paese.
Il sodalizio della capitale però, non riesce a trovare un lavoro ai genitori e così la trattativa salta.
A farsi avanti per l’acquisto del ragazzo arriva così lo Slovan Bratislava che non può pagare, a causa di serie difficoltà economiche, le 125.000 corone slovacche chieste dallo Jupie. Così, i genitori di Hamsik pur di concedere una occasione al loro Marek pagano il trasferimento di tasca propria vendendo la loro auto (una Skoda Felicia) e chiedendo un prestito ad amici.
L’anno successivo con i biancoazzurri di Bratislava Marek viene convocato nell’Under 16 slovacca e, nella selezione Under 17, in una amichevole a Presov, lo scout del Brescia Maurizio Micheli lo nota: i giochi sono fatti.

Nel Brescia 12 reti in 74 gare

Nell’estate del 2004 Hamsik, a 17 anni, viene ingaggiato dai lombardi per appena 60mila euro cominciando l’avventura italiana che, a distanza di 13 anni, continua con tante perle, tantissimi assist ed una caterva di gol impressionanti per uno che di mestiere farebbe il centrocampista.
A 17 anni e 236 giorni Maran lo fa
debuttare contro il Chievo nel campionato italiano di serie A (terzo slovacco della storia dopo Glonek e Gresko), il Brescia retrocede in Serie B e nella stagione successiva i lombardi gli offrono maggiore spazio facendogli totalizzare 1 rete in 24 presenze.
Il suo primo gol “italiano”, e non poteva essere altrimenti, arriva contro una grande, precisamente nell’incontro di Coppa Italia contro il Milan del gennaio 2006.
Forte nei calci piazzati, imbattibile nei calci di rigore, si narra che durante la preparazione estiva in vista dell’annata 2006/07 ne abbia messi a referto 56 consecutivi in una sessione d’allenamento contro due colossi come Emiliano Viviano e Federico Agliardi.
L’ultimo anno a Brescia è quello del salto di qualità: 10 reti (7 dei quali su rigore) in 40 gare che lo collocano idealmente sulla mappa dei migliori talenti della nostra Serie B, il Napoli è in agguato.

IL COLPO
Fu PierPaolo Marino allora direttore generale
del Napoli a centrare il colpaccio con il Brescia.
“Fummo fortunati nel prendere Hamsik, il Napoli era ancora in C e io andai a Bresci per visionare Milanetto. All’85 lui entro’ e fui attratto dalla sua capigliatura, portava la cresta come mio figlio, rimasi fino alla fine per curiosita’ e la scintilla scocco subito.
Lo prendemmo appena arrivammo in A e De Laurentis fu bravo ad ascoltarmi.”

APPRODO A NAPOLI
il ragazzino schivo diventa Marekiaro.
Il 28 giugno 2007 resterà per sempre nei cuori dei tifosi azzurri una data speciale, una di quelle da tracciare col pennarello rosso sul calendario.
Quel giorno, infatti, un 19enne Hamsik veniva acquistato dal Napoli per 5.5 milioni di euro e poi presentato in uno dei coup de theatre di De Laurentiis (con Lavezzi) alla stampa.
Lui, ragazzino schivo di poche parole non immaginava tutto quel fragore, quelle domande, quell’entusiasmo coinvolgente, ancora non era a conoscenza della pressione e dell’amore di Napoli.
Sul campo, invece, fra gli attori principali sempre lui e la sua prima gara ufficiale, un po’ come un manifesto ideologico di quello che sarebbe poi stato: il giovanotto dalla faccia pulita, dalle guance rosse e dai dentoni aguzzi segna, realizza un assist per Calaiò (arciere d’antan), s’accarezza la cresta (taglio emulato da centinaia di tifosi azzurri), si batte da mezzala nel 3-5-2 di Reja, strega tutti e si avvia, a piccoli passi, verso la grandezza partenopea.
Una grandezza faticosamente riconquistata con una risalita ed una crescita di pari passo col suo Napoli di cui è ora una autentica bandiera.
Due Coppe Italia, vinte contro Juve Fiorentina, una Supercoppa Italiana oltre a due effimeri ma pur significativi secondi posti e 3 “medaglie di bronzo” come segni tangibili dell’ascesa dell’indissolubile binomio fra quel Marek, per tutti “Marekiaro.

L’ ANEDDOTO

Hamsik, l’uomo che disse no a Raiola (e al Milan)
In oltre 10 anni di militanza al San Paolo (la stagione che va incominciare è l’undicesima per lo slovacco) molti sono stati i calciatori che sono arrivati e poi partiti da Napoli così come diversi sono stati i tecnici, da Reja a Donadoni, da Mazzarri a Benitez, che si sono avvicendati alla guida del club partenopeo. Tutti però hanno avuto come proprio compagno di squadra o come giocatore principe, lo slovacco Hamsik.
Una squadra, una città, un popolo con una stella polare, un punto di riferimento unico, una bandiera a cui rivolgere lo sguardo quando il vento, selvaggio e indifferente, decide di farla garrire al vento.
Una bandiera che però, ha rischiato
di ammainarsi per le solite, usuali strade del mercato.
Allontanato il primo agente Venglos per il più ambizioso Raiola, sì proprio lui Mino, il re dei procuratori, Hamsik, infatti, andò vicino ad un clamoroso trasferimento al Milan in uno scambio con Pato.
E invece, Marekiaro dal freddo Est, dalla Slovacchia, aveva già indissolubilmente legato il suo nome a Napoli, al San Paolo con sulla sua pelle tatuato, emblema fra i diversi tatuaggi sparsi lungo il suo corpo, l’azzurro della maglia partenopea.
“Resto a Napoli” esclamò quasi con rabbia e poi, come estremo gesto di liberazione dalle tentazioni pallonare, via Raiola e ritorno al passato o meglio al futuro, al fido Venglos.

STASTISTICHE
in azzurro, Marek a un passo dall’Olimpo.
Longevità, fedeltà, classe e amore per la maglia napoletana hanno permesso ad Hamsik di essere considerato una fra le poche bandiere ancora esistenti nel calcio.
Al di là dei sentimentalismi però, i gradi di leader e capitano azzurro il numero 17, in questi straordinari 10 anni, se li è guadagnati eccome.
Andando con ordine, Marekiaro è il terzo calciatore con più presenze in tutte le competizioni nella storia del club, alle spalle di Giuseppe Bruscolotti (511) e Antonio Juliano (505), primatista di gare nelle competizioni europee nonché il secondo marcatore di sempre sia in Serie A (93 reti dietro ad Antonio Vojak a quota 102) che in tutte le competizioni (alle spalle del Dio Diego Armando Maradona). 113 infatti sono le reti siglate dall’azzurro in 452 gare totali col Napoli con a referto anche 97 assist ed una geografia del gol che recita: 15 segnature di testa, 33 di sinistro e 65 di destro.
Insomma, con ancora tre anni di contratto Hamsik, salvo imprevisti, si prenota come nuovo Zeus nell’Olimpo del calcio partenopeo.

DUTTILITA’
Bandiera dal cuore puro e globetrotter in campo: la duttilità di Hamsik :
Il capitano azzurro Hamsik nella sua ultra-decennale esperienza in maglia azzurra ha avuto modo di occupare più posizioni in campo dimostrando, anche in questo caso, tutta la sua importanza e la sua duttilità tattica. Da Reja a Donadoni, da Mazzarri a Sarri passando per il mago spagnolo Benitez, infatti, lo slovacco ha recitato più parti sul rettangolo verde di gioco.
Da principio mezzala nei 5 centrocampisti nella prima edizione del Napoli in A 2007/08 e poi, “tenore” nel prolifico attacco con gli osannati ma ora lontani cantori Lavezzi e Cavani.
Ancora, trequartista nel 4-2-3-1 dell’ex Benitez ma anche regista basso, nelle gare nelle quali il Napoli passava in svantaggio, nei due di centrocampo.
Infine, nuovamente nel suo abito preferito: quello di incursore da mezzala nel 4-3-3 sarriano libero di toccare vagonate di palloni e di inserirsi, con leggiadria e puntualità, alle spalle delle difese avversarie.

VALORE DI MERCATO
PlayRatings
A 30 anni compiuti e con un contratto valido almeno fino al 30 giugno 2020, Marekiaro Hamsik possiede, stando al portale specializzato PlayRatings.net, un attuale valore di mercato di 24 milioni di euro.
Una valutazione importante che sale di circa 3 milioni se a dover fare una ipotetica offerta dovessero essere i top club (Real Madrid, Atletico, Chelsea o PSG) europei.
In più, una volta ottenuta la maturità calcistica, le componenti che concorrono maggiormente alla formazione del “market value” dello slovacco sono: per il 37% composte dalla sua costanza di rendimento (15 reti e 15 assist nel 2016/17), per il 26% dalle tante presenze in stagione (49 nell’ultima) e per il 10% circa dalla sua residua capacità di migliorare ancora.
Insomma l’oro di Napoli.