URAGANO IRMA. L’OCEANO SOMMERGE MIAMI

DI SIMONA CIPRIANI

 

Irma è passato su Miami. La città deserta, spazzata dal vento a 200km/h è stata invasa dalle acque dell’Atlantico a causa dello storm surge, l’innalzamento del mare provocato dall’uragano e dalle forti mareggiate che lo accompagnano.
Dalle immagini diffuse sui social network ieri notte, la città appariva completamente allegata.
Una gru spezzata dalla forza del vento è crollata, provocando danni a un edificio in costruzione, altre, come impazzite, giravano vorticosamente su loro stesse come gigantesche e lugubri girandole.
Altre inondazioni sono state registrate lungo la costa occidentale della Florida, ma, secondo gli esperti la minaccia rimane per i prossimi giorni e interesserà alcune città della costa occidentale come Sarasota, Fort Myers e Naples, dove il livello dell’acqua potrebbe salire fino a 4 metri e mezzo.
La forza dell’uragano ha spinto l’acqua dell’oceano lontano dalla costa occidentale ma quando la forza del vento invertirà la sua direzione, potrebbe spingerla di nuovo verso la terra: l’impressionante fenomeno osservato lungo la spiaggia di Long Island alle Bahamas, dove l’oceano si è ritirato per qualche chilometro, ne è la drammatica dimostrazione.
L’epicentro dell’uragano spostandosi verso la città di Naples ha perso la sua potenza scendendo a categoria 2, le città di St. Petersburg e di Tampa, fortunatamente, sono state risparmiate dall’impatto diretto con Irma che, ancora una volta, ha improvvisamente cambiato direzione.
I meteorologi si augurano che nel contatto con la terraferma e spostandosi verso nord in direzione della Georgia, giunga a essere classificato come semplice tempesta tropicale.
Dopo il primo impatto di domenica sulle isole Keys, precisamente a Cudjoe Key, Irma ha proseguito la sua corsa lungo la costa occidentale dello Stato, effettuando un secondo impatto a Marco Island, già declassato a categoria 3 con venti a 195 Km/h.
Più di tre milioni di persone sono rimaste prive di servizi elettrici in Florida, di cui quasi un milione nella contea di Miami-Dade, ma altri se ne aggiungeranno nelle prossime ore: unico mezzo di contatto per tutti il telefonino, acceso fin quando durerà la batteria.
Gli shelter, i rifugi messi a disposizione degli sfollati, brulicano di persone, molti cani e gatti silenziosi, tranquilli all’interno delle loro gabbiette o accucciati accanto ai loro amici umani.
Il ricordo di Katrina, durante cui persero la vita oltre 700mila animali è ancora dolorosamente vivo, per questo si è cercato di organizzare l’evacuazione e una serie di strutture per l’accoglienza degli amici a quattro zampe anche se, purtroppo, non è stato possibile trovare ricovero a tutti perché in alcuni rifugi non sono stati accettati.
Ci sono segnalazioni di alcuni cani e gatti lasciati nelle abitazioni dai proprietari in fuga e si registrano anche alcuni casi di abbandono.
Anche lo zoo e stato evacuato, gli animali sono stati quasi tutti messi al sicuro, eccetto le tigri che sono rimaste all’interno del parco, insieme agli elefanti e altri difficilmente trasportabili, i cui recinti, però, sono stati fortificati.
A Key West, il curatore della casa di Hemingway, ha deciso di rimanere in compagnia dei 50 gatti discendenti diretti dei gatti del noto scrittore, che soggiornò qui, insieme alla moglie Pauline dal 1931 al 1939, prima di trasferirsi a Cuba, i mici, fortunatamente, sono tutti salvi come il loro solerte e amorevole custode.
Alle 24 vittime umane provocate da Irma nel suo passaggio ai Caraibi, al momento, se ne aggiungono cinque della Florida, tutte decedute in incidenti stradali, oltre diversi dispersi tra cui anche un italiano originario del napoletano, Raffaele Rispoli, residente alle Isole Vergini di cui non si hanno notizie da martedì pomeriggio.
“The day after” il passaggio del violento uragano è anche il giorno in cui si comincerà a fare la conta dei danni economici che si prevede possano superare i trecento miliardi di dollari solo per la Florida, aggiungendosi ai 200 provocati dalla violenza di Harvey che, nello scorso agosto, ha devastato il Texas meridionale.
Mentre lo sguardo va verso l’oceano su cui avanza inesorabile un secondo potente uragano, Josè, che ha già raggiunto la categoria 4 della scala Saffir-Simpson e, probabilmente presto si potenzierà a 5, è inevitabile pensare a quanto siano diventati pericolosamente frequenti queste tempeste di così elevata potenza: nella storia della meteorologia americana, dal 1851 a oggi, solo tre uragani avevano raggiunto la categoria 5, l’ultimo nel 1989.
Sebbene molti esperti continuino a sostenere che si tratti di fenomeni casuali, è impossibile ignorare la coincidenza che li lega al riscaldamento globale. Ne sono convinti alle Nazioni Unite che, per la 72° Assemblea generale prevista nella prossima settimana, hanno inserito in testa all’agenda dei lavori il problema dei cambiamenti climatici.