PAX CHRISTI: GIÙ LE MANI DAL PAPA BUONO

DI LUCA SOLDI

La notizia non è più riservata alle stanze nascoste del Vaticano e del Ministero della Difesa che la figura di Papa Giovanni XXIII sarebbe destinata ad essere accostata indissolubilmente alle nostre forze armate.
La cosa sarebbe decisamente sorprendente ed emergerebbe da interessi di ambienti che poco hanno a che fare con lo spirito che ispirò il cammino di papa Giovanni.
Ad essere estremamente preoccupata è Pax Christi, il movimento cattolico internazionale per la pace impegnato concretamente non solo nella pastorale ma anche nell’azione che promuove e nei fatti e nei risultati il messaggio trasmesso dal Concilio Vaticano Secondo e portato avanti oggi da Papa Francesco.
Da Pax Christi, dunque arriva la presa di posizione, la forte preoccupazione, condivisibile, sulle voci che indicherebbero il papa Buono, papa Giovanni XXIII, come possibile patrono di un esercito e proprio di quello italiano. Le notizie che sono trapelate fanno pensare ad una scelta che minerebbe il messaggio stesso che papa Giovanni trasmise con tutto il suo impegno.
Un messaggio che arrivò anche con l’enciclica “Pacem in Terris”, che suggello’ la conclusione della sua esperienza terrena, divenendone quasi testamento spirituale.
Un documento che arrivò pochi mesi prima della sua morto e lo vide partecipe e sofferente nella stesura.
Giovanni XXIII, in un momento complesso della storia del mondo contraddistinto dai blocchi contrapposti, ebbe a rivolgersi a «tutti gli uomini di buona volontà», a credenti e non credenti, perché in prima la Chiesa dovesse guardare ed impegnare ogni sua forza verso un mondo senza confini e senza “blocchi”.
Per un mondo che allora come oggi non potesse appartenere né all’Occidente né all’Oriente. Ne al potente di turno, né a chi possiede le armi più devastanti.
Ebbe a dire papa Giovanni: “Cerchino, tutte le nazioni, tutte le comunità politiche, il dialogo, il negoziato». Un appello a ricercare ciò che unisce, tralasciando ciò che divide, ciò che crea distruzione e morte.
Ecco che il comunicato del vescovo di Altamura e presidente di Pax Christi, entra subito nel merito:

“Ci è giunta notizia che San Giovanni XXIII sarà quanto prima proclamato Patrono dell’Esercito Italiano avendone fatto parte al tempo della Prima Guerra Mondiale.
Come Presidente della sezione italiana di Pax Christi, Movimento Cattolico Internazionale per la Pace, mi sembra irrispettoso coinvolgere come Patrono delle Forze Armate colui che, da Papa, denunciò ogni guerra con l’Enciclica ‘Pacem in terris’ e diede avvio al Concilio che, nella Costituzione ‘Gaudium et spes’, condanna ogni guerra totale, come di fatto sono tutte le guerre di oggi”.
E’ evidente che la posizione di Pax Christi diventa un vero e proprio appello rivolto non solo alle persone sensibili al tema della pace, ma anche a quanti nella chiesa e nel suo popolo ritengono assurdo il coinvolgimento di Giovanni XXIII, nei fatti militari del nostro tempo: “Anche perchè l’Esercito di oggi, formato da militari professionisti e non più di leva, è molto diverso da quello della prima Guerra mondiale che, non lo possiamo dimenticare, fu definita da Benedetto XV ‘inutile strage”, ricorda Monsignor Ricchiuti, che prosegue:”E’ molto cambiato anche il modello di Difesa, con costi altissimi (23 miliardi di euro per il 2017) e teso a difendere gli interessi vitali ovunque minacciati o compromessi.
Pensare a Giovanni XXIII come Patrono dell’Esercito lo ritengo anticonciliare anche alla luce della forte ed inequivocabile affermazione contenuta nella Pacem in Terris, “con i mezzi di distruzione oggi in uso e con le possibilità di incontro e di dialogo, ritenere che la guerra possa portare alla giustizia e alla pace è fuori dalla ragione – alienum a ratione”.
Non ci sono mezze misure bel definire quello che qualcuno vorrebbe fare:
“E’ ‘roba da matti’, per usare un’affermazione di don Tonino Bello, anch’egli Presidente di Pax Christi fino al 1993” e poi prosegue:
“Papa Giovanni XXIII è nel cuore di tutte le persone come il Papa Buono, il papa della Pace, e non degli eserciti”.
Il movimento fa dunque un appello esso stesso alle tante donne ed ai tanti uomini di buona volontà, ad unirsi con ogni mezzo condividendo la dichiarazione ed esprimendo il proprio rammarico per una decisione che se fosse vera non rappresenta certo il “sensus fidei” di tanti credenti che hanno conosciuto Giovanni XXIII.
A quanti hanno nella memoria quella ventata profetica che ha indicato alla Chiesa nuovi sentieri di giustizia e di pace.