RAPOLLA, POTENZA. QUANDO LA MORTE ARRIVA INSEGNANDO L’AMORE PER LA CULTURA

Suona la campanella all’Istituto comprensivo “Mons. A. Caselle” di Rapolla in provincia di Potenza. È il primo giorno di Scuola in un Comune che conta 4.000 abitanti dove tutti si conoscono, dove le gioie e i dolori non sono nascosti da sguardi anonimi. Nulla viene celato in appartamenti sconosciuti. No, la vita a Rapolla è rallentata come in tutti i paesi, non ci sono corse frenetiche e il tempo non è scandito dall’ansia, dall’angoscia, dalla nevrosi. C’è ancora il tempo per le parole e per l’ascolto, per la condivisione e anche per quei pettegolezzi che riempiono le giornate degli anziani davanti ad un bicchiere di Aglianico, un Malvasia o un Moscato del Vulture. Giocando a carte nel Bar centrale. I ragazzi possono ancora giocare nei cortili, andare in bicicletta, correre in quella natura dove si coltivano cereali, castagne, fichi, olive, uva e peperoncini piccanti. È il primo giorno di scuola per il Professor Pasquale Recine, un insegnante di musica che sicuramente ha contribuito a far crescere molti ragazzi. Ragazzi che hanno unito la musica alle loro giornate, ragazzi che avranno fatto parte della banda del paese. Forse il Professor Recine quel giorno aveva intenzione di insegnare le prime note, i primi valori, il flauto dolce. Quel piccolo strumento, qualche volta fastidioso, ma con cui i ragazzi incominciano ad amare la musica, a crescere nella bellezza, ad ascoltare e a rispettare gli altri, a conoscere i propri limiti e scavalcarli. Lo sapeva il Professor Recine che quel piccolo strumento che abbiamo a disposizione nelle Scuole, è uno strumento che può far aprire menti, vie, percorsi. Lo sapeva che la musica può aiutare quei ragazzi che si sforzano di rendersi visibili sotto a dei capelli che nascondono il loro volto. Lui sapeva che gli allievi diversamente abili, con la musica volano, con loro hanno un rapporto speciale, un modo di interpretarla che li rende protagonisti sempre, senza pregiudizi e senza limitazioni. Il Professor Recine insegnava una materia che può salvare dalla dispersione scolastica, dalla fuga dei nostri ragazzi, dalle umiliazioni che vivono nelle loro giornate di una scuola che non li rappresenta più. Lui insegnava che l’arte dei suoni importa un sentimento di gioia in grado ascendente, sviluppa la creatività, la capacità di capire un linguaggio che comprende tutte le lingue del mondo. Il Professor Recine sicuramente vedeva centinaia di ragazzi alla settimana, seminava l’amore per la musica, li faceva partecipi di un progetto chiamato condivisione, partecipazione, libertà, amore. Lui percepiva lo stupore che si impadronisce dei ragazzi appena porgi loro una mano, una parola. Sapeva bene che la Musica fa crescere, fa diventare grandi, fa diventare essere viventi. La musica è magia, sono momenti di vita, è la passione che manca a questo mondo. È un tempo che percorre la tua vita per sempre. È il primo giorno di Scuola per il Professor Recine, ma improvvisamente un malore lo ha fatto accasciare a terra davanti ai suoi ragazzi. Non ha avuto il tempo di chiamarli per nome, di trasmettere il suo sorriso nei loro occhi. Un infarto lo ha colto a 55 anni, lasciando ai suoi studenti la sua eredità. Quella musica che lui amava tanto e illuminava la sua vita. Grande collega che ci hai lasciato nel pieno della tua vita e della tua professione, grazie di aver contribuito ad aver insegnato ad amare. Tu eri consapevole che la musica può fare di un’anima abbattuta un tempio di emozioni. E tu non sarai morto veramente, finché i tuoi allievi, quando diventeranno grandi, sussurreranno ai loro figli i brani che insegnavi. Come le filastrocche che diventano ricordi. E tu, esimio collega, così, vivrai per sempre.