CILE: UNIVERSITÀ GRATUITA, ABORTO E MATRIMONIO GAY ENTRO IL 2018

DI FRANCESCA CAPELLI

Gabriel è un docente universitario cileno che fa un dottorato alla Uba (Universidad de Buenos Aires). Tutte le settimane prende un aereo da Santiago, la capitale, per essere in Argentina il martedì pomeriggio, frequentare i corsi e ripartire il venerdì mattina. Ogni volta paga viaggio aereo e hotel a Buenos Aires, a cui si aggiunge la rata mensile delle tasse universitarie.
In Argentina vige un sistema di educazione pubblica gratuita per tutti, stranieri compresi, fino alla laurea, mentre master e dottorato sono a pagamento, per i non argentini. Le tariffe, però, sono più basse per i cittadini del Mercosur, di cui il Cile fa parte. “In ogni caso sarebbero irrisorie rispetto a quello che pagherei a Santiago”, spiega Gabriel. “Ho comprato i biglietti aerei con molto anticipo e l’hotel mi fa un prezzo di favore come cliente abituale. Insomma, malgrado le spese, il dottorato qui mi costa meno che in Cile”.
Studiare, in Cile, è roba da ricchi. Le tasse universitarie, nelle strutture pubbliche come in quelle private, sono le più care del mondo, 19 volte più alte che in Francia. Proporzioni che vanno ponderate con il reddito medio del Cile, tanto che una famiglia può ritrovarsi a spendere fino al 50 per cento delle proprie entrate in tasse universitarie. Molti genitori chiedono un prestito bancario oppure, se hanno più di un figlio, sono costretti a scegliere quale potrà proseguire gli studi.
A ogni apertura di anno accademico scoppiano le proteste degli studenti che chiedono un’università pubblica gratuita. Tanto che l’attuale presidente Michelle Bachelet l’aveva promesso all’inizio del suo secondo mandato, nel 2014: rendere gratuita, almeno per le fasce meno abbienti, l’istruzione universitaria statale e introdurre un sistema calmierato nelle università private, verso le quali converge il 70 per cento degli studenti.
Il funzionamento delle università pubbliche è rimasto uguale dall’epoca della dittatura di Pinochet: devono autofinanziarsi e la parte più consistente dei loro fondi deriva dalle tasse. Lo stato fornisce solo fondi finalizzati, per migliorare l’infrastruttura.
A luglio la legge è stata approvata alla Camera, si aspetta ora il passaggio al Senato. Se approvata, avrà un’attuazione graduale, da qui al 2020, con l’obiettivo immediato di portare il 70 per cento degli studenti a basso reddito a studiare gratis. Mentre l’estensione della gratuità alla totalità degli studenti sarà subordinata, negli anni successivi, al raggiungimento di determinati obiettivi economici da parte dello stato. Per questo la riforma è stata contestata, da sinistra, dalle organizzazioni studentesche. Mentre da destra piovono critiche rispetto alla scelta di finanziare l’istruzione dei poveri con le tasse di tutti. La cosa non deve stupire: una delle politiche che ancora la società cilena recrimina al presidente Salvador Allende, ucciso durante il colpo di stato del 1973, è la “pretesa che i figli dei proletari e quelli della classe media sedessero nelle stesse aule”.
L’università, in Cile, viene vista come un investimento individuale e non come un beneficio per tutti. Formare un medico, in quest’ottica, è un interesse personale e non della collettività. Così come formare un giornalista porta vantaggi ai privati e non si considera che questo migliori la partecipazione democratica.
Non solo. La riforma intende toccare anche le università private, istituendo standard minimi di qualità, in un sistema molto eterogeneo che conta circa 3000 corsi di laurea, in 700 diverse istituzioni, che si oppongono al cambiamento.
In questo contesto, è improbabile che si arrivi in futuro a un modello universale gratuito come quello argentino, che richiederebbe una riforma fiscale profonda, in modo da finanziare le università attraverso tasse sul reddito, ovviamente con un modello progressivo.
Arrivata a meno di 200 giorni dalla fine del mandato, nel 2018, Bachelet sembra avere mantenuto molte delle promesse elettorali. Tanto che la stessa Camila Vallejo, leader studentesca durante le proteste degli universitari del 2012 e oggi deputata del Partito comunista cileno, riconosce alla presidente di aver compiuto “un salto storico in materia di diritti civili”. Una legge sulla legalizzazione dell’aborto, almeno nei casi in cui la salute della donna è in pericolo, è stata appena approvata. La riforma costituzionale sarà presentata al parlamento il 30 ottobre. A questo si aggiunge un progetto di legge appena varato sul matrimonio ugualitario con possibilità di adozione, che non era nemmeno nel programma elettorale. Il Cile, dopo Bachelet, sarà un paese diverso.