LE DUE STUDENTESSE NON AVREBBERO MAI POTUTO DARE IL CONSENSO A QUEI CARABINIERI ZELANTI

DI ANGELO DI NATALE

Mentre quasi tutta la stampa metteva in rilievo nei titoli la presunta natura consensuale del rapporto sessuale tra una delle due studentesse americane e uno dei carabinieri da lei accusato di stupro, perfino il comandante generale dell’Arma Tullio Del Sette (indagato per rivelazione di segreto d’ufficio nell’inchiesta-Consip, ma questa è un’altra storia) era tranchant.
Quella stampa, a stragrande maggioranza, non considerava che quei due carabinieri non furono chiamati dalle ragazze, intervennero per sedare una rissa che non le riguardava in un locale di piazzale Michelangelo a Firenze molto frequentato, le videro mezze ubriache e si offrirono (che spirito di servizio e senso del dovere!) di accompagnarle a casa: prima, grave violazione perché con l’auto in dotazione avrebbero semmai potuto, qualora fosse stato necessario, portarle in ospedale. Comunque avrebbero dovuto preventivamente informare il loro ufficio di riferimento e non lo hanno fatto. E ciò è comprensibile perché avrebbero dovuto comunicare che le facevano salire nell’auto per condurle nella loro abitazione, in ciò confessando una violazione, o avrebbero dovuto mentire quanto meno sulla destinazione. Hanno preferito omettere e questa scelta va valutata rispetto al movente del loro gesto volontario di offrirsi, in servizio e con auto di servizio, di accompagnare le due ragazze a casa.
Non contenti, anziché lasciarle dinanzi alla porta come sarebbe stato naturale e sufficiente, dopo avere opportunamente informato la base, visto che per un certo tempo avrebbero lasciato l’autovettura e non avrebbero potuto rispondere ad eventuali chiamate, che si fermavano per dei “controlli” (quali?) preferiscono accompagnarle all’interno e qui consumano, almeno uno dei due così ha dichiarato, un rapporto sessuale consenziente.
Quei giornalisti così caldamente adagiati sull’improbabile verità più comoda e conveniente sappiano che, semmai, per assurdo, fosse andata così, non esiste consenso senza lucida capacità di intendere e di volere e basta già la condizione di “debole difesa”, oggettiva e notissima ai due militari (i quali proprio per questo si sono offerti, non richiesti, di accompagnarle) per concretare oggettivamente lo stupro.
Stendiamo poi un velo pietoso su certi pennivendoli sempre dalla parte del più forte (perfino quando questa ammette, ma loro, imperterriti tirano dritto più realisti del re!)) i quali avevano provato a lanciare lo scoop-patacca della polizza antistupro, quale vero movente di una calunniosa denuncia inventata.
Quella polizza viene stipulata da tutte le università, per tutti gli iscritti che studiano all’estero, contro ogni tipo di rischio (scippo, furto, rapina, infortunio, malattia, guasto di auto e mezzi di trasporto, smarrimenti di oggetti personali, aggressioni, violenze) ed è obbligatoria: senza polizza non si parte!
Purtroppo, ma comprensibilmente, a quelle ragazze, come a tutte le colleghe e colleghi, appena giunte in Italia erano state date indicazioni di comportamento utili per prevenire rischi: evitare strade buie, non fidarsi di sconosciuti e avere piena fiducia nelle forze dell’ordine.
Ecco perché, pur mezze ubriache, accettarono volentieri quel passaggio loro offerto.
Loro, almeno col “senno del prima” avevano fatto bene, per giungere più velocemente e sicure a casa.
Il punto è che quei due in divisa, comunque, da subito e per sempre – a prescindere dal processo penale che dovrà accertare le loro responsabilità – non possono più essere “forze dell’ordine” perché non lo erano già quella notte, e non lo erano non per ciò che eventualmente potrà emergere dalle indagini ma per quanto è già stato oggettivamente provato e da uno dei due già ammesso.

Ma questa sconvolgente verità, le due ragazze e tutti noi (speriamo anche tutti i loro colleghi e i superiori) non potevamo saperla.