JUNCKER: “SUI MIGRANTI L’ITALIA SALVA L’ONORE DELL’EUROPA”

DI GIORGIO DELL’ARTI

Negli Stati Uniti il discorso del presidente sullo stato dell’unione è talmente importante che qualche volta ne abbiamo riferito persino noi. Quello del presidente dell’Unione europea, invece, ci entra in genere da un orecchio e ci esce dall’altro. E tuttavia il discorso di Juncker ieri a Strasburgo vale forse la pena…

Intanto che cosa si intende, precisamente, per «discorso sullo stato dell’unione»?
Il presidente degli Stati Uniti lo pronuncia a cento giorni dal suo insediamento e poi tutti gli anni. È un’analisi generale sullo stato di salute del Paese e sulle sue prospettive. Fa capire soprattutto che intenzioni ha l’inquilino della Casa Bianca. Nell’Unione europea, dove i poteri sono spezzettati fino all’inverosimile e annacquati in ogni caso dagli egoismi nazionali, è difficile che il presidente della commissione europea, quando elenca i suoi sogni, sia minimamente credibile. Stavolta però ci sono parecchi fatti nuovi, e oltre tutto la Germania vota tra dieci giorni e l’anno prossimo si svolgeranno le elezioni europee. Così Juncker ieri ha tirato fuori qualche idea parecchio rivoluzionaria. E insomma, chi sa.

Quali sarebbero i fatti nuovi?
L’uscita del Regno Unito, un trauma che l’Europa non potrà subire una seconda volta («trauma per noi, e soprattutto per loro»). La tragedia dei migranti che se non regolata seriamente può far saltare sul serio l’Unione. C’è il nemico Trump, che non vuole dall’altra parte dell’Atlantico un blocco unico capace di resistergli, ma lavora per accordi commerciali separati, in modo da schiacciare facilmente con la forza dei dollari l’interlocutore rimasto solo.

E invece come vorrebbe che si facesse?
Per esempio i Paesi che aderiscono all’Unione europea sono 27, escludendo il Regno Unito. Ma quelli che adottano l’euro sono 19. Prima mossa per contrastare nuove Brexit: chi aderisce all’Europa, sia obbligato a sostituire la moneta nazionale con quella europea e ad adottare le regole sulla libera circolazione di Schengen. Non so cosa ne pensano gli economisti (economie troppo diverse sono un problema serio se adottano la stessa moneta), ma sul piano politico si tratterebbe di lavorare per una maggiore coesione. Seconda idea: unificare la carica di presidente della commissione e di presidente del consiglio (adesso è Tusk). Un solo leader, capace di guidare l’alleanza, che non sarà o non dovrebbe essere Juncker perché dice di non volersi ripresentare nel 2019 quando il mandato scadrà. Questo leader d’Europa risponderà di quello che fa al Parlamento europeo. Siccome Juncker ha accettato l’idea italiana di sostituire i parlamentari britannici con elezioni basate su liste transnazionali, intravediamo la possibilità che il sistema delle liste transnazionali possa, in una ventina d’anni, diventare la regola. Le liste transnazionali sarebbero un altro modo di intaccare gli egoismi nazionali in favore di una maggior coesione tra gli Stati. Altra idea: creare il ministro delle Finanze europeo, figura intorno alla quale si accenderebbero tra le varie cancellerie risse furibionde. Immagino che i tedeschi vorrebbero un ministro occhiuto repressore della finanza allegra meridionale, mentre dall’altra parte si penserebbe magari a un’armonizzazione dei sistemi fiscali e magari del debito. Juncker parla anche di una progressiva trasformazione del Meccanismo europeo di stabilità in Fondo monetario europeo. Una mossa la cui logica conseguenza dovrebbe essere l’emissione degli eurobond. Tutte queste cose – dice Juncker – si possono fare adesso perché adesso l’economia va bene ed è quando l’economia va bene che bisogna provvedere alla casa comune e prepararsi al ritorno delle nuvole cariche di pioggia.

Un poeta. Ma a questa storia che l’economia va bene bisogna credere?
«L’economia riprende in ogni Paese e si estende. Sono stati creati 8 milioni di nuovi posti di lavoro e 230 milioni di europei lavorano, più di quanti fossero prima della crisi».

E sui migranti? E sull’Italia?
Un forte riconoscimento. «Lodo l’Italia per la sua perseveranza e disponibilità nell’affrontare il problema dei migranti. Io stesso e la commissione lavoriamo in armonia con il primo ministro Gentiloni e con il suo governo. Nel Mediterraneo centrale l’Italia salva l’onore dell’Europa». Gentiloni lo ha ringraziato con un tweet. Juncker vorrebbe più rimpatri per gli irregolari («oggi solo il 35% viene espulso»), ma anche più corridoi umanitari per portare in Europa i rifugiati direttamente dai Paesi africani. Il presidente della commissione ha sposato anche il piano dell’Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu, Filippo Grandi, che prevede 40 mila reinsediamenti. Sulle polemiche relative alle condizioni dei migranti detenuti nei campi in Libia, ha ammesso di essere «basito per le condizioni disumane». Juncker vorrebbe anche che il prossimo 30 marzo un grande vertice europeo facesse sue e rilanciasse queste idee. Il 30 marzo non è un giorno qualunque: il 29 marzo il Regno Unito potrebbe essere formalmente uscito dall’Unione Europea, cioè la Brexit dovrebbe essersi consumata