PREMIO CAMPIELLO A DONATELLA DI PIETRANTONIO, SCRITTRICE ABRUZZESE

DI ELENA PINTORE

Si è conclusa la 55° edizione della kermesse letteraria promossa dagli Industriali Veneti.
La premiazione avviene a seguito di una votazione da parte di una giuria popolare su una rosa di 5 opere ritenute migliori da una giuria critica.
La cinquina finale era composta da :
“Qualcosa sui Lehman” di Stefano Massini (Mondadori)
“La citta interiore” di Mauro Covacich (La nave di teseo)
“La notte ha la mia voce” di Alessandra sarchi (Einaudi)
“L’Arminuta” di Donatella Di Pietrantonio (Einaudi)
“La ragazza selvaggia” di Laura Pugno (Marsilio)
Con 133 voti il premio Campiello è stato assegnato a Donatella Di Pietrantonio con il suo romanzo “L’Arminuta” .
Classe 1963, odontoiatra pediatrica di giorno e narratrice di notte, Donatella Di Pietrantonio è una scrittrice riservata, che vive in provincia nel comune di Penne, in Abruzzo.
Con il suo romanzo ha saputo incantare la giuria popolare a dispetto di quelle che erano le previsioni iniziali.
Seppur discreta e lontana dagli ambienti letterari, la vincitrice non si sottrae ai tour promozionali per incontrare il suo pubblico, reputa infatti fondamentale conoscere l’opinione, il sentimento dei suoi lettori per capire quanto effettivamente trasmesso con il romanzo.
Fortemente legata alla sua terra, la neo vincitrice ha dedicato il premio alla sua famiglia e alla sua regione :«Voglio portare questo premio in Abruzzo, nella mia regione che viene fuori da un anno orribile, che ha subito terremoti, valanghe e incendi».
Narratrice per passione, ha debuttato nel 2011 aggiudicandosi il premio Tropea con “Mia madre è un fiume” e il Premio Brancati nel 2014 con il romanzo “Bella mia” .
L’esclusione dal premio Strega nel 2014 seppur fonte di delusione non ha fiaccato l’entusiasmo.
Edito da Einaudi “L’Arminuta” letteralmente “La Ritornata”, racconta la storia di una bambina, Adriana, che scopre alle soglie dell’adolescenza, di non essere la figlia delle persone che l’hanno cresciuta per tutta la sua esistenza.
La scoperta avviene quando la famiglia che conosce, restituisce la bambina alla sua famiglia biologica.
La storia è ambientata in un Abruzzo rurale, arcaico, in cui le storie di bambini ceduti a famiglie che non potevano avere figli erano diffuse, sottraendo piccole creature da un destino di povertà e misera in famiglie numerose e indigenti.
La fantasia della scrittrice, unita alla sensibilità della bambina che sopravvive in lei si chiede quale fosse il sentimento di questi bambini ceduti, verso chi ritenessero di “appartenere”.
Ricordi di storia d’infanzia prendono cosi una nuova vita nel romanzo vincitore.
Ero l’Arminuta, la ritornata. Parlavo un’altra lingua e non sapevo piú a chi appartenere. La parola mamma si era annidata nella mia gola come un rospo. Oggi davvero ignoro che luogo sia una madre. Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza”.
Accolto con grande curiosità dai lettori, con una trama pubblicizzata attraverso un fitto tam tam sulle pagine letterarie dei social, Adriana e la sua storia rapiscono il lettore, avido e curioso di conoscere quale destino riserva il futuro a questa bambina trattata alla stregua di un pacco postale.
I temi più cari alla scrittrice vertono sulla maternità già presenti nei suoi precedenti libri in cui affronta il rapporto madre e figlio, e il legame fortissimo, viscerale con la sua terra martoriata dal terremoto.
Non si reputa una scrittrice professionista, non scende a patti con il consumismo letterario, al contrario, l’idea della letteratura non può essere di parte deve entrare nel profondo dell’esperienza umana raccontando il dolore, manifestare il senso di colpa.
Non ama la consolazione Donatella Di Pietrantonio, lo scrittore deve raccontare il dolore dell’esperienza di essere mortali, magari anche trasformarlo, ma non nasconderlo.
La sua quotidianità è scandita dalla professione medica con cui si prende cura dei suoi giovani pazienti e i ritagli di tempo rubato al sonno, in cui lei stessa definisce di essere attraversata da elementi spontanei composte da immagini chiare e sensazioni definite che prendono vita nella sua narrazione.
Da lettrice ama la narrativa di Michela Murgia, la prosa di Agota Kristof e la sensibilità di Paolo Giordano.

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