CICLISMO. A 35 ANNI CONTADOR ABBANDONA . MA POTEVA ANCORA ESSERE IL NUMERO UNO

Segni particolari: essere Contador.
“Polmoni e vie respiratorie sono collocati sotto il governo del Sagittario. Anche gli arti inferiori sono assegnati al segno, specialmente le cosce”, così recita la parte dedicata alla costituzione fisica. Già, le gambe e il fiato sono per lui fondamentali. Eppure, domenica 10 settembre ha detto bye bye al ciclismo.

Lo aveva annunciato ad agosto con video su Instagram e così ha fatto: Alberto Contador Velasco ha detto addio al professionismo, nella sus Spagna. A Madrid, con una impresa definita “al limite dell’impossibile”, all’ultima tappa della Vuelta 2017

«Non potevo vivere un finale di carriera più bello di questo, riuscendo a vincere in cima all’Angliru – ha detto domenica pomeriggio Alberto El Pistolero – Ho dato tutto, questa mattina mi è stato chiaro che sarebbe stata la mia giornata. Ho dovuto correre in questo modo, non c’era più tempo per dire addio. In questa vita devi assaporare ogni giorno, ogni momento e io lo faccio. Era l’ultima grande tappa di montagna della mia carriera, questa mattina avevo tanta tensione, ma anche il desiderio di superarla. L’incoraggiamento del pubblico mi ha fatto venire la pelle d’oca, è stata una giornata incredibile». Ed ancora, «Non ho parole per spiegare le sensazioni che ho provato in questa ultima tappa. Passare sul traguardo tutto solo davanti al pubblico di casa è qualcosa di unico. Un sogno. Non mi potevo immaginare un addio migliore. Ora però è giunto il momento di smettere». Quindici anni in prima linea, ma da quel giorno di 15 anni fa in cui diventò professionista …aveva le idee chiare. «Quando sono passato professionista volevo ritirarmi quando ancora avevo un livello alto e credo che questo sia il momento perfetto. Posso dire solo grazie. In questa corsa ho dato il massimo, così come negli ultimi 15 anni. Ho sempre fatto tutto con il cuore. Il ciclismo è lo sport dove la cosa più importante è la vittoria, ma anche lo spettacolo è importante per me. Ho fatto tutto il possibile in questa Vuelta».

Terzo di quattro figli, è nato il 6 dicembre del 1982 a Pinto. Il 14esimo compleanno è per lui illuminazione: il ciclismo entra a far parte della sua vita dicendo ciao ad atletica e calcio. Il merito? È del fratello maggiore Francisco Javier. La sua prima squadra è stata il team amatoriale Real Velo Club Portillo. L’ultima Trek-Segafredo, per la stagione 2016-2017. Nel suo palmarès una marea di vittorie, d’altronde che altro si potrebbe aspettare da chi è considerato il migliore della sua generazione? Giusto per dire qualche numero: 2 Giri d’Italia, 2 Tour de France, 3 Vuelta a España. Il tutto in 14 anni di professionismo.

A tracciare un bilancio di lui è Beppe Conti, uno di quei giornalisti che il ciclismo lo mastica a colazione
«Credo che, invece di smettere di correre, potrebbe anche andare avanti. Ma evidentemente è uno di quei campioni che vogliono chiudere in maniera degna e non trascinandosi facendosi staccare da sconfitti. Della serie… non voglio fare un Tour di troppo: e questa credo proprio sia la filosofia di Contador che ha chiuso alla grande con questa impresa sull’Angliru. Ha chiuso fda vincente ed è stato, in questi anni, il campione con più fantasia ed estro …cosa che piace agli appassionati. Un ciclista che non ha pensato solo alla potenza, ai watt …ma è stato uno che ha dato spettacolo con i suoi attacchi anche lontano dal traguardo e non solo all’ultimo km».

Ci sarà qualcuno come lui? Lo spero, perché sarà un’assenza che si farà sentire nelle gare a tappe. Un grande, un campione, che ha caratterizzato questi ultimi anni.
Potrebbe essere paragonato a qualcuno nella storia del ciclismo? È difficile dirlo. Prima di lui in Spagna c’era un grande, Miguel Indurain. Miguel però, che era fortissimo al cronometro, non aveva la sua fantasia. Contader invece era uno forte anche in salita ed ha fatto grandi crono. Contador me lo ricordo anche battere Fabian Cancellara al Tour. Insomma …trovarne un altro così, come lui, di questi tempi, è difficile. Magari un tempo non sarebbe stato così difficile.

Pensa che abbia “peccato” in qualcosa? È stato un peccato che non si sia dedicato anche a qualche classica. L’unica classica che ha vinto è stata la Milano – Torino a Superga nel 2012. A me ad esempio piacciono tanto i campioni completi, quelli che sanno vincere su tutti i traguardi, e in questo però gli è superiore Nibali.

Perché? Di questi campioni di gare a tappe, Nibali è l’unico che potrebbe essere definito campione completo, a tal punto che ha vinto un Giro di Lombardia, ha sfiorato una Liegi-Bastogne-Liegi che avrebbe meritato e ha fatto terzo a Milano-Sanremo. Quindi Nibali è più completo di Contador… anche se poi Contador nelle gare a tappe era più forte. Dopo quello che è accaduto ad Armstrong, si può dire che Contador sia il corridore che ha maggiormente segnato il terzo millennio.