PUGLIA, CALIFORNIA D’EUROPA? EMILIANO ATTACCA GENTILONI

DI RAFFAELE VESCERA

Pensate dove può arrivare l’ipocrita fantasia del politichese, il governo concede il permesso di scandagliare i fondali sottomarini del Salento, a 13 chilometri appena da Leuca, mediante la tecnica dell’airgun utile a trovare petrolio, e chiama l’operazione “crociera sismica” (sic) sostenendo che le rovinose onde magnetiche sparate sotto il mare dalla nave “in crociera sismica” della compagnia americana Global Med, del Colorado, hanno finalità di sana ricerca scientifica. Oltre il danno, la beffa, insomma. Tali onde, oltre a disorientare i cetacei sparando onde talmente forti da provocare piccoli terremoti sottomarini, distruggono l’economia della pesca, una delle principali in Puglia, e, nel caso di successiva concessione estrattiva, edificando mostruose piattaforme davanti a quelle meravigliose coste in un mare caraibico, possono distruggere quella turistica, ancora più importante per il Sud. Impoverito in modo esponenziale da qualche decennio in qua, grazie all’azione leghista e paraleghista dei governi della seconda repubblica, di destra o sinistra che fossero.

ALLA FIERA DEL LEVANTE

Ieri, il governatore pugliese Emiliano, che già in passato aveva manifestato la sua opposizione alle trivelle marine, gliele ha cantate chiare a Gentiloni, accogliendolo all’inaugurazione della Fiera del Levante: “Siamo teste dure presidente e non molliamo mai“, ha detto il governatore. “Non molleremo sugli inutili permessi di ricerca petrolifera nel nostro mare… Lei si immagina cosa accadrà quando qualcuno proverà a sondare il mare del Salento con l’airgun sconvolgendo flora, fauna e struttura geologica del fondo marino pugliese?… faremo questa battaglia per la nostra legge davanti alla Corte Costituzionale, con tutta la forza morale di cui disponiamo”. Di più, l’avversione di Emiliano era diretta contro la bocciatura del governo della legge sull’autonomia regionale la “legge sulla partecipazione” approvata il 3 luglio scorso dal Consiglio regionale, utile a coinvolgere i cittadini pugliesi nelle scelte di difesa dell’ambiente in caso di realizzazione di un’opera invasiva. Bocciatura proposta dallo stesso Gentiloni perché a suo avviso “viola la competenza legislativa riservata allo Stato”. Peccato, gli ha rinfacciato Emiliano, che la Toscana tre anni fa si è munita della stessa legge, senza che il governo ha avuto alcunché da ridire. Tali parole hanno messo fretta al premier che ha lasciato di corsa la fiera senza visitare i padiglioni programmati dopo aver dichiarato che “Noi investiamo sulla tutela dell’ambiente, sulla green economy, perché sappiamo che questa può essere una delle carte fondamentali per l’Italia in Europa e nel mondo”, ha detto invece Gentiloni nel corso del suo discorso. “Il messaggio che vogliamo dare oggi da qui è che da diversi anni non ci sono mai state condizioni così favorevoli per investimenti e sviluppo nel Mezzogiorno e in Puglia in particolare “.

PUGLIA SOTTO SCHIAFFO

L’attacco all’ambiente, e di conseguenza all’economia pugliese, è stato sferrato non solo via mare ma anche via terra, a partire dal gasdotto Tap che dovrebbe approdare a Melendugno, uno dei tratti di costa più belli del Salento, proprio accanto alla straordinaria Grotta della poesia. Tale sconsiderato approdo, oltre a prevedere l’espianto di migliaia di ulivi sul vicino impianto di rigassificazione, ne prevede altri lungo i 54 km di percorso necessari ad allacciarlo alla rete esistente, e più di tutto, secondo il rapporto Via dell’Arpab che Tap finge di ignorare, vi sono rischi enormi di incendi ed esplosioni. Dicono che tali interventi siano strategici per procurare energia necessaria allo sviluppo industriale del paese. Peccato che di Italia non ve ne sia una sola, poiché laddove dal 2010 l’occupazione al Nord è cresciuta di 380.000 posti al Nord, il Sud ne ha perduti 320.000, e non per sua colpa, come qualche leghista blatera. La Puglia già produce il doppio dell’energia ad essa necessaria, e la povera Basilicata fornisce la quasi totalità del petrolio italiano, eppure tutto ciò ha portato solo degrado in una terra lasciata senza mezzi di comunicazione, quali ferrovie, strade, aeroporti e quant’altro necessario allo sviluppo. Al tutto, con il pretesto del batterio Xylella, finora indimostrato killer degli ulivi, si aggiunga la volontà di espiantare milioni di alberi della pace (la Puglia ne ha 60, uno per ogni italiano). Lo scopo sempre più chiaro, oltre che di fare spazio a invasive strutture turistiche, è quello di sostituire gli ulivi millenari con produzioni intensive meccanizzate, mediante piante da sostituire ogni decennio, in un’alternanza utile all’arricchimento delle multinazionali chimico-agricole.

PUGLIA CALIFORNIA D’EUROPA?

Insomma, altro che Sud terra di buona agricoltura e del buon vivere turistico, come si diceva un tempo “California d’Europa”, questo Mezzogiorno, come scherzava il buon Troisi, è così chiamato perché chiunque arriva ci mangia sopra. L’Italia fa un uso chiaramente coloniale di un terzo del suo territorio e dei suoi abitanti, utili a fornire risorse naturali e forza lavoro a basso prezzo all’industria del Nord. Non è certo necessario scomodare i sacri padri del meridionalismo, quali Gramsci, Salvemini, Nitti, Colajanni, Fortunato, Zitara e altri per comprenderlo, la tragedia, iniziata 157 anni fa, pare si esibisca nel suo ultimo atto sotto i nostri occhi. Apparentemente direi, poiché oltre e più della volontà delle forze politiche pugliesi, bisogna tener conto della forte e decisiva presenza dei movimenti popolari, No-triv, No-Tap e per la difesa degli ulivi, movimenti che raccolgono migliaia di aderenti decisi a tutto, mossi dall’amore per la propria terra e dalla rinata coscienza meridionalista. Movimenti che possono cambiare il corso di questa storia, alquanto infame.