VENEZUELA: LA CENSURA RIVOLUZIONARIA, L’ETICA E LA MUSICA PERDUTA

DI ANTONIO NAZZARO

Alicia scende per il barrio come nel documentario: “Tocar y Luchar” dove si racconta il sistema educativo musicale venezuelano fondato da José Antonio Abreu Anselmi nel 1975. Ogni scalino è un accordo ed il passo l’archetto che lo suona. E’ uscita di casa mentre la madre colombiana maledice il governo, il mondo e l’universo intero, il governo ha oscurato il suo canale Caracol Colombia: ”La telenovela… come faccio a sapere come finisce!”. Morena, magra come un’acciuga, indossa ancora l’uniforme scolastica: una gonnellina scozzese appesa a due gambe lunghe che un paio di calze blu non riescono a raggiungere. Di quello che succede nel paese non sa nulla se non che si mangia meno, i suoi dodici anni la difendono dalla politica. Corre e muove la testa.
Andante mosso.

La musica nei passi, nei passi e nelle giravolte la può sentire solo lei e il suo violino aggrappato alle sue spalle come uno zaino di sopravvivenza. Sta per passare di fronte alla casa della zia Agnes, che proprio zia non era, dalla finestra dovrebbe arrivare la solita musica rock. La fedele compagna d’avventure dal 1989 radio “92.9 Tu FM” di quella morena ancora bella che si diverte a fare la rockera suonando una chitarra immaginaria con Alicia, è muta. Il governo ha chiuso anche lei e al suo posto suonano la musica “llanera” di una radio vicina al governo. La zia suona note che solo Alicia può sentire mentre canta una canzone più dura della parola.
Andante energico.

Alicia in un gesto ferma la musica, raccoglie l’orchestra come il mento un violino, davanti a lei il barrio sembra non finire mai. Nella piazzuola tra il sentiero di terra e tre scale più sotto e ricordarsi d’evitare quel vicolo, lì s’apre l’orchestra sinfonica allo sguardo. L’ultima prova per sentire se la musica accompagna. Di fronte a lei ogni casetta, casupola, baracca è una nota musicale, ogni viuzza e sentiero una linea di un pentagramma e Petare suona. Né baracche né vie impervie, solo un’armonia ad accompagnare il bordeggiare dell’Avila come un fiume che cerca il mare. Le mani sostengono l’aria, l’archetto disegna le nuvole. Dalla terrazza-entrata-balcone della sua casa Margarita, l’informazione del barrio nazionale internazionale e di pettegolezzi universali: “Hola Alicia oggi sono rimasta come te con la voce dentro, mi hanno chiuso la radio “La Nueva Mágica 99.1 FM” e la televisione non la vedo”. “Solo non voglio – pensa Alicia – rovinare il violino e sentire che la musica mi scorre dentro e mi porta via da qui”.
Adagio lento.

Dodici anni che, potrebbero essere scivolati senza lasciare traccia in uno di questi sentieri di case e persone, trattenuti per i capelli da un archetto di violino. La sua porta al mondo, quello bello, quello dall’altra parte la porta sulle dita. Nell’improvvisato caffè che da quando era piccola occupava una specie di terreno in piano tra una scala e l’altra, le voci sono forti e gravi, Alicia pensa ai tromboni. “Non è possibile oramai non si può neanche vedere il canale tv che vuoi, adesso è sparita RCN Colombia”. “Ogni giorno chiudono una radio o televisione ma così si mangia di più?” e ridono. Alicia li immagina gonfiarsi la faccia come fa il suo amico Paco quando imita il tuono della terra con la sua tuba.
Andante allegro.

Oramai manca poco. Si sistema i capelli e rallenta il passo fa un respiro profondo, dietro l’angolo Jorge come sempre l’aspetta. Suonano insieme e camminano insieme ed insieme non sanno ancora cosa fare e insieme si guardano. “Oggi mamma era preoccupata aveva sentito dire che volevano chiudere “Fe y Alegria” e lei ha pensato alle scuole ma parlavano solo della radio e poi sembra che non fosse vero. Oramai si spaventa per tutto”. Mentre il violoncello sembra portarlo lui sulle spalle per quanto è piccolo. Alicia lo vede come se fosse forte. E poi quando suonano lui e lei si incontrano sempre e lì si sono persino dati un bacio. Il teatro già s’intravede.
Andante mosso.

I giovani musicisti sono tutti fermi davanti all’entrata e sembra che abbiano le voci degli strumenti che sostengono. Le prove sono state cancellate. Il governo ha cancellato la tournée dell’Orchestra giovanile del Venezuela. George, quello sempre informato, dice che il maestro Dudamel ha litigato con Maduro e allora il presidente ha cancellato i suoi concerti. Alicia si allontana. Jorge la segue. Apre l’astuccio del violino come sempre, tira fuori l’archetto, appoggia il mento al violino aspetta l’istante che si fondano ed iniziare a muovere dita e archetto senza un solo suono.
Grave lento.

Alle critiche mossegli dal famoso direttore d’orchestra Dudamel, il presidente Maduro ha risposto in televisione: “Mando i miei saluti a Gustavo Dudamel, anche se non ci capisce (…) Non importa, continuiamo a lavorare per i bambini del Venezuela”. Era il venerdì 18 d’agosto e continuava:” “Fai il politico, non importa, benvenuto alla politica, Gustavo Dudamel ma agisci con etica”.

La censura rivoluzionaria, quella etica ovviamente, il 21 d’agosto cancella i quattro concerti d’esordio dell’Orchestra Giovanile Venezuelana negli Stati Uniti.

Solo nel 2017 Conatel, l’ente dello Stato che gestisce le concessioni, ha oscurato ben 50 mezzi di comunicazione video e radiofonici senza motivare le sue decisioni e spesso con questioni degne di un azzeccagarbugli.