CRONISTI, CHI SCOVERÀ I NOMI DI QUEI DUE CARABINIERI DI FIRENZE?

DI PAOLA TAVELLA

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Lo so che fra i carabinieri ci sono una maggioranza di degnissime persone e difensori della legge e dei cittadini ma, ad ogni buon conto, da ragazzina se ero sola e mi fermavano i carabinieri io mi mettevo subito a piangere.
Tema di fantacronaca:
Ho fatto la cronista per tanti anni, e ho conosciuto cronisti formidabili, capaci di scovare le fonti migliori e di proteggerle. Se a Firenze in questi giorni ci fosse – mettiamo – un cronista come quelli che ho conosciuto (ho un nome in mente, e tu lo sai che penso proprio a te) sarebbe in giro a parlare con le trans e con le prostitute, molte delle quali sono costrette a regalare prestazioni ai carabinieri per vivere tranquille. Avrebbe già incontrato un certo archivista della Questura con il quale gioca a tressette di notte da anni, magari avrebbe offerto un caffè alle attiviste dei Centri Antiviolenza femministi di cui ha sempre avuto rispetto e stima, si sarebbe fumato una sigaretta con certi portantini e certe infermiere dei Pronto Soccorso. E dentro di lui prenderebbe piede un’ipotesi sulla ragione per cui non escono i nomi dei due carabinieri, si sarebbe fatto un ‘idea sui motivi per i quali il secondo non si presenta in Questura. Verificherebbe se per caso nell’Arma aleggia il timore questi due avessero già fatto cose del genere. E verrebbe a sapere che rapporti avevano i due carabinieri con il padrone del locale Flò, e che cosa dicono le telecamere di sorveglianza del locale, ma soprattutto i clienti abituali: i carabinieri andavano spesso a fare controlli in quel vivaio di ragazzine sbronze in vacanza?
Se i nomi ci fossero, se ci fossero perfino le foto così come è accaduto per gli stupratori di Rimini, qualcuna potrebbe forse riconoscerli, saltar su e dire “è successo anche a me ma ho avuto paura a denunciare”?
Poi magari il giornale di questo cronista mio immaginario ci ricorderebbe questo, in un box a parte:
PADOVA Quando nell’aprile 2014 la squadra Mobile aveva bussato alla porta del suo appartamento all’Arcella, si pensava fosse un caso isolato. Nessuno poteva pensare che Dino Maglio, 38 anni ora, all’epoca carabiniere a Teolo, facesse rima con l’accusa di essere un violentatore seriale, nonostante la denuncia di una diciassettenne australiana che prima di tornare dall’altra parte del mondo aveva raccontato in questura di essere stata drogata e stuprata dall’uomo che ospitava lei e la madre a Padova.
Da quel giorno, il diluvio. La denuncia della diciassettenne australiana che diventa una condanna a sei anni e mezzo e altre quattordici ragazze, tutte ospitate dal carabiniere che prendono coraggio e raccontano di essere state abusate da lui”.
E anche questo: “ROMA Millequattrocento intercettazioni dimenticate. A otto anni dal ricatto al presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, filmato in slip e camicia in casa di una trans da carabinieri in servizio pronti a estorcergli il denaro in cambio del silenzio, il processo a carico dei ricattatori rischia una battuta d’arresto“.
E inoltre: “ROMA. Il gup del Tribunale di Roma Cinzia Parasporo ha disposto il rinvio a giudizio dei cinque carabinieri imputati nell’ambito dell’inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi, il geometra romano deceduto nell’ottobre 2009 a Roma una settimana dopo il suo arresto per droga. Per i tre militari che lo arrestarono, l’accusa contestata dalla procura è quella di omicidio preterintenzionale, mentre altri due appartenenti all’Arma sono accusati di calunnia e falso”.
Potrei andare avanti. Ma ce ne sarebbe già abbastanza. E credetemi che cronisti così non sono solo protagonisti di film americane e serie televisive, in certe parti del mondo ne esistono ancora, in carne e ossa, e pure in Italia. Ma sono disoccupati, oppure in pensione e giocano a palla con i loro cani, in giardino.

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