GLI INQUISITORI SON TORNATI. MA ORA SI CHIAMANO SENATORI

 

DI CLAUDIA PEPE

”Sono abbastanza vecchio per ricordarmi donne più accorte. Una donna aggredita da un cingalese alle tre di mattina un tempo non ci sarebbe mai stata. La donna porta con sé l’idea del corpo, l’idea della preda. Se si trova in una zona di periferia, sola in mezzo alla strada, può anche essere oggetto di un’aggressione”. Così ha commentato a radio Cusano il senatore di Ala Vincenzo D’Anna, gli ultimi e drammatici episodi di violenze sulle donne.

Continua così, un uomo che si ritrova alla corte di un partito nato dalla necessità di continuare a vivere dopo la disfatta del PDL. Cortigiani pronti a soccorrere il governo nei momenti di difficoltà. La teoria retrograda e medioevale pronunciata da un Senatore della Repubblica, pagato da una società multiforme, lede la nostra Costituzione e la nostra civiltà. Una civiltà costruita da uomini che continuano a distruggere la storia di noi donne che nonostante un cammino faticoso, sono e saranno sempre il perno fondante della nostra società. “Non giustifico gli stupratori – gli darei 30 anni di carcere -, ma serve attenzione e cautela da parte delle donne. Se cammina un uomo solo alle tre di notte non gli succede niente, se cammina una bella ragazza, magari vestita in modo provocante, e si trova in determinati ambienti, si espone. Qui tutti vogliono fare tutto. Io non sono un maschilista, ma il corpo della donna è oggetto e fonte di desiderio da parte dell’uomo. È un istinto, sarà primordiale, sarà ancestrale, quello che volete. Molte volte servirebbe un minimo di cautela.”
Così commenta la nostra vita il Senatore D’Anna.

Ma, non continuo sulle sue affermazioni, perché sono nocive alla salute quanto un pacchetto di sigarette inalato in mezz’ora di vita. Voglio ricordare che questo Signore è proprio quello che in Senato ha indicato il suo “pacco” rivolgendosi ad una senatrice. Quello che ha definito alcune senatrici “rotte didietro, integre davanti”. Quello che in Senato ha mimato un rapporto orale rivolgendosi ad una senatrice. Quello “dell’istinto primordiale” e “delle donne siano caute.”

Ecco a voi servito l’ennesimo stupro sociale, uno stupro che noi donne e soprattutto noi insegnanti della Costituzione, dobbiamo denunciare e non dobbiamo subire. Invece di tollerare tutto quello che la “Buona Scuola” ci impone, tutto quello che non rientra nel nostro compito principale che è e rimane sempre l’educazione, la formazione di menti consapevoli, di futuri cittadini, entriamo in classe e per una volta mandiamo all’aria i programmi. Mentre spieghiamo che il 10 marzo del 1946 il Paese provava a rialzarsi dopo il ventennio fascista, le italiane votavano per la prima volta e pochi mesi più tardi esattamente il 2 Giugno furono chiamate anche loro a scegliere tra Repubblica e Monarchia, spieghiamo come le donne dovevano entrare in cabina elettorale senza rossetto nella cabina. “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio. E dopo leggiamo loro le esternazioni di questo rappresentante del nostro derelitto Paese.

Il Senatore in tutto ciò, non spiega gli stupri che avvengono nelle case, negli uffici, da parte di carabinieri nel pieno del loro esercizio. Non ci spiega come mai siamo violentate e uccise solo per essere donne. Per essere donne, nonostante le idee di miseri uomini, non abbiamo bisogno di vestirci con minigonne e abiti succinti. E soprattutto non ci deve essere nessuno mai che ci possa vietare o consigliare come deve essere il nostro guardaroba. Noi siamo libere di essere. Libere di essere noi stesse, senza avere paura che uomini spregevoli vedano in noi un corpo, un corpo da stuprare, un corpo con dei buchi da riempire. Corpi che non hanno anima ma sono carne da sopprimere, da nascondere nelle loro mani che inghiottono le loro voglie e le nostre vite. Un Senatore che si esprime così, un sindaco che vieta il parcheggio alle donne extra comunitarie e alle donne lesbiche, un Paese che protegge ancora due carabinieri che hanno stuprato due ragazze non certo vestite in abiti succinti, un paese che odia le donne quanto quei Paesi che additano come retrogradi, un Paese che ammazza le sue donne e non riesce a rispettarle e a proteggerle. Un Paese così, non è un Paese civile. Ed è il nostro Paese.

Il senatore parla di istinto ma oltre all’istinto, dobbiamo parliamo di cultura, caro Senatore. Questa cultura non fa parte della cultura femminile. Allora il problema è quello – difficilissimo -, di sradicare questa subcultura. In parte si può fare con l’educazione, con le famiglie dei nostri studenti, e soprattutto con pene esemplari per gli stupratori. Smettiamola di far durare processi per anni con tre gradi di giudizio. Noi insegnanti dobbiamo avere gli strumenti per avere una Scuola che faccia: Educazione sessuale, conoscenza della Costituzione, Educazione civica, Educazione alimentare, lotta al bullismo, lotta alla discriminazione di genere. Questa è la Scuola. Educazione alla vita. Stiamo gettando nel cassonetto dell’evoluzione anni di storia, di partecipazione e di lotta. Ma evidentemente agli scranni del potere, questo non importa. Ci vogliono ancora con la cintura di castità, e magari metterci al rogo per il nostro dissenso civile e sociale. Le streghe non sono tornate, ma sono tornati uomini che un tempo si chiamavano inquisitori. Ora si chiamano anche Senatori. Proprio quelli che si dovrebbero distinguere per la loro scienza, coscienza e sapienza. Questo è anche la Nostra Italia, un Paese che combatte la civiltà e paga uomini che odiano le donne.

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